Sale l´inflazione in Eurolandia: adesso supera quella italiana

31/05/2004


SABATO 29 MAGGIO 2004

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
A maggio è pari al 2,5% contro il nostro 2,3. Epifani: il rialzo non porti a un aumento dei tassi
Sale l´inflazione in Eurolandia
adesso supera quella italiana
E l´Opec potrebbe sospendere il tetto alla produzione

LUCIO CILLIS


    ROMA – A maggio l´inflazione di Eurolandia è schizzata al 2,5% superando per la prima volta la media italiana, inchiodata al 2,3%. Un risultato negativo e solo in parte atteso, causato in larga misura dalle quotazioni del petrolio e dai conseguenti rincari dei carburanti, come ha spiegato il portavoce del commissario Ue al mercato interno, Fritz Bolkestein: «Con le cifre di un solo mese non si possono tirare conclusioni – ha detto – anche se il risultato si spiega con l´aumento dei prezzi del petrolio… ».
    La stima flash di Eurostat, l´ufficio statistico europeo, non solo mostra una corsa dei prezzi che in soli due mesi è passata dall´1,7 registrato a marzo, al 2% di aprile fino al record di maggio, ma rimette in discussione la politica sul costo del denaro adottata fino ad oggi dalla Bce. La stessa Banca centrale, infatti, ha fissato al 2 per cento il tetto massimo oltre il quale rivedere i tassi.
    Secondo il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, anche se l´aumento del prezzo del petrolio rappresenta «un pericolo» sul fronte dell´inflazione, sarebbe sbagliato mettere oggi mano ai tassi: «Queste sono previsioni, ora dobbiamo aspettare i dati reali» ha detto Epifani. «Certo – ha aggiunto – il costo del prezzo del petrolio e il leggero deprezzamento dell´euro spingono in su i prezzi. Spero che non venga accolto questo rialzo dei prezzi per misure monetarie di tipo restrittivo, cosa della quale non c´è assolutamente necessità…».
    Ed è il dato italiano (al 2,3% sia per l´indice europeo Ipca che per quello nazionale, Nic) a scatenare nuove polemiche. Nonostante le tensioni sui listini alla pompa l´inflazione in Italia sarebbe sempre bloccata al 2,3%. Secondo i dati ufficiali comunicati dall´istituto di statistica gli incrementi più elevati rispetto al maggio 2003 si sono registrati nei capitoli "bevande alcoliche e tabacchi" (più 7,2 per cento), "alimentari e bevande analcoliche", "trasporti" e "alberghi, ristoranti e pubblici esercizi" (più 3,1 per cento per tutti e tre). L´unica variazione tendenziale negativa si è registrata nelle "comunicazioni" (meno 7,2 per cento).
    Le associazioni dei consumatori non credono però ad un´inflazione "piatta" ed inchiodata fin dal febbraio scorso allo stesso livello per di più in tempi di crisi petrolifera e caro-carburanti (ieri nuovi record ad un soffio da 1,18 al litro per la verde). Questi dati, secondo l´Adusbef «sono completamente sballati. La benzina – sottolinea il presidente dell´associazione Elio Lannutti – non è salita a maggio del 2,3% come l´Istat vorrebbe far credere, ma del 5,6%, come si può facilmente verificare dai dati ufficiali del ministero delle Attività produttive». Lo stesso amministratore delegato dell´Eni, Vittorio Mincato non è soddisfatto dall´andamento dei prezzi: «Il caro-benzina è un problema che sentiamo anche noi perché i consumi non vanno bene. Un prezzo elevato dei carburanti porta ad una riduzione dei consumi». Mincato ha così ribadito l´importanza di una rapida ristrutturazione della rete di distribuzione che porti a stazioni di servizio più grandi.
    Nelle ultime ore, però, si è aperto qualche spiraglio sui prezzi petroliferi. Secondo quanto riportato ieri dal Wall Street Journal, si starebbe profilando un compromesso tra "falchi" e "colombe" all´interno dell´Opec. A pochi giorni dal meeting di Beirut del 3 giugno i paesi aderenti all´organizzazione starebbero prendendo in considerazione l´ipotesi di sospendere momentaneamente il tetto della produzione di greggio. Una mossa che potrebbe sgonfiare le valutazioni del greggio, che a Londra resta stabilmente intorno ai 36-37 dollari al barile e a New York a un passo dai 40.