Sacconi, il falco, tenta ancora di dividere il sindacato

27/07/2004


            martedì 27 luglio 2004

            il retroscena

            E Sacconi, il falco, tenta ancora di dividere il sindacato

            ROMA L’obiettivo è sempre lo stesso: provocare la Cgil. E anche il mandante (stavolta anche esecutore) è sempre lo stesso: il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi. Fu lui, ai tempi di Sergio Cofferati, a «montare» (sì, proprio come la panna) il duello sull’articolo 18, aiutato allora dall’amico Stefano Parisi «di stanza» in Confindustria. Oggi il «braccio armato» di Roberto Maroni ci riprova con l’inflazione programmata, dato su cui i sindacati sono sensibilissimi. Se non altro perché su quella cifra si stabiliscono gli aumenti salariali di tutte le categorie. Si tratta di un dato talmente importante che Domenico Siniscalco ha preferito tacerlo finora: dovrà dirlo comunque al massimo domani, perché senza quel numero la tabella del Dpef è incompleta. In ogni caso ci ha pensato Sacconi (non si capisce davvero bene con quale autorità) ad anticipare delle indicazioni al Corsera proprio nel giorno dell’incontro con le parti sociali. Come dire: meglio di una bomba a orologeria, più preciso di un orologio svizzero. Naturalmente quando si tratta di seminare discordia, meglio restare nel vago. «Il dato potrebbe non scostarsi molto dall’1,5% del Pil». Vuol dire 1,8%? Vuol dire 2%? Chissà. L’importante è tenersi bassi, e vedere cosa accade.

            Un vero
            ballon d’essay lanciato con una precisione matematica. Ma, sfortunatamente per lui e fortunatamente per l’intero Paese (e per i lavoratori), l’operazione non sembra riuscita. Se si voleva provocare una rivolta in corso d’Italia, per poi sperare in una porticina socchiusa di Cisl e Uil, Sacconi ha davvero sbagliato strada. Le sue intenzione per la verità erano prorpio quelle, almeno stando ai bene informati: approfittare della recente divisione sulla concertazione tra le tre centrali sindacali per affondare la lama. Ma stavolta Sacconi ha fatto male i conti. Sembra assai difficile, infatti, che sul fronte della politica dei redditi, con le famiglie che con affanno arrivano a fine mese, due sindacati come Cisl e Uil accettino condizioni al ribasso. Tant’è che era stato lo stesso Luigi Angeletti, il giorno prima, a depotenziare l’assalto del sottosegretario. «Possono metterci il numero che vogliono, noi chiederemo aumenti vicini al carovita reale», aveva detto il leader Uil. Arrivati al tavolo, poi, tutti hanno chiesto che l’inflazione programmata sia il più vicino possibile a quella reale. Senza strappi e senza «scenate». Anche nel governo il sottosegretario non sembra aver ottenuto sponde. Forse anche lo stile Sacconi andrebbe riaggiornato.

            b. di g.