Sanità, pensioni, contratti: è scontro

04/09/2002






      ALLARME SUI CONTI


      Mercoledì 4 settembre 2002



      Sanità, pensioni, contratti: è scontro

      Guidi (Confindustria): l’andamento dei conti obbliga ad agire sulle uscite – Cofferati (Cgil): «Ogni intervento porterà rottura sociale»


      Lina Palmerini


      (DAL NOSTRO INVIATO)

      TELESE – La spesa sociale diventa la nuova frontiera delle ostilità tra Governo, sindacati e imprese. In vista della Finanziaria, che dovrà indicare le misure per affrontare una situazione congiunturale e di conti pubblici difficile, ricominciano i duelli d’autunno. C’è lo sciopero d’ottobre già annunciato e ribadito ieri a Telese, alla Festa dell’Udeur, da Sergio Cofferati, ma ci sono anche gli avvertimenti all’Esecutivo di Cisl e Uil e le preoccupazioni delle imprese. «Non voglio dare consigli al Governo ma l’andamento dei conti pubblici impone un intervento sulla spesa corrente», ha detto ieri Guidalberto Guidi, consigliere incaricato di Confindustria per le relazioni industriali. E a chi, a Telese, gli chiedeva di entrare nel dettaglio delle misure auspicate dalle imprese, Guidi ha ripetuto: «Non dò ricette, mi limito solo a identificare i tre principali capitoli della spesa corrente: pensioni, sanità, stipendi pubblici». Ma su queste tre voci è stato già allestito l’altolà sindacale, rilanciato ieri da Cofferati: «La spesa sociale non si tocca o sarà rottura». Ottobre si avvicina e la Cgil si prepara alla sua solitaria battaglia d’autunno mentre da Cisl e Uil per il momento arrivano solo avvertimenti. Patto per l’Italia, dunque articolo 18 e riforma fiscale, sanità, inflazione programmata, sono i terreni su cui dal palco della Festa del’Udeur hanno duellato il leader della Cgil, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi e Guidalberto Guidi. Ma, a distanza, alla tenzone ha partecipato anche il ministro del Welfare Roberto Maroni: «Non sarà un autunno caldo – ha detto – ma un autunno di riforme».
      Spesa sociale. Il Governo rassicura, le imprese incalzano, i sindacati avvertono. I tagli a pensioni, sanità sono il campo minato e, nonostante gli sforzi dell’Esecutivo per disinnescare minacce e avvertimenti, restano il fronte più caldo. Il peggioramento dell’andamento dei conti pubblici, la necessità di politiche anti-recessive in risposta alla congiuntura difficile, sono le ragioni sulle quali si fonda la richiesta delle imprese di avanzare sulle riforme strutturali e su politiche di contenimento della spesa corrente. Il Governo però non ha intenzione di rompere l’alleanza con Cisl e Uil. «Non faremo tagli alla spesa sociale», ha rassicurato ieri Sacconi confermando che «la manovra verrà costruita intorno agli impegni presi con le 36 organizzazioni che hanno firmato il Patto».
      Cofferati e la «disputa» sul Patto. Ma proprio queste rassicurazioni, che corrispondono agli ultimatum di Cisl Uil, sono per Cofferati il segno evidente di come il Patto per l’Italia «firmato con enfasi due mesi fa» comincia a mostrare i suoi limiti. «Trovo singolare – ha detto – che a distanza di poche settimane sia già oggetto di contesa tra i firmatari: tra chi minaccia lo sciopero se i contenuti non verranno attuati e chi si preoccupa di confermare gli impegni presi. Siamo quindi già alla disputa sulla possibilità di attuazione». La ragione per Cofferati è evidente: solo oggi si disvela quello che alcuni mesi fa non era ancora noto, cioè che gli «obiettivi economici fissati nel Dpef che è parte integrante di quel Patto, sono irrealistici».
      Politica dei redditi. Qui il duello si fa più concreto. Non si parla infatti di eventuali tagli alla spesa sociale ma dei prossimi rinnovi contrattuali, già in calendario. «Il tasso d’inflazione programmata all’1,4% è irrealistico – ha detto Cofferati – in questo modo il Governo scarica tutto sui redditi da lavoro dipendente e, con un effetto di trascinamento, sulle pensioni. Senza una modifica di quel tasso avremo una perdita secca di potere d’acquisto». Dal palco di Telese, arriva la replica di Guidi: «Ma con il Governo Amato nel 2000 ci fu lo scarto di un punto tra inflazione reale, che fu del 2,7% e inflazione programmata che fu fissata all’1,7%. Quell’anno nessuno si scandalizzò, non capisco il perchè di tante polemiche oggi. Del resto il meccanismo della politica dei redditi agisce proprio da stimolo a comportamenti anti-inflazionistici e mai fino a oggi è stata messa in discussione». Authority sotto assedio. L’ultima stilettata al Governo Cofferati la dedica a tariffe e Authority. «Non mi inoltro nel balletto tra sospensione o blocco delle tariffe. Quello che rilevo è che oltre essere una misura ridicola perché inefficace, ha un solo scopo: quella di di mettere in discussione le funzioni di soggetti autonomi. E poi perché il Governo non è intervenuto sulle tariffe di ferrovie, poste e autostrade che sono quelle che controlla?».
      Articolo 18. La raccolta di firme contro le nuove misure sull’articolo 18 è partita, ma la Cgil è pronta a rimetterla in campo quando il provvedimento diventerà legge. Firme raccolte anche per due leggi di iniziativa popolare: estensione dei diritti e riforma degli ammortizzatori. Ma ieri Cofferati a una domanda non ha risposto: la Cgil vuole l’estensione dell’articolo 18 anche alle piccole imprese con meno di 15 addetti?