Salvi: «Un dovere tutelare il reddito dei lavoratori»

08/05/2001
La Stampa web
 


Martedì 8 Maggio 2001

Sui contratti il ministro risponde a D’Amato
Salvi: «Un dovere tutelare il reddito dei lavoratori»
Cofferati incalza: spetta al governo far rispettare l’accordo firmato nel ’93
Gian Carlo Fossi
ROMA Si fa rovente lo scontro sul rinnovo dei contratti nazionali, mentre una ricerca dell’Ires-Cgil segnala che nelle assunzioni degli ultimi tre anni il lavoro atipico e parasubordinato ha fatto la parte del leone, un vero boom con in testa le donne. «E’ un diritto-dovere del governo intervenire – replica seccamente il ministro del lavoro Cesare Salvi al presidente di Confindustria Antonio D’Amato, che nei giorni scorsi ha contestato le frequenti ingerenze del governo – se nelle trattative contrattuali le parti si pongono al di fuori dei parametri fissati dell’accordo del luglio ‘93». E, al volo, il leader di Cgil Sergio Cofferati dà man forte a Salvi, precisando che l’accordo attribuisce all’esecutivo una forte responsabilità a garanzia della correttezza dei comportamenti: «Quando 7 milioni di persone sono senza un contratto e molti di loro sono in attesa da mesi e da anni di un rinnovo contrattuale è evidente che c’è lesione a una politica dei redditi, non soltanto a una politica contrattuale».
Il ministro spiega: «Quando Federmeccanica propone per i metalmeccanici solo il recupero dell’inflazione programmata per il biennio successivo il governo non può restare inerte. Deve dire che in questo modo ci si colloca fuori dall’intesa del ‘93. Sarebbe singolare che al governo ci si possa rivolgere per ottenere incentivi, sgravi e finanziamenti, mentre il governo debba disinteressarsi della tutela del reddito dei lavoratori». Aggiunge: «D’altra parte aumenti salariali adeguati, come quelli che abbiamo riconosciuto al pubblico impiego, concorrono a spingere i consumi, a far crescere la produzione e a creare nuova occupazione». Incalza Cofferati: «Sono troppi i contratti ancora aperti, da quelli dell’artigianato e del commercio a quelli dei metalmeccanici e degli addetti alle pulizie che, benchè mai nessuno lo ricordi, attendono il rinnovo da tre anni e mezzo». Quanto ai contratti a termine il segretario generale Cgil afferma che la partita si chiuderà solo quando il Parlamento recepirà la normativa europea e fino ad allora tutto è aperto «checchè ne dica la Confindustria». Riferendosi, poi, al rapporto conflittuale in merito con Cisl e Uil, avverte: «Quando le organizzazioni sindacali non sono d’accordo su un argomento, occorre fermarsi per andare a chiedere alle parti interessate quale sia la scelta giusta da fare. E’ ovvio che quando ti presenti alla contrattazione con tre opzioni diverse si consente all’interlocutore di scegliere». Il numero-due di Cgil Guglielmo Epifani insiste: la Cgil, dopo aver spedito a tutte le associazioni datoriali una richiesta di incontro per discutere sui contratti a termine, è in attesa che ci sia una data per illustrare le sue osservazioni e i suoi punti di vista. «Per noi – rileva – la questione non è chiusa: del resto, il modo in cui Confindustria ha inteso concludere dimostra l’imbarazzo e l’errore compiuto».
Intanto, i risultati della ricerca dell’Ires-Cgil sul lavoro atipico offrono nuovi ed importanti spunti di riflessione. Negli ultimi tre anni i lavoratori «in affitto» sono cresciuti del 26% (»401 mila), quelli part-time del 26,6% (»356 mila), i parasubordinati del 23,3% (sfiorando quota 2 milioni). Oltre la metà sono donne, anche se guadagnano la metà degli uomini, e gran parte di loro è occupata nella new economy, ma le tutele sono ancora poche per tutti. «Il nodo – sottolinea Epifani – è tutto qui. Mentre da un lato è certamente positivo il contributo dato dalle nuove forme di lavoro alla crescita dell’occupazione, dall’altro l’indagine ha accertato che manca ad oggi un livello sufficiente di garanzie e tutele per gli oltre 2 milioni di lavoratori che spesso rappresentano le figure più deboli del mercato del lavoro».
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