Sacconi: legare le retribuzioni alla produttività

01/02/2006
    mercoledì 1 febbraio 2006

    Pagina 5 – Economia e Politica

    retribuzioni

    Sacconi, legarle alla produttività

      di Teresa Pittelli

      Via alle retribuzioni legate alla produttività dei lavoratori, con sgravi fiscali alle aziende per la parte variabile degli stipendi, in modo da rendere inutile il rinnovo biennale dei contratti.

      La proposta di rivoluzionare il vecchio contratto collettivo di lavoro a favore di un modello più fluido e decentrato è del sottosegretario al welfare, Maurizio Sacconi, che ieri ha espresso il punto di vista del governo nel dibattito aperto tra Confindustria e sindacati sulla riforma del sistema contrattuale. Commentando i dati Istat sulle retribuzioni, Sacconi ha sottolineato ´l’assurdità del rinnovo biennale dei contratti, che deve essere superato per dare maggiore stabilità alle relazioni industriali’.

        Sacconi propone invece un modello ´funzionale alla maggiore competitività delle imprese e a una migliore remunerazione del lavoro’, basato sulla flessibilità della retribuzione in funzione della produttività. Una novità che secondo il sottosegretario servirà ´a coinvolgere di più il lavoratore nella vita dell’azienda’.

          E che permetterà anche alle aziende di ottenere sgravi fiscali sulla parte variabile della retribuzione.

            La linea del sottosegretario al welfare ricalca in sostanza quella del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che nei giorni scorsi ha lanciato ai sindacati un appello per la ripresa della trattativa sulla riforma del modello contrattuale. Trattativa che si è interrotta oltre un anno fa per l’abbandono del tavolo da parte della Cgil, non disponibile a rinunciare alla centralità del contratto nazionale e contraria a far partire la riforma dei contratti prima della revisione delle regole di rappresentanza del sindacato in azienda.

              Le posizioni tra i sindacati, del resto, sono distanti. Naufragata da qualche tempo l’idea di trovare una piattaforma comune da portare al tavolo degli industriali (e per la quale un’apposita commissione unica si era messa a lavoro), le tre confederazioni risponderanno dunque in ordine sparso all’appello di Montezemolo.

                La Cgil, con il congresso di marzo alle porte, non è ovviamente disponibile a far partire subito il confronto, e sente anzi il pressing di Confindustria come una provocazione. Dure, quindi, le reazioni di ieri alla proposta Sacconi. ´È inspiegabile l’ossessione di Sacconi contro il modello contrattuale in vigore’, ha spiegato Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil. Secondo Maulucci ´i dati dell’Istat dimostrano che il sistema funziona per chi ha la possibilità di godere di un rinnovo contrattuale, mentre non funziona per tutti quelli che lavorano senza contratto nazionale grazie alla legge Maroni-Sacconi e per tutti coloro che devono aspettare anni per chiudere un contratto grazie all’abbandono della politica dei redditi’. Diversa la posizione della Cisl, con il segretario confederale Raffaele Bonanni che propone di andare subito al confronto con gli industriali perché ´lavoratori e aziende hanno bisogno della modernizzazione del contratto centrale e del rilancio del secondo livello’. Più sfumata la posizione della Uil. Per Paolo Pirani ´il problema più urgente ora è dare più soldi ai pensionati e ai lavoratori’. (riproduzione riservata)