«Sarà un patto di legislatura»

05/07/2002







Del 5/7/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
LA PROMESSA: VALORIZZARE LE RISORSE UMANE
«Sarà un patto di legislatura»
Strategia con meno tasse, più lavoro e art.18 «Chi non ci vuole stare, resterà fuori da tutto»

ROMA
«Dinamismo economico e giustizia sociale devono procedere di pari passo. Nell´economia della conoscenza le ragioni della competitività e dell´inclusione sociale tendono a convergere nel comune obiettivo della valorizzazione delle risorse umane, in primo luogo con l´aumento del tasso di occupazione regolare». Inizia così il «Patto per l´Italia – Contratto per il Lavoro» proposto dal governo alle parti sociali impegnate nella trattativa non stop che dovrebbe produrre, se entro oggi saranno superate le perplessità di Cisl e Uil, un accordo complessivo sul Dpef e le riforme. Compresa, ovviamente, quella dell´articolo 18, che «a titolo sperimentale» verrà abolito per i lavoratori neo assunti in tutte quelle imprese che così facendo supereranno i quindici dipendenti. Il documento, sottotitolato "Intesa per la competitività e l´inclusione sociale", conferma e supera l´accordo sulla politica dei redditi del `93, ridefinendo in termini nuovi i contorni del futuro dialogo sociale. Il governo punta chiaramente a una nuova stagione di rapporti più stabili con le parti sociali e soprattutto con una parte del sindacato. Anche se non cala ancora i famosi quattro assi che qualcuno si aspetta di veder sul tavolo da un momento all´altro, il governo fa la sua offerta e chiede la firma per un Patto di legislatura. Con chi ci sta, ovviamente, ma anche con l´avvertimento che chi non ci sta (leggi la Cgil) è fuori da tutto. Dal confronto sulla riforma fiscale dei prossimi anni, ad esempio. Il governo ribadisce l´impegno a varare già dal 2003 gli sgravi Irpef per le famiglie privilegiando i redditi medio-bassi, a ridurre di due punti l´Irpeg per le imprese e ad alleggerire l´Irap. Convinto che la riduzione della pressione fiscale, «un mercato del lavoro moderno, l´emersione del sommerso, le politiche dell´educazione e della formazione costituiscano le azioni convergenti» per trasformare la crescita dell´economia in «nuovi e migliori posti di lavoro». Ma chiarisce anche che ogni anno, prima della Finanziaria che sarà chiamata ad attuare i successivi moduli della riforma fiscale, si aprirà «un tavolo di confronto specifico», ma solo «con le parti sociali firmatarie del presente accordo». In cambio della fiducia su questa impostazione economica e del nuovo articolo 18 sperimentale, il governo mette sul piatto una riforma radicale degli ammortizzatori sociali e soprattutto soldi. Tra cinque e sei miliardi di euro nel 2003 per i redditi delle famiglie, oltre a quelli che serviranno per ridurre Irpeg e Irap, 700 milioni l´anno per il nuovo welfare, oltre agli investimenti nel Mezzogiorno, con una spesa media in conto capitale pari al 45% di quella complessiva e una quota non inferiore al 30% del totale della spesa del settore pubblico allargato. L´elemento qualificante del documento del governo, tuttavia, è rappresentato dal nuovo Workfare, cioè il capitolo dedicato al nuovo Stato sociale per il lavoro. Gli impegni sono precisi: entro l´anno riordino delle regole del collocamento e definizione dello stato di disoccupazione, dei diritti e dei doveri connessi, diffusione dei servizi privati, attivazione della Rete telematica dei Servizi al lavoro, inclusa una Borsa on-line del lavoro. Il secondo passaggio del "Welfare to work" è dedicato alla cosiddetta "educazione per l´occupabilità", che prevede il rafforzamento del sistema scolastico e della formazione professionale, con particolare enfasi sull´"educazione permanente" degli adulti. Dentro questo quadro si inserisce la riforma degli ammortizzatori sociali, intesa dal governo come l´instaurazione di un «circolo virtuoso tra sostegno al reddito, orientamento e formazione professionale, impiego e autoimpiego che rafforzi la tutela dei lavoratori in disoccupazione involontaria». Il governo è disposto a offrire un sostegno al reddito dei disoccupati che hanno «requisiti pieni» con un meccanismo che assicuri al lavoratore il 60% dell´ultima retribuzione nei primi sei mesi, poi il 40% e il 30% nei due trimestri successivi. I trattamenti di disoccupazione non potranno comunque superare i 24 mesi, 30 nel mezzogiorno. Da parte loro i disoccupati dovranno frequentare obbligatoriamente dei programmi formativi. Chi rifiuterà la formazione o un´occasione di lavoro, «secondo modalità definite», o peggio ancora sarà scoperto a lavorare in nero, perderà il diritto al sussidio di disoccupazione. Per i benefici concessi sulla base di "requisiti ridotti" il governo vuole rafforzare la «proporzionalità tra trattamenti e periodo di contribuzione connesso all´effettiva prestazione d´opera». Principio che vale sia per i contratti a termine, che per le collaborazioni coordinate e continuative, che peraltro «saranno riformate in termini tali da valorizzare le prestazioni "a progetto" e in modo tale da confermare la loro riconducibilità all´area del lavoro autonomo incrementandone il prelievo contributivo». Per abbracciare nella tutela integrativa chi è fuori dal sistema degli ammortizzatori sociali, infine, via libera agli enti bilaterali che potranno giovarsi della contribuzione delle imprese che lo Stato intende incentivare.

Mario Sensini