Sabattini, una vita con gli operai (G.Epifani)

04/09/2003

      giovedì 4 settembre 2003

      Sabattini, una vita con gli operai

      Guglielmo Epifani

      Avevo visto per l’ultima volta Claudio Sabattini in Sicilia, in una delle tante iniziative organizzate dalla Cgil, lui vi partecipava da segretario della Fiom dell’isola, un incarico
      che aveva voluto e scelto come segno di attaccamento e come forma di militanza rigorosa. Avevamo poi saputo del suo ricovero nel mese di agosto ed oggi ci troviamo a piangere la morte di un grande sindacalista e di un uomo importante nelle vicende sociali degli ultimi trent’anni. Un militante severo e un amico. È evidente che molti nel ricordarlo faranno riferimento alle vicende della Fiat nell’80, a quella situazione simbolo di una grande lotta e di una importante sconfitta.
      Ho sempre pensato che parlare di Claudio solo in relazione a quel fatto fosse, da un lato, esagerare il suo ruolo allora e, dall’altro, ridurre la portata di un impegno rilevante e generoso prima, durante e dopo quelle vicende.
      Ho già avuto modo di dire, in occasione di un comitato direttivo della Cgil siciliana, che Claudio è stato anche uomo decisivo per far passare accordi importanti negli anni novanta, a partire da quello sulla politica dei redditi del luglio del 1993.
      Dirigente di grande rigore e forza morale, ha attraversato in prima persona le grandi trasformazioni sociali e produttive del mondo del lavoro, in uno stile di vita tutto speso nella difesa del ruolo dei lavoratori e della funzione del movimento sindacale.
      Sia da segretario generale della Fiom che da dirigente confederale ha sempre valorizzato lo studio e l’interesse sulla condizione lavorativa ed operaia e difeso la natura generale e confederale della Cgil. Autonomia, democrazia e condizione operaia sono stati sempre i valori a cui si è ispirato.
      Oggi la triste vicenda della sua scomparsa ci impone di ricordarlo per tutto quello che ha fatto, per una vita e un impegno molto più complessi e meno riducibili ad una rilettura
      unilaterale del suo ruolo che – non a caso – lo ha visto insieme segretario e militante della Fiom per molti anni e anche dirigente e sindacalista della Cgil.
      La Cgil di oggi deve molto, per questo, al suo lavoro, al suo impegno e anche alle sue capacità.
      Claudio è stato un uomo e un dirigente sindacale molto amato, oggetto di grandi passioni e di stima, ma anche di critiche molto forti. Non c’è dubbio però che oggi e durante i
      suoi funerali saranno migliaia i lavoratori, le lavoratrici, i quadri sindacali che verranno a salutarlo per l’ultima volta, e a rendere l’omaggio che si deve ad una persona così importante nella storia della Cgil e del movimento sindacale italiano. E verranno molti di coloro che, anche controparti, hanno avuto modo di conoscerne il rigore ma anche la capacità di sapere quando e come si poteva – se c’erano le condizioni – chiudere
      un accordo. Claudio lascia un figlio al quale vanno oggi l’affetto e la solidarietà di tutta la Cgil. Simone può essere fiero di quello che ha rappresentato suo padre.