Sardegna. Addetti alle pulizie occupano la Regione

29/11/2007
    giovedì 29 novembre 2007

    Pagina 2 – Economia

    Addetti alle pulizie occupano la Regione

      Mariangela Lampis

        Nell’atrio al piano terra dell’assessorato agli Enti locali, in viale Trieste, svetta un grande albero di Natale in cartone. È privo di addobbi colorati e luminosi, però. Al loro posto ci sono solo lettere di licenziamento. Quelle che gli addetti ai servizi di pulizia e facchinaggio della Regione stanno ricevendo in questi giorni. Decine e decine, appese ai rami del pino stilizzato con tratti decisi di pennarello. Si ripete, in tutte le lettere, la stessa frase: «Comunicazione della cessazione del rapporto lavorativo con effetto immediato causa cessazione appalto». Le donne in camice azzurro, che lavorano per conto della ditta Fulgens, e gli addetti al facchinaggio non ce l’hanno fatta «a non ribellarsi a questa situazione assurda». Così ieri mattina hanno occupato la sede dell’assessorato e il palazzo della Regione. «E resteremo qui a oltranza, in attesa di atti concreti», è il coro dello schieramento di lavoratrici posizionate davanti all’albero. Che scandiscono a ripetizione il ritornello trascritto a caratteri cubitali sui cartelli appesi dappertutto: «Grazie alla Giunta per questo Natale, grazie per questo regalo». In viale Trieste sono salite fino al quinto piano, e si sono piazzate a pochi metri dall’ufficio dell’assessore degli Enti locali Gianvalerio Sanna. Nel palazzo della Regione si sono sistemate al piano terra, con i sacchi a pelo, pronte a trascorrere la notte fuori casa.

        LA VERTENZA I veri problemi sono iniziati più di un anno fa, nel mese di luglio, quando è stato assegnato il bando di gara «con una forte riduzione del corrispettivo», ricostruisce Cinzia Tarabella, delegato Uil. «Abbiamo protestato ma le promesse e gli accordi non hanno avuto alcun riscontro». Domani scade l’appalto e, su 560 lavoratori «solo 246 sono stati ricollocati con il contratto di solidarietà», precisa Simona Fanzecco della Filcams-Cgil. «E non finisce qui, dalle 5 ore di lavoro si passerà a 3: in pratica 15 ore alla settimana». Lo stipendio, da 550 scenderà a 300 euro. «Siamo davvero amareggiati, la Regione non ci ha dato risposte o, almeno, quelle che ci ha fornito sono state unicamente scritte». Il riferimento è in primo luogo all’accordo tra il presidente della giunta Renato Soru e i rappresentanti sindacali, siglato il 27 settembre dello scorso anno, che ha definito «le modalità di attuazione del percorso successivo all’aggiudicazione della gara», si legge nel documento. Tra questa la «conferma dell’attuale impegno lavorativo (ore lavoro)». Secondo Giovanni Matta, segretario regionale della Cisl, questa «situazione di incertezza era già ampiamente annunciata. Dopo mesi e mesi ci ritroviamo sempre al punto di partenza. E la responsabilità è del governatore, che non ha tenuto fede ai suoi impegni».

          LA PROTESTA Mostrano il documento del 2006 indignate, le lavoratrici che protestano in assessorato. «Siamo disperate, tra noi sono tantissime le donne con famiglie monoreddito. Era difficilissimo riuscire a sopravvivere con 550 euro, figuriamoci ora. E poi dovremo lavorare cinque volte tanto». Accanto alle addette alle pulizie ci sono anche i lavoratori dei trasporti e facchinaggio. «Fuori il 50% dei dipendenti, questa la conseguenza di un lotto dello stesso bando del luglio 2006. Siamo davanti a un disagio sociale di grandissima portata», commenta Nicola Obino, Filt-Cgil.

            I COMMENTI Contro il «doppio gioco della Regione per tutti i lavoratori delle imprese di pulizia degli uffici regionali» si schiera Carlo Sanjust, consigliere regionale di Forza Italia. «Ancora parole al vento, da parte del presidente della Regione, che continua a scansare i problemi prendendo in giro i lavoratori già al colmo della disperazione. Ignorati gli accordi del 27 settembre dell’anno scorso quando si era stabilito di mantenere lo stesso monte ore: era stato lo stesso presidente, ricordiamo, a impegnarsi per garantire i livelli occupazionali».