Salari deboli, tredicesime in fumo

28/11/2005
    sabato 26 novembre 2005

    Pagina 15 Economia & Lavoro

    Salari deboli, tredicesime in fumo

      Più 3% solo per chi ha rinnovato il contratto
      E le «gratifiche» se ne andranno in tasse

        di Roberto Rossi / Roma

          SALARI MAGRI Salari deboli che non reggono il passo dell’inflazione, tredicesime già praticamente spese. Il Natale sarà magro per i lavoratori. Secondo l’Istat a ottobre le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dello 0,1% rispetto al mese di settembre. Tutto questo contro una crescita dei prezzi, su base mensile, dello 0,2%.

            Su base annua le cose sembrerebbero andare meglio con le retribuzioni cresciute del 3% e l’inflazione ferma al 2,2%. L’uso del condizionale è dovuto al fatto che la rilevazione Istat è fatta su un campione che corrisponde al 59,1% del monte retributivo totale. Corrisponde cioè a quelle categorie che hanno già rinnovato il contratto. Per tutti gli altri lavoratori quel 3% non esiste. «Il dato Istat – spiega Marigia Maulucci della Cgil – non è indicativo di nulla. Non vale per i metalmeccanici, non vale per i lavoratori della telecomunicazioni, non vale per circa 2,5 milioni di persone. L’istituto di statistica ha certificato la perdita di potere d’acquisto delle famiglie».

            E anche all’interno del campione analizzato dall’Istat andrebbero fatte delle distinzioni. Si sono avute variazioni tendenziali delle retribuzioni contrattuali orarie significativamente superiori alla media (3%) nei comparti militari-difesa (+12%), forze dell’ordine (+8,9%), commercio (+5%), credito (+4,5%), attività radio televisive e attività connesse ai trasporti (+4,2% per entrambe le voci). Al contrario, gli incrementi più contenuti si sono osservati per assicurazioni e pubblici esercizi e alberghi (per entrambi +1,4%), poste e telecomunicazioni (+1,3%) e per i comparti di contrattazione collettiva della pubblica amministrazione (+1%), al cui interno si riscontrano variazioni nulle per numerosi aggregati per i quali ministeri, regioni e autonomie locali, servizio sanitario nazionale e scuola.

              Neanche le tredicesime potranno essere utilizzate. Secondo l’associazione dei consumatori le buste paga e le pensioni si arricchiranno a dicembre complessivamente di 31,6 miliardi, ma circa il 60% sarà mangiato dal fisco, mentre un altro 21% servirà «a rimborsare i debiti pregressi».

              Categoria per categoria, ai pensionati arriveranno 9,3 miliardi, ai lavoratori pubblici 7,8 miliardi e ai dipendenti privati di agricoltura, industria e terziario 13,5 miliardi. A «bruciare un’ampia fetta» sarà innanzitutto l’Ici: entro il 20 dicembre, spiega l’Adusbef, saranno infatti versati in totale 5,5 miliardi di euro (oltre il 17% del monte totale). La rc auto «mangerà 4,5 miliardi, circa il 14% delle tredicesime», mentre 3,9 miliardi di euro serviranno per pagare le rate dei mutui per la casa, sui quali peraltro «incombe, almeno per i prestiti a tasso variabile, il rialzo dei tassi già programmato dalla Bce».

                Ma il salasso per le famiglie non finisce qui: «oltre 3 miliardi se ne andranno per pagare le tasse di auto e moto, mentre 1,5 miliardi spariranno per il canone Rai». E non solo: «la tredicesima per molti è già stata ipotecata non solo per tasse, ratei e bollette delle utenze domestiche, ma un ulteriore 22%, pari a oltre 7 miliardi di euro, servirà per pagare i prestiti contratti con banche, finanziarie, parenti e amici».