Salari su del 3,3%; I sindacati: sono dati illusori

26/06/2004


    26 Giugno 2004

    RIESPLODE LA POLEMICA SU RILIEVI DELL’ISTAT, RETRIBUZIONI E INFLAZIONE PERCEPITA
    Salari su del 3,3% a maggio
    I sindacati: sono dati illusori

    Vanni Cornero

    Dall’Istat arrivano i dati sulle retribuzioni di maggio e le cifre sono positive: un aumento dello 0,5% su aprile e del 3,3% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. «Era dalla fine del 1997 che non si registravano valori superiori al 3%», sottolinea l’Istituto di statistica, aggiungendo che, rispetto allo stesso periodo del 2003, l’aumento registrato nel periodo gennaio-maggio 2004 è stato pari al 2,7%. E nell’analisi dell’Istat si rileva che l’incremento dell’indice generale registrato a maggio «deriva esclusivamente dal recepimento di cinque rinnovi contrattuali nei settori calzature, lapidei, edilizia, agenzie recapiti espressi e personale nei livelli del servizio sanitario nazionale». Solo quest’ultimo settore, spiega l’Istituto, ha pesato per il 56%.

    Per il governo il sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, commenta: «Sono buone notizie a proposito di conflittualità e potere d’acquisto delle retribuzioni. Infatti scende il numero delle ore di sciopero e i salari crescono più dell’inflazione grazie a un diffuso rinnovo dei contratti». Nella lettura di Sacconi i dati fanno giustizia delle «interessate drammatizzazioni», anche se le medie, avverte il sottosegretario «nascondono le inefficienti distribuzioni della ricchezza che solo un diverso modello contrattuale, capace di ancorare i salari alla produttività, può risolvere».


    Anche la Confindustria dà un parere positivo: «I dati sulle retribuzioni dimostrano che il potere d’acquisto dei salari tiene», dicono a Viale dell’Astronomia. E il Centro studi dell’organizzazione degli imprenditori spiega: «Questa dinamica mostra una sostanziale tenuta delle retribuzioni contrattuali, e un aumento significativo di quelle di fatto, salite del 3,2% nel primo trimestre. L’andamento appare coerente con la crescita dei consumi nello stesso periodo, oltre che sulla media 2003, nel quadro di una più generale ripresa dell’attività economica».


    Ma i sindacati non condividono queste valutazioni e rilanciano la polemica con l’Istat sul dato dell’inflazione, come fa Stefano Cetica, segretario generale dell’Ugl, che ricorda: «Le indicazioni sul carovita sono messe in discussione dai principali sondaggi sui prezzi in cui l’inflazione percepita risulta superiore all’8%. Non si può certo esultare – aggiunge Cetica – per il risultato di un giorno quando sappiamo bene che la corsa dei prezzi è più veloce dell’aumento dei salari». Anche secondo Savino Pezzotta bisogna analizzare la curva dei salari su un periodo più lungo: «Il dato di aumento delle retribuzioni in maggio a prima vista sembra positivo, ma è piuttosto un effetto del trascinamento dei contratti che non si sono rinnovati per mesi», sottolinea il segretario generale della Cisl. Un pensiero condiviso dal collega della Cgil, Guglielmo Epifani: «Bisogna fare sempre i conti alla fine dell’ anno, perchè sono indici che risentono molto dei contratti che si chiudono e quindi non si tratta di dati pienamente indicativi di una tendenza». Per la Uil Luigi Angeletti mette l’accento sul livello degli stipendi netti, che continuano ad essere mediamente al di sotto dell’inflazione reale: «In Italia – ricorda il segretario generale della Uil – continua ad esistere un problema salariale poichè si guadagna mediamente il 30% in meno degli altri Paesi con cui dobbiamo competere». Giorgio Cremaschi, della Fiom, vede ancor più nero: «L’aumento delle retribuzioni segnalato dall’Istat per il maggio 2004 è apparente, la realtà è la stagnazione o la perdita del potere d’acquisto. Il dato di maggio è parziale, contingente e, purtroppo, destinato a rientrare se le cose non cambiano».