Saga Coin, a giorni l’offerta RicottiBridgepoint

10/02/2003





FINANZA
lunedi 10 Febbraio 2003
pag. 36


Saga Coin, a giorni l’offerta RicottiBridgepoint

Il manager pronto a diventare imprenditore

PAOLO POSSAMAI


Alla metà di febbraio è attesa l’offerta di Bridgepoint per i grandi magazzini Coin. Se la trattativa fra il fondo inglese e Vittorio Coin avrà successo, sarà stata posta la base su cui impalcare l’uscita dall’azionariato di Piergiorgio Coin e, inoltre, per lanciare un’Opa sul flottante del Gruppo quotato a 7 euro per azione nel ’99 (ora viaggia a ridosso dei sei).
Incognite e insidie sono tuttora disseminate sul percorso, ma per la prima volta vi sono elementi concreti per una soluzione del duello che oppone da tre anni i fratelli Vittorio e Piergiorgio Coin. La cessione a Bridgepoint del ramo d’azienda che porta l’insegna storica di famiglia è in qualche modo una scelta obbligata per il presidente e amministratore delegato del gruppo veneziano, in vista della liquidazione del fratello. La divisione Coin, infatti, appare l’unico asset cedibile agli occhi del presidente e dell’advisor Livolsi.
Bridgepoint avrebbe valutato la catena Coin, in forza di un marchio fra i più noti e del terzo posto per quota di mercato nel settore della grande distribuzione per l’abbigliamento, attorno a 165 milioni di euro. Questa cifra dovrebbe essere incamerata da Gruppo Coin che, grazie a questo innesto di liquidità, potrebbe ottenere dal sistema bancario le linee di credito indispensabili a finanziare l’acquisizione delle quote detenute da Piergiorgio Coin e l’Opa. Che l’Opa sia indispensabile non è più in dubbio, dopo che nella primavera 2001 i due fratelli avevano richiesto un parere ad hoc alla Consob, anche ipotizzando che la proprietà fosse ripartita fra i figli di Vittorio. A sostegno dell’operazione vi sarebbe l’assenso di massima di alcuni primari istituti di credito, fra cui Banca Intesa.
Il versante della famiglia di Piergiorgio Coin, assistito da Mediobanca, si astiene per ora da qualsiasi commento. Ma non vi è dubbio che sia indispensabile un’intesa fra i due fratelli per ridisegnare l’architettura societaria dentro e sopra alla società quotata. Vittorio e Piergiorgio, infatti, detengono in misura paritaria il controllo di oltre il 72% di Gruppo Coin, tramite la Fincoin srl e, soprattutto, attraverso l’accomandita "Piergiorgio e Vittorio Coin sas" (54%). Appunto impossessandosi del controllo dell’accomandita, Vittorio è riuscito tre anni fa a assumere la guida del gruppo, soppiantando il fratello. Poiché l’unico asset dell’accomandita consiste nelle azioni di gruppo Coin, è immaginabile un’incorporazione della prima nella seconda società, in modo da liberare la disponibilità delle azioni di Piergiorgio Coin. Dopo di che scatterà l’Opa. Percorso e tempi della seconda fase devono tenere conto della premessa: l’accordo con Bridgepoint potrebbe intervenire nel corso del mese di marzo.
La strategia di Bridgepoint trova in Paolo Ricotti uno dei caposaldi. Dopo che nell’autunno scorso è stato affiancato da Vittorio Coin nella carica di amministratore delegato, Ricotti è divenuto il perno attorno a cui Bridgepoint conta di far girare la gestione futura dei grandi magazzini Coin. Ricotti, dopo le dimissioni da Gruppo Coin avvenute il 31 gennaio scorso, partecipa attivamente alla conclusione della duediligence iniziata a dicembre da Bridgepoint. Sarà lui a guidare ancora Coin, anche con una partecipazione azionaria e (forse) seguito da altri manager del gruppo veneziano. Bridgepoint, che è fra i principali investitori europei nel capitale di rischio di aziende non quotate, ha fondi in gestione per 4,1 miliardi di euro. La maggior parte degli interventi di Bridgepoint è rappresentata da managament buyout, versante nel quale la società ha condotto nell’ultimo decennio oltre 150 operazioni, investendo complessivamente 1,5 miliardi di euro. Ricotti ha persuaso Bridgepoint delle potenzialità di uno dei pochi marchi storici del retailing italiano. A fronte di 1.224,4 milioni di euro di fatturato registrati dal gruppo al 31 gennaio 2002, la divisione Coin pesava per 397,7 milioni di euro (ricavi aumentati del 5,5% nei primi 9 mesi del 2002). Ma Ricotti è persuaso che, focalizzando le attenzioni solo sui 70 negozi a insegna Coin, visitati lo scorso anno da 34 milioni di persone e da 10 milioni di acquirenti, sia possibile ampliare i ricavi e soprattutto la redditività. Ricotti vorrebbe enfatizzare il ruolo di Coin come contenitore di idee e servizi, andando al di là del tradizionale negozio d’abbigliamento. Un prototipo in questo senso potrebbe essere Coin di piazza Cinque giornate a Milano, con il ristorante à la page aperto fino a tarda notte e il parrucchiere di tendenza.
A Vittorio Coin, se la partita andrà a segno, resteranno la catena Oviesse (717,1 milioni di euro di fatturato) e i network dedicati all’abbigliamento per bambino Kid’s Planet e Bimbus. Non è poco, perché Oviesse conta 269 negozi fra Italia, Svizzera e Germania. Il capitolo tedesco, sin qui alquanto travagliato, sarà il fronte principale su cui il presidente dovrà impegnarsi. L’acquisizione a fine 2000 dei 94 negozi Kaufhalle, che tendeva a ripetere la trasformazione in Oviesse di gran parte della catena Standa, ha incrociato una congiuntura di mercato tragica. Tant’è che, nonostante un fondo rischi e perdite future per 122,5 milioni di marchi tedeschi, la trasformazione di Kaufhalle nel format Oviesse è andata assai a rilento e ha interessato un terzo della rete acquisita. E’ probabile che, alla fine del processo, metà dell’ex rete Kaufhalle sia venduta. Il risultato operativo dei primi 9 mesi del 2002 del ramo tedesco di Coin ha evidenziato una perdita di 65 milioni di euro. Se andranno in porto il divorzio dal fratello e l’Opa, Vittorio Coin avrà subito pronta una nuova sfida su cui concentrarsi. E sarà pure da vedere se vorrà o dovrà irrobustire la compagine azionaria, approfondendo i colloqui preliminari intrattenuti nei mesi scorsi con partner industriali del calibro di Zara e Max Mara.