Salari, crolla il potere di acquisto

30/05/2003

 
 
    Pagina 30 – Economia
venerdì 30 maggio 2003
 
 
    Retribuzioni: più 1,7% in aprile con un inflazione al 2,7. I consumatori: una perdita reale fra 3 e 7 miliardi di euro
    Salari, crolla il potere di acquisto

    Salgono un punto in meno dei prezzi. Scioperi quasi dimezzati
          I sindacati parlano di "effetti drammatici sul tenore di vita dei lavoratori e sulla disponibilità ai consumi"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Inflazione sostenuta, buste paga al passo. La «forbice» tra inflazione reale e retribuzioni non accenna a chiudersi, il potere d´acquisto dei lavoratori dipendenti subisce una mazzata di un punto anche nel mese di aprile con buona pace di coloro che si domandano perché gli italiani non spendono. Il mese scorso, dice l´Istat, le retribuzioni sono aumentate dell´1,7% sull´aprile 2002, a fronte di una crescita tendenziale dei prezzi del 2,7%.
          La distanza tra la curva dell´inflazione e quella dei salari è rimasta inalterata rispetto al mese di marzo: i propositi dei sindacati di «allineare» o perlomeno avvicinare gli aumenti contrattuali all´inflazione reale rispetto a quella programmata non sono andati a buon fine. La proiezione a fine anno dell´indice delle retribuzioni sulla base delle dinamiche precedenti e dei contratti firmati entro l´aprile scorso, sottolinea l´Istat, parla di un incremento dell´1,5 per cento, superiore soltanto di un decimo di punto rispetto all´inflazione programmata (nel 2003 ci sono ancora 32 contratti da rinnovare).
          La divaricazione della «forbice» prezzi-salari ha avuto inizio nell´agosto dell´anno scorso, dopo che nel mese di luglio inflazione reale e aumenti retributivi erano entrambi attestati sul 2,2%. Da uno scarto di 0,1 punti si è rapidamente passati allo 0,6 di ottobre, divario confermato – mese dopo mese – fino al gennaio scorso. A marzo, poi, il crollo delle retribuzioni, che hanno rallentano il ritmo di crescita dal 2,2 all´1,7%, a fronte di una nuova impennata dell´inflazione al 2,7 (attenuata in maggio al 2,6). Nei primi 4 mesi del 2003 le retribuzioni, dice l´Istat, sono aumentate del 2,0 per cento.
          Il «vuoto» di potere d´acquisto preoccupa sindacati e associazioni dei consumatori. Queste ultime stimano che i lavoratori «pagano» di questi tempi una perdita di potere d´acquisto compresa tra i 3 e i 7 miliardi di euro (a seconda del paniere di beni considerato). I sindacati parlano di «effetti drammatici sul tenore di vita dei lavoratori e sulla disponibilità ai consumi», che il governo tenterà di rilanciare con un decreto in preparazione, paragonato da Marigia Maulucci (Cgil) a «un supermarket di offerte nel deserto della domanda». Per Paolo Pirani, Uil, «questi dati confermano la giustezza delle nostre rivendicazioni contrattuali». Raffaele Bonanni, Cisl, l´affronta invece dal lato prezzi: «Il piatto piange. Ci vuole – dice – una politica dei redditi rigorosa, che il governo non sta facendo: prezzi e tariffe sono incontrollati».
          A proposito di rinnovi contrattuali, Fim-Cisl e Uilm hanno firmato ieri l´accordo separato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici con le imprese aderenti a Confapi (piccola industria). Si tratta di un accordo «fotocopia» di quello raggiunto con Confindustria: l´aumento è di 90 euro di aumento in tre tranche (21 euro come anticipo di recupero dell´inflazione, che non saranno versati nel prossimo contratto). Protesta la Fiom: «Nonostante la Fiom rappresenti la stragrande maggioranza degli iscritti ai sindacati, la Confapi non ha aperto una trattativa con noi, che chiedevamo un aumento di 135 euro». Sul fronte delle vertenze, l´Istat ha diffuso ieri anche i dati delle ore di sciopero, che dimostrano una riduzione della conflittualità: nel gennaio-aprile 2003 le ore di sciopero sono state 3,9 milioni, l´82,4% in meno sui primi 4 mesi del 2002, segnati dalla lotta dei sindacati a difesa dell´articolo 18.