Sarà cambiata la direttiva Bolkestein

04/03/2005
    venerdì 4 marzo 2005

    Su richiesta del Parlamento di Strasburgo

      Servizi, sarà cambiata
      la direttiva Bolkestein
      sulle liberalizzazioni

      DAL CORRISPONDENTE
      Sergio Sergi

        BRUXELLES La famigerata «direttiva Bolkestein» sarà cambiata. La richiesta del Parlamento europeo, per una revisione profonda del provvedimento che punta alla liberalizzazione di una buona fetta di servizi, ha avuto successo. La Commissione si è impegnata a rivedere il testo della proposta: l’ha ufficialmente comunicato il commissario al Mercato Interno, Charlie McCreevy, appositamente convocato ieri dalla conferenza dei capigruppo presieduta da Josep Borrell.

          Il presidente del gruppo del Pse ha definito la decisione come un «successo», o una «vittoria» perchè, anche in seguito a forti pressioni venute da sindacati, organizzazioni dei consumatori e di alcuni governi, la direttiva non potrà non tenere conto della qualità dei servizi e dell’esigenza di tutelare il modello sociale europeo. Il Parlamento, che esaminerà il provvedimento in prima lettura, dovrà adesso dare corpo alle profonde modifiche che, in particolare, tendono a cancellare una delle norme più controverse, vale a dire il principio del «paese d’origine».

            Questo strumento, inserito nella normativa di liberalizzazione dei servizi, avrebbe autorizzato l’operato di fornitori di servizi in paesi diversi dal proprio sulla base delle leggi del paese d’origine. Se passasse questo principio, si creerebbe una situazione di grave incertezza giuridica e si aprirebbero ufficialmente le porte a esiziali forme di dumping sociale nell’Unione.

              «Adesso – ha detto Antonio Panzeri, europarlamentare italiano del Pse – si tratta di definire il testo di una direttiva che, nel completare il mercato interno, elimini di gli ostacoli esistenti ma salvaguardi nello stesso tempo la coesione sociale e i servizi pubblici essenziali in Europa». Il gruppo Pse, con Schulz, ha affermato che la direttiva, nel testo originario, rappresenta una minaccia per i consumatori e per la garanzia dei servizi pubblici. Il Pse ha individuato sei punti per la battaglia parlamentare: la garanzia della coesione sociale in Europa, il mantenimento dei servizi pubblici di qualità, il chiarimento esatto del campo d’applicazione della direttiva, l’abolizione del principio del «paese d’origine», la coerenza della legislazione europea e il rispetto degli impegni internazionali, un controllo più efficace dei servizi pubblici.

                Nonostante la battuta d’arresto, tuttavia, cresce l’interesse sulla direttiva da parte del governo italiano. In una visita alla Commissione, l’ambasciatore Rocco Cangelosi ha assicurato che, pur condividendo le riserve, Palazzo Chgi favorevole a un’azione che stimoli una maggiore liberalizzazione del settore.