SALARI, L’ALTOLÀ DELLA CGIL «NO AI RICATTI DI SACCONI»

25/08/2009

Un’uscita scomposta, che punta anche a contenere le bordate di Bossi. Ma Cisl e Uil aprono, chiedendo tasse zero sul secondo livello di contrattazione. Camusso
(Cgil): così si dividono i lavoratori.

Maurizio Sacconi è costretto a intervenire di nuovo per difendere l’accordo di gennaio sul nuovo modello contrattuale. Lo fa sul Corriere con una mossa a gamba tesa nei rapporti tra le parti: o fate i contratti come dico io (cioè differenziati perché «non siamo tutti uguali»), oppure niente sgravi fiscali (su cui per la verità ci sarebbe una legge votata dalla sua maggioranza…).
La ricetta (meglio: il ricatto) del ministro tenta di mettere assieme i malumori nordisti e l’intesa sostenuta dal governo. Ma la mossa è scomposta e male orchestrata. Sacconi punta
tutto sulla parte variabile del salario – oggi con un prelievo light al 10% in certe condizioni – e sostiene che inevitabilmente sarà più sensibile alle differenze del costo della vita.
L’intesa, al contrario, parametra i rinnovi all’inflazione addirittura europea: altro che nord e sud Italia. Insomma, Sacconi smentisce se stesso.
E non solo: parla anche di produttività e di merito. Come se le due voci fossero tutte ascrivibili ai lavoratori. La verità è che il ministro ha altri scopi, tutti squisitamente politici. Il livello dei salari c’entra pochissimo in questa nuova querelle estiva.
Il risultato delle sue mosse sarà tutto a perdere per i lavoratori (del nord, del centro e del sud). In un’economia che si stima in contrazione del 6%, quale produttività potrà esserci?
Zero. Tanto prenderanno i lavoratori, a seguire alla lettera il diktat di Sacconi.
Il quale parla come se la crisi non ci fosse. La risposta più aderente alla realtà gliela dà un dipendente Innse. «Gli operai sono tutti uguali,- dichiara – perché devono guadagnare
in modo diverso?». Semplice, lineare. Con il rischio di un alto tasso di conflittualità in vista dei rinnovi contrattuali d’autunno (alimentaristi e metalmeccanici).
Ma il ministro fa politica «parlata». Il senso vero della sua uscita è riassunto in serata da Daniele Capezzone. «Bene Sacconi, Cgil ferma al passato». Tradotto vuol dire due cose. Primo, che Sacconi va difeso da Bossi e le sue esternazioni sulle gabbie salariali.
Il governo deve recuperare terreno, anche in vista delle regionali.
Bossi ha sparigliato, Sacconi deve rimettere ordine. Secondo, che il vero merito del ministro del welfare è sempre lo stesso: aver isolato la Cgil. Le bordate del Carroccio avevano fatto rientrare la frattura sindacale, su cui invece il ministro ha giocato tutto. Ecco perché alla sua replica il mondo politico-sindacale si riallinea sulle posizioni di sempre. Cisl e Uil fanno ampie aperture. Anzi, vanno ancora più in là. «Faremo gli accordi, ma zero tasse sulla parte variabile del salario », rilancia Luigi Angeletti decretando così un diverso trattamento anche fiscale tra chi ha il secondo livello e chi no (anche a nord in molti non ce l’hanno). Raffaele Bonanni è sulla stessa linea, e sfida la Cgil a capitolare dalle sue posizioni. «Il ministro fa ricatti e
non rispetta né le parti sociali né la sua legge – replica secca Susanna Camusso dal sindacato di Epifani – ha una visione paleoindustriale della società in cui la distribuzione del reddito
avviene in una logica che non ha alcun rapporto col lavoro, con la prestazione e con la professionalità, ma soltanto con una logica dei bisogni e della sussistenza». Parole durissime,
che si riversano anche sulla Cisl. «Sbaglia, perché si creano lavoratori di serie A e quelli di serie B», dice Camusso. Oltre le polemiche, si prepara il duro confronto sui rinnovi d’autunno
in tempi di crisi. La divisione non giova a nessuno. «In realtà oggi le priorità sono altre, si discute sul nulla – dichiara Camusso -. Gli accordi andrebbero rinnovati per distribuire
salario e basta, perché gli altri parametri non esistono di fronte ad aziende che rischiano la chiusura o il cui fatturato crolla. Ci vorrebbe una sospensione di quell’intesa. Anche perché
in molti raccontano false verità. Per esempio che la Cgil sia isolata. Ma sugli alimentaristi la rottura è unitaria, di tutti e tre».