«Sanatoria e diritto di voto per gli immigrati»

10/06/2002




            Del 8/6/2002 Sezione: interni Pag. 6)
            CONVEGNO A SANTA MARGHERITA LIGURE, LA PRESIDENTE ARTONI: GLI EXTRACOMUNITARI CI SERVONO
            «Sanatoria e diritto di voto per gli immigrati»
            I giovani industriali: modificare la legge. Casini: prendere le impronte a tutti

            Roberto Ippolito
            inviato a S.MARGHERITA LIGURE

            Sul maxischermo la nave dei disperati. Scorrono le immagini degli albanesi ammassati protagonisti del film di Gianni Amelio «Lamerica». E’ il 1991, è storia. E’ attualità: il dramma dell’immigrazione. I giovani industriali, riuniti a Santa Margherita Ligure per il loro convegno annuale, alternano questi fotogrammi agli interventi per provocare la riflessione. Invitano a governare la questione extracomunitari, a liberarsi «dalla sindrome dell’assedio», a riconoscere che gli immigrati sono «una forza necessaria per lo sviluppo delle società occidentali», a favorire l’integrazione concedendo il «diritto di voto agli immigrati nelle amministrative», ad allargare la sanatoria prevista solo per colf e badanti. È Anna Maria Artoni, al debutto da presidente della Confindustria junior, a farsi portavoce di queste istanze. I ragionamenti di Santa Margherita Ligure arrivano dopo l’approvazione di martedì alla Camera del disegno di legge sull’immigrazione preparato dal vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini e dal ministro delle Riforme Umberto Bossi. Nel provvedimento, passato all’esame del Senato, i giovani imprenditori vedono «irrigidimenti inutili» accanto «indubbiamente» a «innovazioni utili». Le critiche sono dunque forti. Più spinte di quelle della Confindustria senior che ugualmente muove rilievi: «Vi sono rigidità da risolvere» dice Guidalberto Guidi, consigliere incaricato per le relazioni industriali. Le tesi dei giovani imprenditori trovano l’accoglienza del presidente della Camera Pierferdinando Casini che definisce la relazione della Artoni «bella e particolarmente intelligente» perchè orientata «al futuro del nostro paese, con la lente di ingrandimento di chi vuole coniugare esigenze morali di solidarietà a interessi più concreti». Il presidente della Camera continua così a distinguere le posizioni nella maggioranza di centrodestra che sostiene il governo di Silvio Berlusconi. I giovani industriali scorgono dietro il disegno di legge la «tentazione di costruire una sorta di spot pubblicitario» e un eccesso di spettacolarizzazione come l’uso della Marina militare per intercettare le carrette del mare. Il loro punto di partenza appare profondamente diverso: «Gli immigrati rappresentano una forza necessaria per lo sviluppo delle società occidentali» afferma l’Artoni. «Migrazioni non come minaccia, ma come fenomeno positivo che attraversa – come indica il logo di questo convegno – territori e percorsi per costruire una nuova storia in un mondo che vogliamo senza confini» osserva Francesca Accinelli, presidente dei giovani imprenditori liguri. E Guidi chiede di «comporre ragioni ed interessi tanto legittimi quanto diversificati». In pratica si cerca il difficile equilibrio, per esempio, tra il bisogno di personale e l’esigenza della sicurezza. L’Artoni sostiene che «vincere la battaglia fondamentale contro la clandestinità serve a rendere conveniente la legalità non solo per le imprese, ma anche per gli stessi immigrati». Motivando la richiesta di estendere «a tutti gli immigrati che lavorano in Italia» la sanatoria prevista dal disegno di legge solo per colf e badanti, la presidente dei giovani si chiede: «Perchè discriminare tra i vari profili professionali, tra colf e operai?». Anche Guidi sollecita una sanatoria più ampia e giudica «bizzarro» immaginare che le aziende assumano «senza conoscere il futuro dipendente». Legare la permanenza in Italia al contratto di lavoro all’Artoni «sembra per di più ostacolare l’inserimento dell’immigrato nel tessuto sociale italiano». Casini non entra nel merito delle singole richieste, ma imposta il suo discorso su simili a quelli dei giovani imprenditori. Innanzitutto sottolinea che «gettare la spugna» rispetto «all’inclusione» degli immigrati «significherebbe accettare la logica della paura». Parla di «un’esigenza morale» e insieme di una «precisa convenienza». Puntualizza che «la prospettiva di una società multirazziale è un fenomeno irreversibile» e che «il pluralismo e la diversità non sono elementi negativi e la coesistenza multirazziale» favorisce lo «sviluppo culturale» e quello socio-economico. E’ una filosofia che appare piuttosto lontana da quella del leader di An Fini o del leghista Bossi e quindi dal «loro» disegno di legge. Disegno di legge che all’Artoni non piace anche per la mancata incentivazione della formazione degli immigrati e la mancata attenzione all’arrivo «di persone portatrici di competenze particolari». Viene sollecitata «una programmazione dei flussi» invece della semplice indicazione del numero di immigrati accettati. Le aziende ritengono troppo burocratiche e «onerose» le condizioni poste. Tra gli aspetti positivi vengono indicati «la detrazione fiscale per le elargizioni» ai paesi in via di sviluppo, la «creazione di uno sportello unico per le pratiche dei nuovi ingressi e la «cancellazione dell’obbligo delle quote annuali» di immigrati ammessi. I giovani imprenditori sollecitano scelte comuni dell’Europa. E anche Casini insiste sulla politica comunitaria. Il presidente della Camera giudica «perfettamente in linea con le stesse indicazioni europee» la decisione di rilevare le impronte digitali degli extracomunitari. Ma avverte che questa misura «va estesa a tutti i cittadini» non essendoci «nulla di penalizzante e mortificante» inserire le impronte nella carta d’identità.