Sacconi nella tana Flai col flauto del «dialogo»

13/04/2010

«Compagni avanti, il gran partito noi siamo dei lavorator». Si apre con l’Internazionale, cantata live da una sindacalista di Trapani, il congresso della Flai Cgil a Cervia. Tutti in platea – più di 400 delegati, decine di ospiti – si alzano e seguono in coro, battono le mani. come da tradizione, anche se ormai l’inno è un po’ caduto in disuso. Ma quest’anno c’è una novità: in prima fila c’è il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, «bestia nera» della Cgil, e canticchia anche lui la canzone. Il ministro ha voluto prendere parte al congresso, ha deciso personalmente di venire: ovvio, l’invito per il ministero c’era già, mala Flai si era limitata a un sottosegretario. Sacconi ha fatto chiamare annunciando che sarebbe venuto lui. A due giorni dall’annuncio, fatto al convegno confindustriale di Parma, che presto metterà
in soffitta lo Statuto dei lavoratori, e dopo che la sua legge sull’arbitrato è tornata alla Camera, respinta da Napolitano, è ovvio che c’era molta attesa per quello che avrebbe detto Sacconi. e, soprattutto, ci si chiedeva quale sarebbe stata la reazione della platea Cgil. La consegna, come di prammatica nei casi in cui si invita un ospite, seppure non «amico», era di non fischiare. Ma qualche fischio, e qualche «buu» c’è stato, seppure subito tacitato dai tanti «shh» in sala.
In generale, però, la platea Flai è stata molto attenta, e ha tributato due soli applausi, quelli di cortesia, a inizio e fine dell’intervento. Sacconi, dal canto suo, si è molto sforzato di spiegare le proprie ragioni alla Cgil, dando del tu alla segretaria generale Stefania Crogi, e invitandola più volte al dialogo. Crogi aveva aperto il congresso con un intervento forte, attaccando di petto il «collegato lavoro » che aggira l’articolo 18 e il «piano triennale» Sacconi per smontare lo Statuto dei lavoratori, invocando la mobilitazione di tutta la Cgil. Crogi ha spiegato che «quella legge, a parte il tema dell’articolo 18, è in generale un tentativo di indebolire il lavoratore e costringerlo a privarsi delle tutele del giudice, proprio nel momento in cui è più debole, senza riconoscere la differenza di forza tra impresa e dipendente ».
«Preoccupa anche – ha aggiunto la segretaria della Flai – il piano triennale sul lavoro e la riforma dello statuto: i diritti fondamentali, una volta conquistati, non invecchiano mai, e per questo non c’è bisogno di manometterli: vanno solo mantenuti e difesi». Poi l’invito alla Cgil: «è vero che l’opposizione non si è accorta di nulla, quando quella legge era in discussione da due anni. E noi stessi potevamo fare di più. ma adesso ogni attendismo, ogni indifferenza è un lusso che non possiamo permetterci. Ci dobbiamo mobilitare». Sul fronte dell’agricoltura, Crogi ha chiesto al ministro di convocare finalmente il tavolo sul sommerso, per applicare l’avviso comune già siglato con le imprese. Per gli immigrati, ha chiesto la modifica della Bossi- Fini, e più in generale di estendere il reato di associazione a delinquere alle imprese che usano lavoro nero. Sacconi ha difeso dal palco innanzitutto l’uso dei voucher, i buoni lavoro utilizzati in agricoltura: la Flai è sempre stata contraria. Proprio a questo punto sono arrivate dalla platea le contestazioni più forti. Ancora, il ministro ha anticipato che vuole «estendere in agricoltura la bilateralità già in atto nell’edilizia, su collocamento, certificazione, formazione: ma per fare questo – ha detto rivolto alla platea – ci vuole anche il vostro accordo, perché per una bilateralità vera serve il consenso unanime». Sull’arbitrato, il ministro è stato più soft, tanto che si è sentito solo qualche mugugno: «Quella sull’arbitrato non è liquidabile come una discussione tra i padroni delle ferriere, che vogliono distruggere i diritti dei lavoratori, e il movimento sindacale che invece vuole difendere e consolidare quei diritti – ha spiegato – La legge sull’arbitrato disciplina in modo astratto alcuni istituti,mane condiziona l’effettiva entrata in vigore agli accordi interconfederali, cedevoli poi nei confronti degli accordi di categoria.
Non è una legge immediatamente operativa, si basa sulla sussidiarietà». Infine l’appello
a dialogare, e il sì a convocare il Tavolo sul sommerso.