Salari medi e longevità: incentivo sconsigliato

17/12/2003


MERCOLEDÌ 17 DICEMBRE 2003

 
 
Pagina 31 – Economia
 
 
IL DOCUMENTO
I tecnici governativi valutano i premi per chi rinvia la pensione

Salari medi e longevità

incentivo sconsigliato
          Pochi i casi in cui conviene di più intascare il 32,7%


          ROMA – L´incentivo del 32,7 per cento in busta paga per restare al lavoro e non accedere alla pensione di anzianità a 57 anni di età e 35 di contributi non è conveniente. L´aveva detto, qualche settimana fa, la Ragioneria dello Stato, che stimava in sole 9mila persone l´area di coloro ai quali il bonus previsto dalla riforma previdenziale avrebbe fatto cambiare idea sul pensionamento anticipato. Ora la stessa tesi – corredata da un´esplicita tabella – è contenuta in un documento del governo approdato nei giorni scorsi sul tavolo del nuovo Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, che – per parte sua – valuta conveniente accettare l´incentivo soltanto se si ha un´aspettativa di vita non superiore ai 74 anni. Più in generale è in ogni caso vero che la possibilità garantita dal governo di cumulare reddito da lavoro e pensione «ammazza» l´opportunità, creata dallo stesso governo, di rinvio del pensionamento.
          Nel documento del governo ora si legge che soltanto in un caso l´incentivo fa cambiare opinione a chi aveva deciso di andare in pensione (non contano – ai fini dell´efficacia del provvedimento – coloro che avevano già deciso di prolungare la loro vita lavorativa in vista di una pensione più consistente). Il caso, come si può vedere nella tabella qui sopra, è quello di un lavoratore con un reddito di 50mila euro e un tasso di sostituzione tra reddito da lavoro e pensione (cioè il valore della pensione in percentuale del reddito) del 64 per cento. In questo caso, infatti, il rinvio di due anni (questa l´ipotesi considerata) del ritiro dal lavoro è economicamente opportuna.
          Il documento del governo distingue tra diverse categorie di lavoratori a seconda della «penosità» percepita del lavoro, del livello di reddito e del tasso di sostituzione. «I risultati delle simulazioni non sono particolarmente incoraggianti», si legge. L´incentivo insomma non è efficace e premia soltanto coloro che lo studio definisce «impazienti» rispetto al futuro, «ovvero hanno un tasso di sconto elevato, ad esempio perché pensano di non avere una elevata aspettativa di vita».
          Il governo stesso ammette dunque che «anche nel caso in cui la scelta di proseguire o meno l´attività lavorativa sia esclusivo appannaggio del lavoratore e non dell´impresa, gli incentivi produrranno effetti alquanto diversificati in un numero limitato di casi». Nel documento si riconosce, comunque, che non è facile prevedere i comportamenti di ogni lavoratore, data l´interazione dei diversi aspetti di cui bisogna tenere conto: la «penosità» del lavoro corrente, il tasso di sconto sul futuro, la dinamica di carriera, il livello di tassazione relativa di reddito da lavoro e pensione.
          Inoltre, «la mancanza di indagini empiriche circa i parametri che guidano le scelte effettive di pensionamento rende difficile fare previsioni sull´effetto complessivo». Una legge individuata con chiarezza è comunque questa: al crescere del reddito si accresce la propensione al posticipo della pensione in forza di un incentivo, che è pari al 32,7 per cento sul reddito lordo, ma varia – per i redditi lordi compresi tra i 12.500 e i 75.000 euro – dal 40,7 al 54,3 per cento sul reddito netto, grazie all´esenzione Irpef.
          (r.d.g.)