Salta il contratto, via allo sciopero del commercio

26/06/2004


      26 Giugno 2004

      DECISA LA SERRATA DEI NEGOZI PER IL PRIMO SABATO DI LUGLIO. POI TOCCHERÀ AGLI IPERMERCATI
      Salta il contratto, via allo sciopero del commercio
      La rottura su part-time, grande distribuzione e flessibilità

      Giacomo Galeazzi

      ROMA
      Niente spesa il primo sabato di luglio: hiusi per sciopero tutti i supermercati italiani. Salta il tavolo per il rinnovo del contratto del commercio e i sindacati confederali proclamano 24 ore di astensione dal lavoro. Saracinesche abbassate, dunque, sabato 3 luglio e altre 16 ore di chiusura verranno decise dalle strutture territoriali. L’ipotesi di intesa definita giovedì sera è stata bocciata ieri mattina: decisiva la «vexata quaestio» del part-time. La grande distribuzione, inoltre, giudica la bozza di accordo troppo onerosa dal punto di vista salariale e ritiene scarsi i risultati ottenuti sulla flessibilità. «I margini di manovra si sono chiusi nonostante la nostra disponibilità», sostiene la Confcommercio dopo il fallimento dell’incontro di ieri con Cgil, Cisl e Uil. A impedire la prosecuzione della trattativa, secondo l’associazione dei commercianti, sono state le divergenze sull’applicazione della nuova normativa sul mercato del lavoro e un’inadeguata sensibilità del sindacato verso le esigenze di flessibilità che caratterizzano le imprese del terziario. «La situazione di stallo che si è determinata- afferma la Confcommercio- segue ad una fase di intenso lavoro che aveva fatto sperare in un avvicinamento delle rispettive posizioni. Invece, ancora una volta, gli atteggiamenti rigidi su posizioni di principio hanno impedito di cogliere le opportunità di sviluppo e di occupazione del comparto della distribuzione e dei servizi». Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani la scelta delle imprese, oltre alle decisioni di lotta delle categorie, provocherà un grave contraccolpo nel rapporto con le confederazioni. «Non firmare l’accordo dopo che erano stati convenuti i testi normativi tra le parti costituisce un autentico voltafaccia della Confcommercio – accusa Epifani – da 18 mesi i lavoratori aspettano il rinnovo del loro contratto in un settore che in questi anni ha avuto risultati positivi, creando reddito e valore». Molto duro anche il leader della Cisl Luigi Angeletti: «La mossa della Confcommerciorischia di far sprofondare i rapporti fra noi e loro. Chi ha voluto far saltare il negoziato deve aver chiaro gli effetti sul terrenodella conflittualità».
      A giudizio del segretario generale della Uiltucs-Uil, Bruno Boco, deve essere chiaro che non sarà sottoscritto un accordo che abbia una sola virgola diversa dall’ipotesi di intesa raggiunta giovedì sera. «La trattativa si è fermata a un passo dalla firma per il ritiro dal tavolo del negoziato della Confcommercio – spiega Boco – dopo tra giorni di trattative serrate, non l’associazione dei commercianti non ha ritenuto soddisfacente la bozza di intesa definita appena ventiquattro ore prima».
      In risposta al blocco dei negoziati, i sindacati hanno proclamato tre giorni di sciopero generale. Il primo, sabato 3 luglio, per 24 ore a livello nazionale, mentre le altre due giornate saranno organizzate solo nella grande distribuzione, nei singoli punti vendita e con modalità da definire a livello locale. La rottura tra le parti è arrivata inaspettata, dopo che giovedì Cgil, Cisl e Uil avevano addirittura previsto la firma per la sera stessa. «Quando in una trattativa si imbocca la via dell’ultimatum- replica Confcommercio- essa finisce con l’essere tutto meno che una trattativa. E’ evidente che la riforma Biagi pone problemi nuovi e di non facile soluzione, ma non è chiudendo la porta al dialogo che si può pensare di risolverli».
      Intanto i dati confermano il buon momento del comparto. Secondo l’Istat, le vendite al dettaglio ad aprile sono aumentate dello 0,2% rispetto a marzo 2004 e dello 0,8% rispetto ad aprile 2003. Il dato tendenziale annuo, è il risultato di un aumento dell’1,6% dei prodotti alimentari e dello 0,3% dei non alimentari. A livello congiunturale mensile, c’è stato un aumento dello 0,3% dei prodotti alimentari e dello 0,2% dei non alimentari. Nella media dei primi quattro mesi del 2004 il valore totale delle vendite è aumentato dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2003. La crescita tendenziale registrata ad aprile (+0,8%), deriva da un aumento del 3,4% delle vendite delle imprese della grande distribuzione e da una diminuzione dello 0,8% di quelle delle imprese operanti su piccole superfici. L’andamento delle vendite è stato decisamente più favorevole nella grande distribuzione che nei piccoli esercizi sia per i prodotti alimentari (+2,6% rispetto a -1,9%), sia per i prodotti non alimentari (+6,8% rispetto a -0,6%). Nei primi quattro mesi si è verificato, poi, un incremento del 3,7% per la grande distribuzione e un calo dello 0,6% per i piccoli esercizi. Ad aprile, tra i gruppi dei prodotti non alimentari, gli incrementi più significativi hanno riguardato i supporti magnetici, strumenti musicali (+2,3%) e i prodotti farmaceutici (+2%). Le diminuzioni più forti si sono registrate per i gruppi calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-1,5%), giochi, giocattoli sport e campeggio e altri prodotti (-1% per entrambi). Ad aprile, infine, le vendite al dettaglio hanno segnato su base tendenziale un incremento nel Nord-Ovest (+1,7%), nel Centro (+1,6%) e nel Nord-Est (+0,7%) mentre hanno accusato un calo nel Sud e isole (-0,7%).