Salari, sindacati in rivolta

31/01/2001

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Salari, sindacati in rivolta
Visco frena sulle pensioni

Stipendi al palo a dicembre, in un anno aumento dell’1,9% contro un’inflazione del 2,5

di RICCARDO DE GENNARO


ROMA — Il problema non sono le pensioni, la vera questione — dopo anni di accantonamento — è quella salariale: i sindacati insorgono e, mentre il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato, dice che la riforma delle pensioni dovrà essere una delle priorità del prossimo governo, richiamano l’attenzione sul fatto che nel 2000 i salari sono aumentati sensibilmente meno dell’inflazione. I dati diffusi ieri dall’Istat parlano chiaro: l’anno scorso le retribuzioni contrattuali sono cresciute dell’1,9 per cento, a fronte di un aumento medio dei prezzi del 2,5 per cento (il tasso d’inflazione programmata era dell’1,5 per cento). Nel 2001 è probabile il bis: in base ai contratti in vigore e in assenza di rinnovi contrattuali, l’indice delle retribuzioni aumenterebbe dell’1,01 per cento contro un tasso di inflazione programmata dell’1,7 per cento.
Se a pagare sono soltanto i lavoratori dipendenti, che per stare ai patti perdono potere d’acquisto avvertono Cgil, Cisl e Uil allora è da rivedere il punto cardine sul quale si basa la concertazione. Una forbice prezzisalari così ampia «non può durare all’infinito», dice Giovanni Guerisoli, segretario confederale Cisl, il quale annuncia il costo della vita inciderà sulle prossime richieste contrattuali. Anche Walter Cerfeda, Cgil, mette in conto l’ipotesi di una rottura sulla politica dei redditi, anche se avverte: «Sarebbe un guaio tremendo», ci sarebbe «il rischio di un Far West salariale».
Più deciso Luigi Angeletti, leader della Uil: «Se passa la logica che ognuno si deve difendere per proprio conto e che il governo fa una politica fiscale "a prescindere", anche il sindacato farà le sue politiche salariali a prescindere». Angeletti chiede che nelle prossima legislatura venga rilanciata la concertazione. Un’esigenza sentita anche dal sottosegretario al Lavoro, Raffaele Morese, il quale ieri — in apertura della Conferenza nazionale del Lavoro, disertata dalle forze del Polo (il presidente della Conferenza delle Regioni, Enzo Ghigo, il coordinatore degli assessori regionali al Lavoro, Giuseppe Scopelliti, An, l’Ugl) e che ha suscitato le ire della Confapi per non essere stata invitata — ha proposto «un nuovo patto di concertazione». I dati dell’Istat, comunque, peseranno non poco sui tavoli contrattuali: «Il governo dovrà ripensare l’inflazione programmata per il 2001», avverte il segretario della Fiom, Claudio Sabattini, impegnato nel rinnovo del biennio economico dei metalmeccanici.
Sull’andamento delle pensioni, intanto, il ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, pare meno preoccupato del ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, che nei giorni scorsi ha diffuso un documento dove propone l’innalzamento dell’età pensionabile: «E’ sempre la stessa situazione, stiamo relativamente meglio di altri Paesi europei, abbiamo fatto delle riforme prima di altri». Sereno anche Massimo Paci, presidente dell’Inps, che nel bilancio preventivo per il 2001 prevede l’erogazione di 105mila nuove pensioni: «Il problema dell’innalzamento dell’età pensionabile si risolverà spontaneamente con l’andata a regime della riforma Dini». Quanto alla verifica, «ci rendiamo conto — dice Paci — come sia difficile farla prima delle elezioni, in ogni caso, sempre di aggiustamenti e di miglioramenti si dovrà trattare, perchè il problema di fondo è risolto». Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ricorda che «la spesa previdenziale si è stabilizzata intorno al 14 per cento del Pil, mentre in assenza di riforma avrebbe superato il 23». Il problema della "gobba", poi, «potrà essere serenamente affrontato con l’estensione prorata anche ai lavoratori più anziani del metodo di calcolo contributivo».