San Giovanni sposta lo sciopero del 25

14/06/2010

In tre regioni la protesta va al 2 luglio
San Giovanni Battista sposta lo sciopero della Cgil in tre regioni del Centro-Nord. Giovedì scorso il direttivo della Cgil di Guglielmo Epifani ha approvato la proclamazione dello sciopero generale per venerdì 25 giugno, precisando però che in Piemonte, Liguria e Toscana il fermo si terrà invece venerdì 2 luglio. Dietro questa decisione c’è il fatto che il 24 giugno si festeggia San Giovanni, patrono di molte città, tra le quali Torino, Genova e Firenze. Questo significa che per i lavoratori di queste zone il 24 è considerato giorno festivo. Ora, fare uno sciopero immediatamente prima o dopo un giorno di festa rischia di causare al lavoratore un rilevante danno in busta paga perché, secondo alcune sentenze, l’azienda può non pagare non solo il giorno di sciopero, ma anche il corrispettivo del giorno festivo. Meglio, quindi, non rischiare e spostare la protesta di una settimana. Tanto più che, capitando il 24 di giovedì, dove si festeggia San Giovanni, molti faranno ponte venerdì e quindi le manifestazioni territoriali che accompagneranno lo sciopero del 25 sarebbero difficili da organizzare.
Contro lo sciopero della Cgil, Cisl e Uil hanno polemizzato duramente. Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti hanno accusato Guglielmo Epifani di fare politica e fornire una piazza ai partiti dell’opposizione anziché curare gli interessi di lavoratori e pensionati. Ma al loro interno Cisl e Uil hanno comunque i loro problemi a giustificare la manovra del governo. I sindacati della scuola di Cisl, Uil, Snals e Confsal manifesteranno contro il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità e contro la revisione dei meccanismi di calcolo delle buonuscite domani al teatro Quirino a Roma. Francesco
Scrima , segretario generale della Cisl Scuola, parla di manovra « iniqua, ingiusta e intollerabile». Massimo Di Men
na, leader della Uil Scuola, di provvedimenti «inaccettabili» che comporteranno tagli alla busta paga del personale tra i mille e i tremila euro l’anno. La direzione della Uilca (credito e assicurazioni) guidata da
Massimo Masi , in un documento approvato la scorsa settimana, boccia la manovra e «chiede alla Uil, alle altre categorie del nostro sindacato, ai sindacati riformisti (…) di intraprendere forme di mobilitazione che portino alla correzione del decreto». Oggi, intanto, sciopero generale del pubblico impiego proclamato da Usb, il nuovo sindacato di base.
Sul piede di guerra anche i sindacati dei medici del Servizio sanitario nazionale, Anaao-Assomed, Cimo-Asmd, Aaroi-Emac, Fp Cgil medici, Fvm, Fassid, Fesmed, Anpo, Ascoti, Fials medici; Sds Snabi, Upi, Sinafo, Fedir sanitá, Sidirss (incredibile la frammentazione sindacale in questo settore!). Mercoledì si svolgeranno assemblee nei luoghi di lavoro e un sit-in a piazza Navona a Roma. E se la manovra non verrà corretta sono già pronti due giorni di sciopero, il 12 e il 19 luglio.