Sanatoria, nuova partita al Senato

06/06/2002




            Tabacci (Udc) critica Bossi – Scajola: il testo uscito dalla Camera è nella linea Ue
            Sanatoria, nuova partita al Senato
            ROMA – Incassato il via libera della Camera, il Ddl Bossi-Fini sull’immigrazione si appresta a compiere l’ultimo tratto del suo tormentato cammino. Martedì, la commissione Affari costituzionali del Senato inizierà l’esame del testo, che, assicura il suo presidente Andrea Pastore (Fi), sarà licenziato per l’Aula di Palazzo Madama entro il 15 giugno. Salvo imprevisti, l’approvazione definitiva dovrebbe quindi arrivare prima della fine del mese. Dopo le polemiche e i duri scontri verbali che hanno accompagnato il voto di martedì alla Camera, anche ieri maggioranza e opposizione non hanno lesinato sulle invettive. Francesco Rutelli e Piero Fassino sono tornati a criticare duramente una legge «assolutamente inefficace, un pastrocchio», a detta del leader dell’Ulivo, «una mistificazione propagandistica», a giudizio del segretario Ds. All’opposizione, che continua a parlare di provvedimento «razzista e xenofobo», ha replicato il ministro dell’Interno Claudio Scajola, sottolineando come la Bossi-Fini sia in linea con la politica europea di sicurezza. «La Germania – ha detto Scajola a sostegno di ciò – ha approvato di recente una legge molto simile a questa». Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, la partita sulla nuova legge sull’immigrazione continua però a essere giocata all’interno della Casa delle libertà e, in particolare, tra i centristi dell’Udc e la Lega che si sono dati battaglia sin dai primi passi del Ddl per affermare le rispettive posizioni in materia di immigrazione e marcare le distanze con gli alleati davanti al proprio elettorato. «Al 99% al Senato non ci saranno problemi e la maggioranza non ritoccherà il Ddl», assicura il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi (Udc), lasciandosi però uno "scaramantico" 1% di riserva. Oggi in Consiglio dei ministri, Giovanardi inizierà insieme a Rocco Buttiglione a discutere con gli altri ministri competenti delle modalità con cui tenere fede all’impegno assunto dal Governo per dare soluzione alla questione sollevata da Bruno Tabacci sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati nelle imprese. In base all’intesa nella maggioranza, che ha "sbloccato" l’impasse alla Camera e permesso il ritiro dell’emendamento di Tabacci, il Governo è chiamato a mettere in campo un provvedimento che consenta la regolarizzazione di tutti i lavoratori extracomunitari, non solo colf e badanti come previsto dalla Bosssi-Fini, contestuale alla nuova legge. Per Giovanardi il problema non si pone, perché l’ordine del giorno che ha sancito l’intesa prevede che una soluzione debba essere adottata all’entrata in vigore della nuova legge sull’immigrazione. Quindi in modo contestuale. Quanto allo strumento da adottare, il ministro spiega che se ne parlerà oggi, un decreto sembra l’ipotesi più probabile, ma è convinto che una soluzione si troverà facilmente. Di fronte alle ultime dichiarazioni di Umberto Bossi, restio ad accettare l’idea della contestualità e poco convinto anche sulla natura dello strumento che il Governo dovrà scegliere e più propenso a considerare una vittoria il ritiro dell’emendamento di Tabacci, quest’ultimo ieri a risfoderato le armi ed è tornato alla carica. «Bossi non è la prima volta che sbaglia giudizi. E poi magari in curva esce fuori strada. È già capitato sull’Europa. È capitato sulle fondazioni», ha detto Tabacci, sottolineando che, però, «alla fine anche Bossi si dovrà rendere conto». «Buttar fuori – spiega il presidente Udc della commissione Attività produttive della Camera – quegli extracomunitari che sono in Italia a delinquere o a fare lavori inutili o a disturbare le persone è un toccasana. Ma buttar fuori quelli che già lavorano stabilmente nel nostro processo produttivo mi sembra una grande sciocchezza. Il mio emendamento aveva lo scopo di evitare questo. È bene che il Governo lo attui, perché diversamente si troverebbe in una situazione ridicola, nel senso di buttar fuori quelli utili per il processo produttivo e magari mettere in galera i datori di lavoro». Nella Cdl si esclude che la discussione sul provvedimento del Governo sull’emersione dei lavoratori stranieri potrà avere ripercussioni sull’iter della Bossi-Fini in Senato, ma il recente passato ha insegnato che da questa legge le sorprese non sono mancate e potrebbero non mancare neppure questa volta.

            Luca Ostellino

            Giovedí 06 Giugno 2002