Sacconi: così decollerà il part-time

09/03/2004
        del lunedì

        sezione: IN PRIMO PIANO
        data: 2004-03-08 – pag: 2
        autore: PAGINA A CURA DI RITA FATIGUSO
        Sacconi: così decollerà il part-time
        L’obiettivo è convincere imprese e lavoratori
        Siamo pronti a lanciare unicampagna di informazione per incoraggiare l’impiego del nuovo parttime affinchè questo contratto oggi utilizzato nella misura del 9% dei rapporti di lavoro si avvicini alla media europea del 18, con effetti positivi sul tasso di occupazione generale e, in particolare, delle donne». Nel giorno dedicato alla festa delle donne l’annuncio del sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi è di quelli che certamente fanno piacere. E che fanno ben sperare, visto che a molte donne piacerebbe evitare il drastico (ma sempre più frequente) aut aut lavoro-famiglia lavorando in maniera diversa. Magari lavorando meno, ma garantendo un supporto al proprio nucleo familiare che non precluda possibili sviluppi di carriera.
        L’annuncio non dovrebbe far contente solo le donne. C’è, infatti, una premessa essenziale alla campagna informativa destinata a passare anche attraverso un’imminente circolare che spiegherà, specie agli addetti ai lavori, gli ultimi ritocchi legislativi alla normativa sul part-time. Una premessa, quindi, che può tornare utile non solo alle donne. «La legge Biagi ha riformato radicalmente il contratto di lavoro a tempo parziale — avverte il sottosegretario — uniformandone la regolazione alla Direttiva europea e superando l’anomalia italiana di quelle rigidità che hanno finora impedito lo sviluppo di questo contratto. Attraverso accordi collettivi o, in attesa di questi, attraverso intese individuali sarà possibile definire i modi con cui variare o allungare l’orario di lavoro tanto nel part-time orizzontale tanto in quello verticale».
        La leva da utilizzare è quella degli orari di lavoro. Osserva Maurizio Sacconi: «Questa flessibile modulazione dell’orario può incoraggiare l’impresa all’impiego di più contratti a tempo parziale, con particolare attenzione alle donne e agli anziani. Talora può essere sufficiente anche una riduzione di un’ora di lavoro al giorno per consentire a una madre di conciliare il tempo di lavoro con gli obblighi familiari».
        L’impresa, appunto. Forte è la convinzione che bisogna educare anche le aziende a scegliere questo tipo di contratto. Non a caso
        l’Aidp, l’Associazione dei direttori del personale ha voluto dedicare al part-time e agli orari di lavoro un incontro di studio che si terrà a Milano il 15 marzo con la collaborazione dell’Adapt Centro Studi Internazionali e Comparati Marco Biagi (ore 15,30, Audito
        rium Forum Ibm – Via Siusi 2/1).
        Intorno a un tavolo i responsabili delle risorse umane e del personale di aziende importanti (Roberto Frattini del Linificio Canapificio Nazionale, Ferdinando Lignano di Whirlpool Europe, Aldo Magnone di Walt Disney Italia, Angelo Stango del Gruppo Merloni, Lucio Toninelli di IBM Italia e Sud Europa, Carlo Magri Assessore al personale, lavoro e risorse del Comune di Milano).
        Tocca infatti a loro valutare, soppesare, decidere, sperimentare se e come introdurre il part-time in azienda, andando ben oltre la tradizionale occasionalità che, finora, ha frenato un’introduzione generalizzata in Italia. C’è di più. Un’indagine condotta dall’Osservatorio lombardo sul parttime rivela che in Italia esiste una
        grossa quota di lavoro a tempo parziale di ripiego, perché il part-time in certi casi è considerato l’unica possibilità di trovare un lavoro, soprattutto per le donne e i disoccupati in genere meno qualificati. Senz’altro qualcosa di vero c’è anche nei dati della Cgia di Mestre, secondo cui un lavoro flessibile su tre è un contratto part-time.
        Le politiche europee e del Governo, com’è noto, vanno invece
        in un’altra direzione. E cioè di contratti flessibili ma di qualità.
        «Si tratta di un elemento che va coniugato con la gestione dei processi produttivi e degli orari di lavoro e che richiede uno sforzo
        nel far dialogare lavoratori stabili con quelli flessibili» commenta
        Luciano Pero, docente al Politecnico di Milano e autore di un
        ricerca della Fondazione Seveso sugli orari a menù. «Come escogitare orari più flessibili per le aziende e più graditi ai lavoratori
        e come creare possibilità di sviluppo professionale nella flessibilità?». «Schemi variabili ma negoziati e ben regolati, scelti in un menù preciso, ecco quello che ci vuole — commenta Pero — l’idea è che il lavoratore o la lavoratrice che chiede il part-time temporaneo per ragioni personali o di famiglia possa evitare la marginalizzazione sul lavoro ad esempio con l’inserimento di piccoli team di part-time nel ciclo dei turni tradizionali. Il che, ovviamente, presuppone la scelta
        collettiva di un piccolo gruppo per un periodo definito, di un anno almeno».