Sangalli: per aiutare i consumi a ripartire subito taglio all’Irpef

22/12/2009

ROMA— Ridurre le aliquote Irpef e introdurre incentivi per rilanciare i consumi e sostenere la ripresa. Se la richiesta di tagliare le tasse non è nuova per Confcommercio e per il suo presidente Carlo Sangalli, di certo lo è in questo momento. L’ultima volta che se ne è parlato risale all’ottobre scorso, quando un possibile taglio dell’Irap, ventilato dal sottosegretario Gianni Letta, ha rischiato di produrre le dimissioni del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, contrario. Da allora è sceso il silenzio.
«Eppure bisogna parlarne» insiste Sangalli.
Lei cosa propone? «
Ridurre la pressione fiscale attraverso la riqualificazione e la ristrutturazione della spesa pubblica; il contrasto e il recupero di evasione ed elusione; la progressiva riduzione delle aliquote fiscali».
Il governo però tace.
«Ma almeno diamoci degli obiettivi, dico io, e registriamone gli avanzamenti nel tempo. Fissare tempi e tappe responsabilizzerebbe tutti e sarebbe un contributo importante alla chiarezza delle prospettive, e al rafforzamento della fiducia di imprese e famiglie».
In che modo pensa che si possa intervenire?
«Il processo di costruzione del federalismo fiscale può essere l’occasione per chiedere a tutti i livelli istituzionali ed amministrativi un supplemento di responsabilità su come impiegare la spesa pubblica e ricorrere al fisco».
La riduzione della pressione fiscale basta a rilanciare i consumi?
«Servono incentivi alla domanda per i settori più colpiti dalla crisi come per le automobili. Perché in un’economia globale che complessivamente correrà di meno, dobbiamo fare un po’ più tesoro della domanda interna. È questa l’esigenza che continuiamo a porre anche rispetto ai possibili utilizzi delle importanti entrate che lo Stato dovrebbe conseguire attraverso lo "scudo fiscale"».
Come giudica la Finanziaria?
«Si è mossa in continuità rispetto ad una scelta strategica di politica di bilancio necessariamente sobria ed attenta all’ equilibrio dei conti pubblici. Nell’ambito di questa strategia, sono state operate delle buone scelte».
Avete ottenuto anche lo slittamento degli studi di settore.
«Lo abbiamo apprezzato. L’impatto della crisi è stato durissimo: alcuni parametri vanno aggiornati».
Ma dalle analisi sui fatturati 2008 che fornite si evince che il commercio al dettaglio ha retto meglio degli altri settori (+0,3% sul 2007).
«Quelle del commercio sono imprese che subiscono dopo e meno la recessione ma crescono con dinamiche ridotte e con un certo sfasamento temporale. Basti dire che nel 2009 il saldo delle imprese del commercio sarà negativo per 20 mila unità».
Continuerà l’esperienza delle confederazioni unite nel «tavolo del Capranica»?
«È un progetto che richiede forme stabili di coordinamento programmatico ed organizzativo. Ci stiamo lavorando tutti con responsabilità. E il 2010 porterà buone notizie».