Sale scommesse: vertice al ministero delle Finanze

07/03/2001

Corriere della Sera
Mercoledì 7 Marzo 2001





Domani un vertice al ministero delle Finanze. L’80 per cento dei concessionari è in grosse difficoltà. Le perdite del Coni
Le sale scommesse rischiano la bancarotta

Spietata la concorrenza dei colossi stranieri con Internet. Gli incassi sono la metà di quelli previsti

      MILANO – Rischia di svanire nel nulla la nuova frontiera delle scommesse all’italiana, del gioco col marchio doc sotto il controllo dello Stato. È bastato un anno o poco più per mandare sull’orlo del fallimento quasi l’80% delle oltre 1.500 agenzie sparse in tutt’Italia che alla fine del 1999 si erano aggiudicate altrettante concessioni per l’esercizio di punti di raccolta delle scommesse sui più diversi sport, a cominciare dall’ippica fino al calcio e al basket. Poche cifre danno le dimensioni del problema. Nel 2000 le agenzie ippiche sono quasi triplicate (da 300 a 830), ma le puntate sono aumentate solo del 20% rispetto al ’99. Le scommesse sportive (ippica esclusa) hanno invece mosso un volume di gioco pari a 1.400 miliardi. Ma le stime di inizio anno parlavano di almeno 3.100 miliardi di introiti e su questa cifra erano stati calcolati i minimi garantiti che le concessionarie si erano impegnate a girare al Coni.

      CONI NEI GUAI – Risultato finale: i minimi garantiti non sono stati raggiunti, i concessionari hanno i bilanci in rosso e il Coni sta ancora peggio, visto che vede sfumare almeno 200 miliardi di entrate. Per il Comitato olimpico, che da tempo deve far fronte a una situazione finanziaria in grave deficit, si tratta di un nuovo duro colpo. Senza contare che anche il Fisco deve rinunciare a imposte per un centinaio di miliardi. La grana delle scommesse sportive non poteva scoppiare in un momento peggiore, visto che il governo sta gestendo, tra mille rinvii e difficoltà, anche il lancio del gioco del Bingo. E pensare che nel 1999 uno degli obiettivi della riforma delle scommesse varata dall’allora ministro delle Finanze Visco era proprio quello di rastrellare nuove risorse facendo leva sulla proverbiale passione per il gioco degli italiani.
      STRANIERI – Messi alle strette, i gestori delle sale scommesse adesso protestano. Ieri lo Snai, il principale sindacato che raggruppa i concessionari, è uscito allo scoperto chiedendo un incontro urgente con il ministero delle Finanze per studiare interventi d’emergenza. Ma come si spiega un simile flop? Per rispondere al quesito basta comprare uno dei tanti giornali specializzati in giochi, scommesse e affini. Oppure fare due passi nel centro di una qualunque città italiana. Il fatto è che in Italia sono attivissimi grandi gruppi internazionali che raccolgono puntate sullo sport attraverso una rete di negozi affiliati, in gergo definiti Ctd, ovvero Centri trasmissione dati. Le scommesse infatti vengono inviate via telefono o Internet ad appositi uffici oltrefrontiera, che provvedono a calcolare le quote e a liquidare le vincite.

      LA RETE – Tutto regolare? Mica tanto, visto che la legge italiana affida la gestione delle scommesse sportive solo ai concessionari autorizzati dal ministero delle Finanze. E tra questi non ci sono i grandi operatori internazionali, che spesso sono colossi quotati in Borsa come per esempio l’inglese Coral (marchio Eurobet). I diretti interessati ovviamente respingono le accuse. Affermano di non svolgere attività di organizzazione, ma che si limitano a raccogliere puntate. Fatto sta che nessuno di questi operatori deve pagare un aggio al Coni o un’imposta al ministero delle Finanze. Di conseguenza i colossi stranieri possono offrire quote molto più attraenti. Risultato: secondo alcune stime le puntate raccolte nel nostro Paese dai big di oltrefriontiera sfiorano i 6.000 miliardi contro i 5.000 miliardi affluiti l’anno scorso nelle casse dei concessionari autorizzati. Logico allora che gli operatori di casa nostra chiedano da mesi al ministero delle Finanze interventi per chiudere i cosiddetti Centri trasmissione dati. Ma il problema appare di portata ben più ampia, perché Internet di fatto consente a chiunque di scommettere via computer collegandosi con i maggiori siti internazionali di allibratori. In Italia sono ancora pochi i giocatori che si avventurano sulle scommesse in rete: molti ritengono poco sicure le giocate con carta di credito, unico mezzo di pagamento sui circuiti virtuali.

      MINACCIA – Anche nel nostro Paese, però, lo scenario futuro potrebbe diventare quello degli Stati Uniti o dell’Inghilterra, dove i governi sono dovuti correre ai ripari per mettere sotto controllo le migliaia di siti Internet dedicati alle scommesse, quasi sempre con base in sperduti paradisi fiscali. Ancora più grave è il possibile risvolto criminale del problema. Il gioco è uno dei mezzi più efficaci per riciclare denaro sporco e le organizzazioni criminali, anche in questo settore, sono già sbarcate su Internet, una terra di nessuno dove le polizie statali hanno grandi difficoltà di intervento.
      SI MUOVE DEL TURCO – In Italia, anche per effetto delle pressioni dei concessionari, il ministero delle Finanze si dichiara pronto a muoversi contro gli allibratori non autorizzati. L’articolo 37 dell’ultima legge finanziaria restringe ulteriormente i margini di manovra per i Centri trasmissione dati. E anche il ministro Ottaviano Del Turco ha pronta una nuova più severa direttiva in materia. Questo però vale per il futuro. Adesso i concessionari sono alle prese con i minimi garantiti e rischiano davvero di chiudere i battenti. Il Coni infatti dispone di garanzie bancarie valide fino a giugno. Se deciderà di farle valere moltissimi concessionari saranno costretti a uscire di scena.
      Ecco perché adesso gli imprenditori del settore chiedono un intervento straordinario per dilazionare nel tempo il pagamento di questi minimi. Il Coni, invece, per evitare un tracollo finanziario potrebbe cedere alle banche i propri crediti nei confronti dei concessionari in cambio di nuovi finanziamenti. Questi, in estrema sintesi, sono gli interventi d’emergenza allo studio del ministero delle Finanze, che ha già istituito due commissioni di studio per individuare nuove soluzioni alla crisi delle scommesse. La prossima riunione è prevista per domani a Roma e in quella sede saranno presi in esame anche altre richieste dei concessionari. Molti di loro chiedono nuove norme di legge per poter affiancare alla raccolta di scommesse anche altre attività. Per esempio un bar. Ma alla fine anche per gli allibratori italiani l’ancora di salvezza potrebbe arrivare da Internet. Le scommesse in rete, oppure via telefono, potrebbero far lievitare il giro d’affari e mettere fuori gioco i concorrenti esteri. Peccato che la legge ad hoc sulle puntate virtuali, annunciata due anni fa, ancora non si vede all’orizzonte.

Vittorio Malagutti


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