Sacconi: “Resta vietato il licenziamento a voce”

19/05/2010

«Il licenziamento orale è e resta vietato». Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi cerca di fare chiarezza e placare le polemiche scatenate da opposizione e sindacati sul Ddl lavoro, il disegno di legge per riformare l’occupazione.
L’emendamento sui licenziamenti senza forma scritta presentato dal relatore del pacchetto lavoro Maurizio Castro è «favorevole» al lavoratore ha precisato Sacconi osservando che «l’emendamento, che amplia, da 60 a 90 giorni, il termine entro il quale il lavoratore può ricorrere contro il licenziamento orale (che è e resta vietato dalla legge 15 luglio 1966, n. 604) non lascia spazio né a strumentalizzazioni né a letture incerte».
La sua ratio, conclude Sacconi, « è tutta favorevole al lavoratore e solo una malafede insistita può ipotizzare il contrario. Questa è l’ulteriore prova della disonestà intellettuale con cui certa opposizione cerca di esasperare il conflitto anche quando, l’evidente ampliamento della tutela del lavoratore non dovrebbe lasciare spazio neppure al dissenso». Intanto, Pietro Ichino, giuslavorista del Pd, ha spiegato che l’emendamento di Castro, sul licenziamento a voce non riguarderebbe i precari. Ieri comunque l’argomento non è stato toccato visto che i lavori delle commissioni Lavoro e Affari costituzionali del Senato si sono fermati in attesa del parere della Commissione Bilancio. Sono stati, invece, illustrati gli emendamenti fino all’articolo 31 (su 50) e si proseguirà oggi. «Nel contratto a termine – spiega Ichino – né lavoratore né datore di lavoro possono recedere dal contratto. Cioè: durante il contratto il lavoratore è più stabile ma alla fine il contratto può non essere rinnovato».
La norma sul licenziamento a voce potrebbe riguardare, invece, i contratti a tempo indeterminato. Alla domanda se il governo darà parere favorevole agli emendamenti il sottosegretario al Lavoro, Pasquale Viespoli risponde «penso di sì». Emendamenti che insieme alla norma dell’arbitrato vengono criticati dalla Cgil. «Se l’orientamento del governo non si modificasse in vista della discussione parlamentare dovremmo arrivare ad azioni di lotta, senza escludere lo sciopero generale» avverte la segretaria confederale della Cgil, Susanna Camusso. «E c’è un problema istituzionale – conclude Camusso – visto che non sono state ascoltate le obiezioni avanzate dal presidente della Repubblica e la norma, come è stata modificata, peggiora ulteriormente l’arbitrato».