Salari e fisco: i sindacati rilanciano

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

    Pagina 2 – Economia

      Salari e fisco, i sindacati rilanciano

        Fondi insufficienti per i contratti: sciopero degli statali a fine ottobre e manifestazione a Roma

          di Felicia Masocco / Roma

            NON SOLO WELFARE – Su fisco e contratti pubblici i sindacati riaprono la partita con il governo. Entro la fine del mese scioperano gli statali, a novembre manifestazione di Cgil, Cisl e Uil per chiedere meno tasse sul lavoro dipendente. Le decisioni sono state prese ieri sera dai Epifani, Bonanni e Angeletti, e i segretari di categoria. Il vertice era stato concordato all’indomani del varo della manovra quando, ad avviso dei sindacati, si è visto chiaramente che tra i vari interventi di redistribuzione non c’era nulla a diretto beneficio delle buste paga, cioè di quei contribuenti «fedeli» che la loro parte con il fisco la fanno regolarmente. Da mesi, da anni, Cgil, Cisl e Uil reclamano una qualche «restituzione» da finanziare tassando le rendite e insistendo con la lotta all’evasione fiscale. È dal 2001 che il fiscal drag non viene restituito, ma fino al 2006 c’era Berlusconi. Ora c’è un governo di centrosinistra, i conti vanno meglio dell’anno scorso, si va incontro alle imprese, si proceda anche con il lavoro dipendente che sente pesante la crisi dei salari come viene denunciato in questi giorni nelle assemblee sul protocollo sul welfare. Le diatribe politiche su quell’intesa oscurano però il malessere più diffuso che sta emergendo, che va oltre il welfare e assume i connotati di una nuova questione operaia. È questo il ragionamento che i sindacati ripetono, spesso inascoltati.

            Ieri hanno tirato le somme. «Abbiamo condiviso l’esigenza di mettere il tema della condizione retributiva dei lavoratori dipendenti al centro dell’iniziativa del sindacato – ha spiegato Epifani – c’è un problema fiscale evidente». Con il governo verrà aperta una vera e propria vertenza su quelle parti della Finanziaria che hanno meno convinto il sindacato. Le modalità della manifestazione saranno decise nei prossimi giorni. Non è escluso, che l’iniziativa di metà novembre possa trasformarsi in uno sciopero.

            A sorpresa, la loro posizione trova una sponda nel presidente di Confindustria. Luca Cordero di Montezemolo chiude sul protocollo «nessun margine per le modifiche», taglia corto, non può essere cambiato. Ma sul fisco «sarebbe utile detassare i salari», dice, «credo che si debba cominciare a restituire con meno tasse in busta paga le risorse a chi le tasse le paga regolarmente, come i lavoratori». Per nulla scontato, ma evidentemente il leader degli industriali è più sereno visto che imprese hanno già avuto.

            Ad armare l’iniziativa sindacale è anche l’altra questione, i contratti pubblici, nota dolente di ogni Finanziaria. La decisione del governo di prevedere per il rinnovo dei contratti risorse sufficienti per la sola «vacanza contrattuale» per il 2008 e per il 2009 (e secondo alcune fonti neanche questa) è stata giudicata «incomprensibile». «Se si parla di “vacanza” vuol dire che i contratti dovranno aspettare. È la prima volta che un governo ipotizza un’attesa di due anni, davvero troppo», commenta il segretario di Fp-Cgil Carlo Podda. «Le risorse bisogna tirarle fuori, non si può fare come gli struzzi. In qualsiasi paese civile gli impegni presi con i propri dipendenti, privati o pubblici, si devono onorare», afferma Raffaele Bonanni, «rivendichiamo iniziative per abbattere il peso fiscale sul lavoro dipendente. Su questo punto – ha aggiunto – marciamo uniti». «Ci saranno iniziative di lotta articolate che riguarderanno le categorie del pubblico impiego – chiosa il leader della Uil Luigi Angeletti – e un’iniziativa generale sul fisco, perché in Finanziaria non c’è nulla per il lavoro dipendente».

            Fisco e contratti sono due facce della stessa medaglia, il potere d’acquisto che langue. Sono 3 milioni e mezzo i dipendenti pubblici che a dicembre vedranno scadere il contratto, 2 milioni di loro (sanità ed enti locali), stanno ancora aspettando gli aumenti del precedente rinnovo perché le direttive sono bloccate presso il ministero dell’Economia. Ma c’è anche un esercito di lavoratori privati. I metalmeccanici, il terziario, i ferrovieri ed altre categorie per diversi milioni di persone, si tratta del 73% dei lavoratori dipendenti.

            Metalmeccanici e commercio i loro scioperi li avevano già fissati. Si aggiungono gli statali e scuola e università con due scioperi diversi e manifestazioni a Roma. Chiedono le risorse per i contratti ma anche l’applicazione del Memorandum e la stabilizzazione dei precari.