“Salari 1″ Com’è duro arrivare alla fine del mese

06/09/2006
    mercoled� 6 settembre 2006

    Pagina 2 – Economia/Oggi

      Salari in Italia, vivere con mille euro al mese

        Indagine Cgil: dilaga il lavoro precario. Bersani: in Finanziaria tracce di riforma delle pensioni

          Com’� duro arrivare alla fine del mese

            di Roberto Rossi/ Roma

              LAVORO L’Italia del lavoro oggi � un’Italia povera, con basse aspettative, poca mobilit� sociale, preoccupata e insicura, che non investe sulle proprie capacit�, con una scarsa scolarizzazione. L’Italia del lavoro oggi � un posto dove il 68,6% degli occupati guadagna meno di 1.300 euro al mese e il 35% non arriva a 1.000, dove gli straordinari e il doppio lavoro sono, spesso, una necessit�. L’Italia del lavoro oggi, quella descritta dall’omonima ricerca dell’Ires Cgil basata su 6mila interviste rappresentative di tutte il mondo del lavoro, � una realt� divisa in due, scissa tra lavoratori tipici e atipici, donne e uomini, nord e sud, pubblico e privato.

              La pi� grande divisione riguarda le condizioni materiali. Solo una ristretta minoranza di occupati circa il 16% guadagna oltre 1.500 euro mensili. Le donne guadagnano tendenzialmente meno degli uomini (il 48,9% delle donne percepisce meno di 1.000 euro al mese contro il 26,8% degli uomini) ma le retribuzioni sono differenti anche tra lavoratori delle grandi e piccole imprese e impiegati al nord rispetto al sud. Se in media un lavoratore dipendente con un contratto di lavoro standard (lavoratore tipico) guadagna un salario netto mensile pari a 1.010 euro – spiega la ricerca – questo valore si riduce a 879 se il lavoratore � occupato in una piccola impresa e si attesta su 950 euro se si lavora nel Mezzogiorno. Questo valore scende a 800 euro se si ha un contratto di lavoro non standard e si attesta a 881 euro se si � un lavoratore immigrato extracomunitario regolare.

              �La questione salariale � un aspetto centrale� ha sottolineato il segretario della Cgil Guglielmo Epifani che con il ministro del Lavoro Cesare Damiano e l’industriale Andrea Pininfarina ha commentato la presentazione dello studio. �Il sentimento di precariet� – ha detto Epifani – aumenta di giorno in giorno, i redditi italiani sono i pi� bassi d’Europa e la differenza di retribuzioni tra dirigenti e dipendenti � passata da 1 a 10 a 1 a 1000�.

              E sono soprattutto i lavoratori impegnati nell’area del commercio, turismo e trasporti ad essere concentrati nelle classi di reddito pi� basse, insieme agli operai. In tale quadro, sottolinea la ricerca non stupisce che la maggioranza dei lavoratori (57,7%) dichiari di riuscire a stento, se non per niente, a garantire condizioni materiali di base per se stessi e per le persone a proprio carico. Tra i lavoratori atipici, per la maggioranza giovani, questa condizione riguarda il 70% dei casi. Le difficolt� economiche, poi, spingono il lavoratore a compensare o attraverso gli straordinari (l’83% � favorevole, se retribuiti meglio) o aggrappandosi al secondo lavoro.

              Spesso anche l’istruzione serve a poco per garantire un posto migliore. Solo nel 25,6% dei casi la formazione scolastica � ritenuta molto utile nello svolgimento del proprio lavoro, mentre per circa il 44% degli occupati la formazione scolastica non � importante. Per due ragioni: perch� si svolge un lavoro dequalificato o perch� si svolge un tipo di lavoro non coerente con il tipo di formazione conseguita. Nel sistema Italia, infatti, il 37% dei lavoratori � di basso profilo, concentrato principalmente nel settore privato. Nella pubblica amministrazione il profilo dei lavoratori � pi� elevato ma sono di pi� gli scontenti. Specie tra gli insegnanti (il 74% della categoria), tra gli specialisti e i tecnici, cio� lo scheletro del Paese.

              Da tutto questo deriva che in Italia la maggiore preoccupazione riguarda la retribuzione e la sicurezza del posto. Specie per i pi� giovani (45%). Giovani che sono disposti ad accettare anche una maggiore flessibilit�, d’orario e di stipendio, ma se accompagnata da diritti e tutele e solo se transitoria. Flessibile s�, ma non precario.