Sanatoria immigrati: i sindacati all’attacco

15/05/2003

              Giovedí 15 Maggio 2003

              ITALIA-LAVORO
              Sanatoria immigrati: i sindacati all’attacco

              Ma il Welfare rassicura sui tempi delle regolarizzazioni


              ROMA – Sui ritardi in materia di immigrazione i sindacati tornano oggi a protestare con un presidio davanti al ministero del Welfare. Con la «testimonianza» Cgil, Cisl e Uil vogliono rendere pubblico l’«ostruzionismo» fatto dal titolare del Welfare, Roberto Maroni, nell’applicazione della legge Bossi-Fini.
              I motivi che portano oggi i tre sindacati a protestare contro la nuova legge 189/02 sull’immigrazione sono gli stessi ormai da alcuni mesi: il ritardo nell’emanare il regolamento di attuazione; la mancata programmazione del decreto flussi annuale; i tempi lunghi per definire la sanatoria (con l’impossibilità per questi lavoratori di lasciare il nostro Paese durante le ferie); l’"impasse" in cui vivono quegli extracomunitari che hanno perso il lavoro ma ne hanno trovato un altro (il cosiddetto subentro). Punti su cui dal ministero del Welfare puntualmente ribattono. Regolamento di attuazione.
              Previsto inizialmente per fine febbraio 2003, il provvedimento armonizzerà l’attuale testo vigente con le novità introdotte dalla legge 189/02.
              Le modifiche riguarderanno sia le norme sull’ingresso dello straniero nel territorio italiano (il diniego non deve essere motivato salvo che in determinate circostanze), sia gli obblighi per una regolare permanenza. Il nuovo regolamento di attuazione, poi, "rivisiterà" l’esecuzione dell’espulsione (accompagnamento immediato alla frontiera) e il trattenimento nei Centri di permanenza (prolungato fino a 60 giorni) bilanciando l’inasprimento di queste misure con la possibilità, per lo straniero, di difendersi con il gratuito patrocinio. «Su questo regolamento – dice Maurizio Silveri, direttore generale per l’immigrazione del ministero del Welfare – stiamo lavorando e prevediamo di finire il nostro compito entro maggio. Successivamente il testo dovrà seguire la normale procedura verso le altre amministrazioni.
              Ci vorrà del tempo prima che venga definitivamente emanato, così come del resto ce ne è voluto per la legge Turco-Napolitano». Decreto flussi 2003. Il provvedimento, che sarà emanato una volta definito il regolamento di attuazione, doveva essere approvato entro il 30 novembre 2002. Con questo decreto, importante soprattutto per le imprese dei settori meccanico e manifatturiero, viene fissato il numero dei lavoratori stranieri ammessi nel nostro territorio sia per il lavoro subordinato (a tempo determinato e indeterminato) sia per il lavoro autonomo. «Anche se il decreto flussi annuale per il 2003 non è stato emanato – spiega Silveri – il ministero non è rimasto con le mani in mano.
              Ai primi di febbraio, infatti, è stato anticipata l’autorizzazione all’ingresso in Italia per 60mila stagionali. Cosa che non era mai avvenuta in passato. Inoltre – continua Silveri -, l’assenza del decreto annuale non impedisce al presidente del Consiglio di autorizzare, nel caso ve ne fosse veramente bisogno, l’ingresso di altri lavoratori». Quindi, per Silveri, non c’è davvero questa urgenza nell’emanare il decreto flussi annuali. «La testimonianza – aggiunge – è data dal fatto che dei 20.500 lavoratori ammessi in Italia alla fine dell’anno scorso, e rientranti nel decreto flussi annuale del 2002, ne sono stati richiesti solo 10mila». Regolarizzazione. «A fine aprile – spiegano i sindacati – poco più del 10% delle 703mila domande di regolarizzazione erano state evase a livello locale, in palese contraddizione con l’ottimismo del Governo sulla conclusione dell’esame delle pratiche entro il 2003». L’ottimismo cui si riferiscono i sindacati è quello espresso il 6 maggio scorso alla Camera dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano; ottimismo riconfermato anche dal Welfare secondo cui la regolarizzazione «procede bene e i tempi di fine 2003 verranno rispettati grazie anche all’impiego dei lavoratori interinali utilizzati dalle varie amministrazioni».

              MARCELLO FRISONE