Sanatoria badanti, partenza lenta al Viminale solo 5000 domande

02/09/2009

Un clic sul sito del Viminale e addio reato di clandestinità.
Con questa speranza ieri è partito il maxicondono per colf e badanti. Nessun assalto, nessuna
valanga di domande. Il primo giorno è filato liscio. Alle ore 17 erano 11.954 i moduli richiesti
per la regolarizzazione, 5.289 le domande trasmesse on-line e 4.810 le ricevute notificate. Nessuna fretta, né corsa alle quote stavolta: la procedura del resto rimane attiva fino al 30 settembre. E anche questo spiega il mancato assedio al sito web del Viminale.
La regolarizzazione del lavoro domestico è un effetto collaterale del reato di clandestinità. Per
salvare dai rigori della nuova legge l’esercito di colf e badanti irregolari che lavora in Italia, il governo è infatti dovuto correre ai ripari, con una sanatoria ad hoc.
Tra le critiche di sindacati e associazioni, Acli in testa, che considerano discriminatorio l’emersione limitata solo ai lavoratori domestici. Mentre l’Ancot, l’Associazione nazionale consulenti tributari, giudica troppo alto il requisito di reddito minimo di 20mila euro per regolarizzare una colf.
I moduli richiesti finora riguardano soprattutto lavoratori moldavi (1.628), ucraini (1.611),
marocchini e bengalesi. Le domande più numerose provengono dalla provincia di Milano con
oltre 2mila moduli scaricati, seguita da Roma con 1.684, Napoli (626), Brescia (521).
Quanto alla provenienza delle connessioni, il grosso (8.715) finoraè opera di privati cittadini:
insomma in molti hanno fatto da soli. Altri (49) si sono affidati all’aiuto dei Comuni, di associazioni e patronati (3.047), di consulenti del lavoro (143).
Quanto vale il condono di colf e badanti? Da 1,2 a 1,6 miliardi di euro. Il Viminale prevede infatti che arriveranno tra le 500 e le 750mila domande (seppure i primi numeri di ieri sembrano smentire questa stima): già con il pagamento del forfait di 500 euro per sanare i tre mesi di lavoro irregolare che vanno da aprile a giugno (e che non verrà restituito
in caso di fallimento della pratica) lo Stato incasserà, entro un mese, tra i 300 e i 450 milioni. Ai quali andranno aggiunti almeno 80 euro pagati da ogni straniero per il rilascio del permesso di soggiorno. «La priorità delle domande – spiega il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale – è data dall’ordine di
arrivo, ma non è condizionante perché, non essendoci quote, tutte le domande possono essere
accettate e la ricevuta è un documento valido per la presenza legale in Italia dello straniero fino alla definizione della pratica». Per gli italiani che hanno lavorato in nero «è previsto solo il pagamento dei 500 euro e la firma del contratto. La loro regolarizzazione non passa per il ministero degli Interni ma direttamente per l’Inps».