Saldi, si parte il 6 gennaio Ma i commessi protestano

28/10/2010

Dovevano iniziare a Capodanno, la Regione li posticipa Negozianti contenti ma i commessi annunciano proteste
VENEZIA — Dopo i saldi estivi, spostati dal 3 al 17 luglio, slittano anche quelli invernali, ma con maggiore moderazione. Scottati dall’eccessivo ritardo delle ultime svendite, che ne ha determinato il fiasco, stavolta commercianti, consumatori, Anci e Unione regionale Province venete, riuniti ieri in Regione dall’assessore Isi Coppola, hanno concordato un «salto» di soli cinque giorni: dall’1 al 6 gennaio 2011. La stagione delle occasioni sarebbe infatti dovuta partire il primo sabato di gennaio, ma coincidendo questo con Capodanno si è deciso di posticipare all’Epifania. Con una doppia novità: il periodo dei ribassi non si apre di sabato ma di venerdì e soprattutto per la prima volta il Veneto ha trovato l’accordo con Emilia e Lombardia (probabilmente si accoderà il Piemonte), che hanno accettato di fissare le stesse date. Ovvero 6 gennaio/28 febbraio 2011. Non c’è problema di concorrenza nemmeno con le province autonome di Trento e Bolzano, che come sempre prevedono i saldi dal 9 gennaio al 20 febbraio, mentre il Friuli conferma l’avvio del 2, perchè un cambio sarebbe possibile solo modificando la relativa legge regionale. Ma per i negozianti veneti non è un problema: difficile, notano, che un anticipo di appena quattro giorni crei problemi di concorrenza.
«Sono molto soddisfatta che la data del 6 gennaio sia stata approvata all’unanimità — dice la Coppola —. Anche perchè mi ha consentito di trovare l’accordo con Lombardia ed Emilia e di porre fine ai timori di una concorrenza che avrebbe potuto danneggiare l’attività soprattutto degli esercizi di confine. Un’unitarietà di intenti che darà il giusto risultato, sia per gli operatori che per i cittadini. Auspico dunque che quanto sottoscritto sia ritenuto vincolante per tutti e che non si verifichino le dichiarazioni discordanti e le iniziative "spontaneistiche" (sconti anticipati, ndr) viste dopo la ridefinizione della data di avvio dei saldi estivi». Preoccupazioni infondate a sentire i commercianti, per una volta contenti. «L’indicazione dell’Epifania era stata data da Federmoda a tutte le Regioni, perciò il fatto che sia stata accolta è una vittoria — rivela Massimo Zanon, presidente di Confcommercio Veneto —. Anche perchè rappresenta la base per iniziare a parlare di un ulteriore slittamento alla terza settimana di gennaio. Le svendite vanno fatte non durante bensì a fine stagione, altrimenti non hanno senso, ma bisogna lavorarci con calma».
«E’ fondamentale aver raggiunto un accordo con alcune regioni confinanti — riflette Maurizio Franceschi, presidente di Confesercenti Veneto — così com’è importante la garanzia data dall’Anci sulla concessione dell’apertura in deroga per il giorno della befana da parte dei Comuni». Accontentata anche la grande distribuzione, che aveva spinto per la partenza il 6 gennaio. Federdistribuzione fa sapere che dall’1 gennaio al 30 settembre 2010 in Veneto gli affari dei centri commerciali oltre i 400 metri quadri sono triplicati rispetto alla media nazionale. In Italia il valore di vendita ha registrato un +0,7%, contro il +2,6% della nostra regione, mentre il volume di vendita ha rilevato un +1,4%, che nel Veneto è lievitato al +3,3%.
Annunciano invece iniziative di protesta Cgil, Cisl e Uil, che rappresentano i lavoratori del commercio, stufi di faticare anche nei festivi. «Ormai in troppe città del Veneto si apre il 25 aprile, l’1 maggio, il 2 giugno e ora anche il 6 gennaio — denunciano Adriano Filice, Riccardo Camporese e Luigino Boscaro, segretari regionali rispettivamente di Filcams, Fisascat e Uiltucs —. Tutto ciò non è più accettabile. L’estensione delle aperture oltre la legge Bersani mette in enorme difficoltà i dipendenti nel conciliare tempi di vita, di lavoro e della famiglia con orari che mutano continuamente, senza servizi di sostegno e senza tutele. Faremo di questi argomenti il confronto con la Regione, che al tavolo di oggi (ieri, ndr) non ha invitato i sindacati».