Sale il deficit, ma il «tesoretto» resiste

03/05/2007
    giovedì 3 maggio 2007

    Pagina 30 – Economia

    Sale il deficit, ma il «tesoretto» resiste

      Peggiorati i conti dello Stato. Il ministero: uscite per 8 miliardi coperte dall’extra-gettito

        Enrico Marro

        ROMA — Sale di due miliardi il fabbisogno di aprile, ma confrontando i primi quattro mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2006, la differenza si riduce a 600 milioni: 33,8 miliardi contro 33,2. Il ministero dell’Economia, che ieri ha comunicato i dati, spiega che l’aumento del deficit concentrato nel mese di aprile è dovuto a un’evoluzione della spesa «più sostenuta» rispetto a quella di aprile 2005 perché «alcuni pagamenti sono stati effettuati anticipatamente, in linea con quanto già avvenuto nel primo trimestre». I maggiori pagamenti, continua il comunicato di via XX Settembre, hanno trovato solo «parziale compensazione nell’incremento delle entrate fiscali».

        Se invece si allarga lo sguardo ai primi quattro mesi del 2007, gli anticipi di spesa, pari a circa 8 miliardi, sono stati «quasi interamente compensati» dall’extragettito, sottolinea il ministero dell’Economia. Sembrerebbe insomma che, incoraggiato dall’andamento delle entrate superiore alle previsioni, il Tesoro abbia disposto di anticipare una serie di spese che nel 2006 erano state fatte più avanti in corso d’anno, ma che ad aprile la compensazione fiscale sia stata minore. Questo non è necessariamente un segnale che il boom delle entrate sia destinato a rallentare, ma l’Economia resta comunque attestata su una linea prudente. A partire dall’entità del cosiddetto «tesoretto».

        Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, lo ha già quantificato in 10miliardi, di cui 7,5 destinati al risanamento dei conti pubblici e 2,5 alle misure sociali di cui il governo sta discutendo con le parti sociali. Ma molti ministri, a partire da quello del Lavoro Cesare Damiano, confidano che il tesoretto possa salire in corso d’anno, soprattutto grazie all’autotassazione di luglio e Rifondazione comunista chiede addirittura di portare a 7,5 miliardi la parte destinata al Welfare. Su quest’ultimo capitolo ieri è arrivato un altolà dalla Corte dei Conti.

        In particolare, sulle pensioni la suprema magistratura contabile, in una relazione al Parlamento sulle leggi di spesa, dice che l’innalzamento dell’età pensionabile «resta cruciale» e che un eventuale superamento dello «scalone» (da 57 a 60 anni dal 2008) previsto dalla legge Maroni non deve compromettere i risparmi previsti (9 miliardi di euro a regime). Pensioni e pubblico impiego, aggiunge la Corte, rappresentano insieme oltre il 55% della spesa pubblica al netto degli interessi e sono i capitoli da porre sotto controllo.

        Ma Damiano replica che lo scalone è «iniquo» e che il governo vuole sostituirlo con un aumento graduale dell’età pensionabile. E il collega della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, definisce «paradossali» le richieste della Corte mentre molti pensionati non riescono ad arrivare alla fine del mese.