Sangalli: «Per la crescita puntare di più sui servizi Consumi ancora al palo. Letale far salire ora riva»

04/03/2011

Confessa «un male fisico» nel vedere «questo Parlamento qui, in preda a liti continue». Di più non dice. Il cuore di Carlo Sangalli batte sempre per la politica (e stato deputato per 26 anni}, e per questo non a­ma parlarne. La mente, oggi, è tutta per le 700mila imprese di Confcommercio. E pensando ai loro interessi che il presidente dell’associazione di piazza Belli chiede al governo «di mettere in campo un programma "Servizi 2020"», complementare alla politica industriale, e precisa il pensiero sulla riforma fiscale: «Non è che voglio bloccare l’Irpef sui salari per non far salire l’Iva. Di­co solo che, in questo momento, non è opportuno come priorità spostare le tasse sui consumi».
Sangalli, ma come valuta l’attuale situazione politica?
Il Paese è chiamato a sfide impegnative, in particolare la riduzione del debito pubblico. Per questo dobbiamo costruire un’Italia più ambiziosa, ma certo non spetta a noi indicare "formule" politiche. Ci permettiamo, però, di segnalare una buona pratica da seguire: l’esperienza di Rete lmprese ltalia, cioè di 5 realtà produttive che hanno gettato alle ortiche vecchie logiche settoriali e appartenenze politiche. L’obiettivo sia creare condizioni di stabilità e di governabilità, che restano i requisiti fon­damentali.
Il governatore Draghi e la Marcegaglia lamentano una crescita ferma. Ma co­me realizzare uno scatto?
Occorre far avanzare rapidamente tutto il cantiere delle riforme strutturali u­tili a sostenere produttività e competitività. A partire da quella "madre": la costruzione, cioè, di un incrocio virtuoso tra federalismo e riforma fiscale.
Mentre, per intenderci, l’Imu e la tassa di soggiorno non aiutano la ripresa. Qui l’industria da sola non ce la fa più. Occorre puntare anche sulle grandi risorse di cui disponiamo, come l’economia dei servizi che già contribuisce per il 58% alla ricchezza nazionale e per il 53% all’occupazione e che può dare u­na spinta alla crescita.
Quindi cosa chiedete per le Pmi?
Una politica per i servizi, fatta di soste­gno all’innovazione, di riqualificazione del capitale umano, di investimenti in ricerca e sviluppo, di potenziamento infrastrutturale, di accesso al credito e valorizzazione del turismo. In­somma, è giunto il momento di mettere in campo un programma "Servizi 2020", cioè un progetto lungimirante, a 10 anni, che assicuri anche al nostro sistema distributivo un contesto ambientale più adatto a fare impresa.
Questo, mentre il clima delle relazioni industriali sta peggiorando?
Con il conflitto non si va da nessuna parte. Da tempo, le imprese che rappresentiamo sperimentano quotidianamente un modello non antagonista di confronto e relazione tra capitale e lavoro, senza alludere però a modelli cogestionali. Per questo ci auguriamo che l’ultimo rinnovo contrattuale del commercio ora sia siglato anche dalla
Filcams-Cgil.
I consumi ristagnano e l’inflazione sta ripartendo. Quali le prospettive?
A gennaio il nostro indicatore dei consumi segnala una flessione dello 0,1% rispetto a gennaio 2010. Mentre, perii 2011, stimiamo sia per il Pil che per i consumi una crescita intorno all’1%. Quanto all’inflazione, con le nuove tensioni sulle materie prime temiamo che entro l’estate possa arrivare fino al 3%. Ma per liberare risorse per gli investimenti e per rilanciare i consumi delle famiglie, la "via maestra" resta affrontare la riforma fiscale.
Che voi chiedete da tempo invano. Perché non alzate di più la voce?
Sappiamo bene che la riforma presuppone da un lato più risparmi nella spesa pubblica, dall’altro il recupero di evasione ed elusione. Siamo noi stessi a dirlo, perché ci siamo sempre battuti contro un fenomeno che abbraccia trasversalmente tutti i settori produttivi, alterando il mercato e premiando i furbi. Quello che va evitato però – e qui facciamo sentire tutta la nostra voce – è la scorciatoia iniqua e fuorviante di "patrimoniali" vecchie e nuove e, soprattutto, l’ipotesi di spostare la tassazione dalle persone ai consumi. Non mi permetto di contraddire "il professore’, come definisco Tremonti, ma in questa fa­se deprimere ulteriormente una domanda già stagnante non aiuta certo.
Liberalizzazioni: si sono fermate?
Guardi, a partire dalla riforma Bersani del 1998 il vento della liberalizzazione ha fortemente spirato nel commercio italiano. Ci sono state ristrutturazioni profonde e anche dolorose. Ecco, sarebbe utile verificare se questo vento abbia spirato in altri settori con la stessa intensità registrata nel commercio. Per il resto, si può discutere di tutto, purché si costruiscano soluzioni equilibrate.