Sacconi: lavoro, ora un piano triennale

21/05/2010

ROMA — Il più preoccupato sembra il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. E non tanto perché non sia convinto anche lui della necessità di adeguare, quarant’anni dopo, lo Statuto dei lavoratori. Ma perché, dice, «il governo adesso farebbe bene ad occuparsi di altro, della crisi, anziché aprire spaccature». Insomma: la riforma per trasformare lo Statuto dei lavoratori in «Statuto dei lavori» annunciata dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, non è una priorità, secondo Bonanni. Ma ieri, che la legge 300 è stata celebrata con tre diverse iniziative sindacali (una per sigla, e anche questo è significativo) e in un convegno al Senato con l’intervento del presidente Renato Schifani, il tema della riforma ha tenuto banco. E subito il sindacato si è diviso: disponibile la Uil di Luigi Angeletti, cauta la Cisl, contraria la Cgil, pronta a mobilitarsi a difesa di quello che per il segretario generale, Guglielmo Epifani, è un «caposaldo del diritto del lavoro»
Sacconi, intervenendo al convegno organizzato dalla Uil e dalla Fondazione Craxi, ha ribadito le intenzioni contenute nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere, cioè di voler presentare «prima dell’estate o subito dopo» e previa consultazione con le parti sociali un «piano triennale per il lavoro» e poi un disegno di legge delega per lo Statuto dei lavori, dove accanto ad alcuni diritti fondamentali da garantire a tutti (sicurezza sul lavoro, giusta retribuzione, conoscenza) ci sarebbe un ventaglio di tutele che le parti dovrebbero adattare, attraverso accordi, alle singole realtà territoriali e produttive. Obiettivi del piano: estendere le tutele, che come ha ricordato ieri Angeletti coprono meno della metà dei lavoratori (quelli delle aziende con più di 15 dipendenti), e rafforzare l’occupabilità dei lavoratori attraverso un capillare sistema di formazione legato ai fabbisogni territoriali.
Il disegno di Sacconi è contrastato dalla Cgil, che vi vede un attacco all’articolo 18 della legge 300, quello che tutela dai licenziamenti senza giusta causa. E in effetti, almeno nella maggioranza, c’è chi come Giuliano Cazzola (Pdl) pensa che la riforma «dovrebbe partire dalla riforma dell’articolo 18». L’opposizione è pronta a dar battaglia. Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, dice che una riforma come questa non si può fare con una legge delega che affiderebbe in sostanza le decisioni al governo, tagliando fuori il Parlamento. L’Idv, con Maurizio Zipponi, parla di «disegno eversivo». Sacconi invita però ad abbassare i toni «in un Paese che non ha ancora risolto le ragioni che hanno condotto a deviazioni di carattere violento». Al convegno della Uil è intervenuto anche il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta. La riforma, ha detto suscitando consensi, è a vantaggio dei più deboli. Ma quando ha attaccato i «fannulloni» dalla platea sono arrivati anche fischi.