Salvi ammette: «Un errore il patto di Natale»

02/02/2001

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Venerdì 2 Febbraio 2001
commenti e inchieste
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Ora anche Salvi ammette: «Un errore il patto di Natale»

ROMA Il Patto di Natale? Un errore. A fare questa rilettura di una delle pietre miliari del Governo D’Alema è il ministro del Lavoro, Cesare Salvi. «L’ho letto con attenzione: c’è stata troppa precipitazione nella firma. Tutti i punti iniziano con la frase "il Governo si impegna". Ma se un patto prevede solo impegni unilaterali, è prevedibile che i contraenti chiedano riscontri delle promesse, senza che il Governo possa far valere alcunché», ha scandito il ministro, davanti alla platea della Conferenza sul lavoro. Un ripensamento che offre una giustificazione agli scarsi risultati di quell’intesa, ma che, per Salvi, non significa una bocciatura della concertazione. «È un metodo che segue tutta l’Europa, abbandonarlo sarebbe un provincialismo», ha detto il ministro.

Salvi ammette in quest’ultimo periodo concertazione e dialogo sociale si sono appannati. Ma dà una spiegazione: viste le posizioni delle parti sociali, il tavolo di confronto, chiesto più volte da Cisl e Uil, non è stato convocato «per eccesso di prudenza ed evitare di consumare una possibile rottura». Ieri mattina sul palco della Conferenza nazionale del lavoro si sono alternati tutti i protagonisti, dalle imprese ai sindacati. Era stato proprio il leader della Cisl, Savino Pezzotta, a rimproverare al Governo di predicare la concertazione solo a parole, e di non aver aperto un tavolo di confronto. Per Pezzotta la concertazione resta la strada da seguire, e anche Luigi Angeletti, leader della Uil, ritiene che aver interrotto il dialogo a tre dopo il patto di Natale sia stato un errore. Più tiepida, come sempre, la posizione di Sergio Cofferati: la concertazione, ha detto, ha dato risultati importanti, ma non può sostituirsi a Governo e Parlamento che devono fare il loro mestiere. Per il leader della Cgil la concertazione oggi ha un suo punto di debolezza sulle tariffe: «si è riaccesa l’inflazione, mancano sanzioni e manca il mercato».

Una bocciatura arriva invece dal leader della Confcommercio Sergio Billè: la concertazione ha fatto ben poco per gli aumenti tariffari, per accelerare il processo di privatizzazione e liberalizzazione, per approfondire il tema delle infrastrutture e della mobilità. Secondo Billè occorre scardinare le regole del mercato del lavoro: «ci sono in Italia – ha detto – più di 12 milioni di lavoratori individuali. Occorre mettere un motore nuovo, partendo dall’andamento innovativo dell’economa». Intanto la Confapi continua a protestare per non essere stata invitata alla Conferenza sul lavoro: sono stati esclusi, dice, un milione di lavoratori.

—firma—N.P.