Sangalli e Pambianchi, una morsa stringe Billè

03/11/2005

      lunedì 31 ottobre 2005

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    Confcommercio Il terzo mandato del presidente scade nel 2008. Ma se dovesse candidarsi…

      Sangalli e Pambianchi, una morsa stringe Billè

        Il primo è il candidato naturale. Il secondo è l’oppositore

          Enrico Marro

            È un via vai di riunioni. Formali e non. Categorie, associazioni territoriali, commissioni interne. La grande distribuzione che convoca l’Assemblea sul caso Confcommercio, le Ascom del Nord che in un ristorante a Verona organizzano la fronda a Sergio Billè, un consiglio di nove saggi che a Roma indaga sulle operazioni finanziarie del presidente. È tutto un sondare di posizioni, uno stringere rapporti e discutere di alleanze. Accade da un paio di mesi nell’universo associativo della Confcommercio (800 mila imprese del commercio, turismo e servizi). Da quando cioè le province del Nord-Est hanno cominciato ad accendere un riflettore su Billè e sulla sua gestione. E di fatto i giochi per la successione sono cominciati. Con due candidati in prima fila: Carlo Sangalli, fortissimo presidente dell’Unione di Milano e vicepresidente vicario della Confcommercio, e Cesare Pambianchi, numero uno di Roma e Lazio. E possibili sorprese, come Pietro Blondi, presidente dell’Ascom di Modena e dell’Emilia Romagna, e Ferruccio Dardanello, capo dell’Unione di Cuneo e vicepresidente della Confcommercio. Sangalli è il candidato per così dire naturale. Nel senso che per la sua storia associativa e politica e per essere alla guida dell’Unione di Milano, la più forte, quella che ha espresso Giuseppe Orlando (presidente per 15 anni, dal 1971 al 1986) e Francesco Colucci (dal 1987 al 1995), sembra predestinato a succedere a Billè, in carica dal ’95. Tanto più ora che non si parla più di lui come del candidato sindaco per la Casa delle libertà al comune di Milano (Berlusconi vorrebbe Letizia Moratti). L’altro candidato, Pambianchi, potrebbe invece essere il catalizzatore della protesta verso Billè e raccogliere consensi trasversali.

            Le elezioni politiche potrebbero giocare un ruolo anche nei tempi della successione. Billè, che nel 2004 è stato rieletto per la terza volta (con una deroga al limite dei due mandati), scade nel 2008. Ma se accettasse una candidatura alle politiche, farebbe tirare un sospiro di sollievo ai molti che nella Confcommercio vorrebbero rapidamente un nuovo presidente, ma senza traumi per l’organizzazione. Non è passato inosservato un commento che lo stesso Billè ha scritto sul quotidiano il Riformist a, il 19 ottobre, sulle primarie del centrosinistra, dal titolo: «La gente vuol cambiare, è chiaro. Ma ora Prodi deve dirci come». Tanto che per Billè, al quale Berlusconi nel 2001 aveva pensato come possibile ministro delle Attività produttive, si comincia a ipotizzare un futuro da candidato della Margherita o dell’Udeur o anche dell’Udc. Magari in un collegio della Sicilia, dove l’ex pasticcere messinese ha mantenuto molti legami.
            Su come sia collocato politicamente Sangalli, invece, non ci sono dubbi.

            A Berlusconi lo lega anche la comune passione per il Milan. Ma sull’appartenenza alla Cdl fa premio l’innata democristianità del personaggio, intesa come capacità di mediazione e di raccolta del consenso. Oggi ha 68 anni, ma a 26 «Carluccio» era già consigliere comunale della Dc a Brugherio, a 31 deputato (lo è stato per 26 anni) e a 39 sottosegretario al Turismo. Andreottiano, ha sempre difeso gli interessi dei commercianti (come imprenditore comincia con una concessionaria d’auto e adesso ha un’azienda di distribuzione dolciaria), in Parlamento con un’intensa azione di lobby e poi, dal ’95, ufficialmente, come presidente della Confcommercio di Milano. Ha sempre sostenuto Billè. Ma negli ultimi mesi ne ha preso le distanze, formalmente, man mano che le nuvole si addensavano su piazza Belli, sede romana dell’associazione. Fino al caso più clamoroso: l’acquisto dal raider Stefano Ricucci (del quale Billè è stato testimone di nozze), di un immobile a via Lima, a Roma, per farne la nuova sede dell’associazione.

            Deciso da Billè all’insaputa degli organi di vertice della Confcommercio e utilizzando «il fondo del presidente». Con un anticipo di 39 milioni di euro su un totale di 60 milioni. Sangalli, con una lettera, ha chiesto chiarezza su tutta la vicenda.

            Pambianchi, che con Billè, ha rotto da tempo, nonostante fosse stato proprio l’attuale presidente a portarlo nel 2001 alla guida della Confcommercio romana, è tra i più duri nelle critiche e ormai si configura come il leader degli oppositori. A capo del gruppo Dabliu (centri sportivi e fitness), 59 anni, Pambianchi è, se possibile, più tifoso di Sangalli, ma della Roma (è nel cda del quotidiano il Romanista ). Arrivato tardi in Confcommercio, si è fatto rapidamente largo. È abituato agli scontri.

            L’ultimo lo ha vinto a marzo quando la sua rielezione è stata inutilmente contestata con ricorsi dal suo rivale, Nicola Gaudenzino, presidente della Fipe locale (si noti che Billè è anche presidente della Fipe nazionale). Ma Pambianchi sa anche misurare le sue forze e sa che nessuno potrebbe conquistare la Confcommercio senza l’alleanza con Sangalli. Per questo, stavolta, cerca l’accordo.