Sangalli in testa per il dopo-Billè

30/01/2006
    domenica 29 gennaio 2006

    Pagina 19 – Economia

    CONFCOMMERCIO - BORT RESTA L’UNICO ALTRO CANDIDATO ALLA PRESIDENZA

      Sangalli in testa per il dopo-Billè
      ma nella base c’è aria di fronda

        Raffaello Masci

          ROMA
          Per Carlo Sangalli, la via verso la presidenza di Confcommercio pare spianata, con quasi due settimane d’anticipo rispetto all’assemblea elettiva del 10 febbraio. «Bene, passiamo da un indagato all’altro» ha commentato con «La Stampa», un sostenitore di Gianni Bort, il presidente degli iscritti trentini che si candiderà contro di lui. «Che un avviso di garanzia c’è, l’ho sentito dire – pare abbia replicato Sangalli, secondo quanto riferito da alcuni suoi collaboratori milanesi – ma a me nessuno l’ha ancora notificato».

            Che l’interessato lo sappia o no, in effetti il 19 dicembre scorso, il suo nome è apparso nell’elenco di 15 alti dirigenti della Confederazione, indagati dalla procura di Roma. «Ma – aggiungono sempre i suoi collaboratori – nel caso di Sangalli si tratta di un atto dovuto». Come dire: non ha nulla da temere e se il suo nome è in quella lista è solo perché era il vicepresidente vicario.L’interpretazione, ovviamente, è controversa, tuttavia, stando agli umori di questi giorni, sul nome del «vicepresidente vicario reggente», pare si sia catalizzato un consenso pressoché plebiscitario.

              Il suo curriculum dice che è un avvocato comasco di 69 anni, trenta dei quali passati a fare il deputato dc. E’ presidente della più grande associazione territoriale di Confcommercio, (quella di Milano) nonché della camera di Commercio e di Unioncamere. Come dire: è uno del ramo con quel tanto di esperienza politica che gli consente di muoversi come una libellula tra le cineserie dei palazzi romani.

                Troppo democristiano per esporsi ufficialmente con così largo anticipo, sa che prima del 10 febbraio dovrà affrontare l’assemblea di martedì prossimo, quando lo statuto che consentirà la sua elezione sarà ratificato con le modifiche apportate il 20 gennaio. Ha comunque chiaro di essere un candidato naturale e per giunta fortissimo. Intanto perché è il numero due, ma soprattutto per il suo peso elettorale: l’assemblea, infatti, dispone di un totale di 8 mila voti, ripartiti orizzontalmente (su base territoriale) e verticalmente (a seconda delle federazioni) e solo la Lombardia, cioè la sua «base», ne esprime 2000, pressoché blindati.

                  La scorsa settimana inoltre, dopo infinite trattative, sul suo nome sarebbero confluiti anche i consensi di buona parte delle Ascom del Sud e della Sardegna. Senza dire che il fronte opposto, quello «dei veneti», che finora sembrava aver fatto quadrato intorno a Bort, si sarebbe sfaldato. «Negli ultimi giorni – dicono le nostre fonti – le Ascom di Venezia, Treviso e Vicenza si sono sganciate e sono pronte ad appoggiare Sangalli».

                    Ma la vera investitura è avvenuta il 24 gennaio scorso, durante un Cocktail per la presentazione della nuova guida dei «Relais & Chateaux». In quella circostanza, l’altro vero candidato «forte», Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi e vicepresidente di Confcommercio, ha detto pubblicamente di non avere «alcuna intenzione» di candidarsi: «D’altronde – ha aggiunto parlando con i cronisti – vedo che c’è un movimento dal basso, indicazioni dalla base per appoggiare Carlo Sangalli».

                      Si sa che vicino a Bocca era anche un altro «uomo-fronda» di Confcommercio, Giovanni Cobolli-Gigli, presidente della grande distribuzione, persona di peso e carisma, che a dicembre era uscito da Confcommercio sbattendo la porta, ma ora potrebbe rientrare e votare non diversamente dal suo amico Bernabò.

                        Il presidente in pectore, per intanto, si è chiuso in un prudente silenzio, e attraverso i suoi collaboratori fa sapere di non essersi mai autocandidato, di aver semplicemente preso atto delle indicazioni della base … e poi chi vivrà vedrà.

                          Intanto la stagione di Sergio Billè sembra definitivamente affidata alla memoria. Resta solo l’incognita che il presidente uscente si possa presentare in assemblea martedì prossimo, come numero uno di Fipe e, prima di uscire (eventualmente) di scena, fare una memorabile sfuriata capace di sovvertire la delicata tessitura fin qui ordita.