Salari differenziati, stop dei sindacati

24/07/2003




        Giovedí 24 Luglio 2003
        Salari differenziati, stop dei sindacati

        Pezzotta e Epifani: è un’ipotesi iniqua – Critiche al Dpef: una scatola vuota e contraddittoria


        ROMA – Lo hanno ripetuto in Parlamento: il Dpef è un documento vuoto. Cgil, Cisl e Uil confermano il giudizio negativo o, piuttosto, si astengono dal darlo in assenza di indicazioni chiare. Di «scatola vuota» parla il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani mentre per Savino Pezzotta, leader della Cisl si tratta di un testo «contraddittorio» o anche «anoressico» come invece lo ha definito il numero due della Uil, Adriano Musi. I sindacati rimandano il Governo a settembre, al confronto sulla Finanziaria dove le cifre e le misure dovranno necessariamente essere chiarite. Ma criticano anche il mancato rispetto delle procedure di concertazione in base all’intesa del luglio ’93. La Cgil, come ha anticipato Epifani, si prepara a chiedere «una modifica della politica economica del Governo» e sulle pensioni suggerisce di rispettare i tempi della riforma Dini con «una verifica nel 2005». Savino Pezzotta guarda già oltre il Dpef: «Il Documento non è chiaro, il confronto si sposterà sulla Finanziaria». Mancano investimenti su ricerca e innovazione, infrastrutture, formazione e, soprattutto, per la Cisl manca «una visione di insieme.
        Questo confronto – ha detto Pezzotta – o è concertazione, allora serve un coordinamento politico, o si tratta di una consultazione. Vi prenderemmo parte ma non porta da nessuna parte». Le frizioni tra Esecutivo e sindacati ieri non si sono fermate solo al Documento di programmazione economica. Anche il pubblico impiego è diventato un tema di querelle dopo i suggerimenti del Fondo monetario (vedi articolo in alto) e le dichiarazioni del viceministro dell’Economia Baldassarri favorevole a una differenziazione nei salari pubblici. «Creare differenze di retribuzione che corrispondono a una giustizia reale legata al costo della vita sul territorio e alla produttività», è stata la frase di Baldassarri che ha fatto scattare la reazione sindacale. «I dipendenti pubblici – ha replicato Antonio Foccillo della Uil – aspettano da 19 mesi di acquisire almeno la difesa del potere d’acquisto del proprio salario attraverso il rinnovo dei contratti scaduti dal dicembre del 2001 e fino ad adesso non ci sono riusciti tutti.
        Voglio ricordare al viceministro che già da molto tempo si è cercato di differenziare il salario per professionalità e produttività attraverso una reale contrattazione decentrata. Ma come sempre le amministrazioni nonostante la disponibilità del sindacato non hanno mai svolto questo cambiamento fino in fondo». Bocciatura senza appello arriva dalla Cisl di Pezzotta: «La fantasia non ha più limiti – ha detto il segretario generale – non capisco perché ci debbano essere diversi salari per le stesse mansioni e per lo stesso lavoro. Piuttosto il Governo rispetti gli impegni sui rinnovi contrattuali».
        Le opinioni nel sindacato non si distinguono, il no arriva anche dalla Cgil: «Tutte queste affermazioni – ha detto Epifani – sono fuori da un contesto logico. Si propone così di abbassare il livello medio di crescita delle retribuzioni che è già moderato. Quindi, è un’operazione iniqua socialmente e non utile perché senza una spinta anche sulle retribuzioni, i consumi non crescono». Il viceministro è tornato a replicare, in parte accogliendo le osservazioni dei sindacati ma solo sull’impegno a rinnovare i contratti: «In prospettiva – ha detto Baldassarri – e in un paese civile, un dipendente pubblico che vive a Milano dovrebbe ricevere una retribuzione più elevata di quella del suo collega in servizio in provincia di Macerata. Questo vuol dire riconoscere una sorta di indennità a chi si trova nelle aree più costose. Ma mi rendo conto che avanzare proposte del genere dovrebbe essere compito dei sindacalisti».
        Ma dall’opposizione arriva una proposta, a dieci anni dall’accordo del ’93: «L’esigenza di decentramento è aumentata anche per la contrattazione collettiva ed emerge il bisogno di rendere più flessibili i salari correlandoli alla produttività», ha detto l’ex ministro del Lavoro della Margherita Tiziano Treu.

        LINA PALMERINI