Sabato niente spesa

30/06/2004






 
   
30 Giugno 2004
ECONOMIA




 
Sabato niente spesa
Mentre si prepara lo sciopero, Confcommercio prova a spegnerlo?

Assemblee e fermate
in vista dello stop nazionale del 3 luglio per il rinnovo del contratto. Dopo la rottura, le imprese cercano di riagganciare il sindacato

MANUELA CARTOSIO


Dopo il voltafaccia di venerdì scorso sul rinnovo del contratto, oggi si riunisce la «delegazione trattante» di Confcommercio. Per fermare lo sciopero di sabato o, quantomeno, per depotenziarlo, manderà ambigui segnali di disponibilità a tornare al tavolo. C’è da sperare che i sindacati di categoria non li raccolgano: di scioperi revocati all’ultimo minuto ne basta uno. Tra i lavoratori è ancora vivo lo sconcerto per l’annullamento dello sciopero e della manifestazione nazionale del 19 giugno. Perseverare sarebbe suicida. A Milano, dove lo sciopero di sabato coincide con l’inizio dei saldi, Cgil, Cisl e Uil invitano i clienti ad astenersi dalle compere (domenica compresa). La Fiom nazionale sollecita lo sciopero della spesa in solidarietà con il milione e mezzo di commesse, cassiere, magazzinieri che da 18 mesi aspettano il rinnovo del contratto. Da un pezzo gli scioperi, pur se partecipati, non obbligano a tirar giù le saracinesche. Effetto della precarietà e della flessibilità già dilagate nella grande distribuzione. Confcommercio non è sazia; ha rotto la trattativa non sull’aumento salariale (inferiore, comunque, alla richiesta in piattaforma) ma sul recepimento della legge 30.

Al Coin di piazzale Loreto tutto il personale ha aderito alle due ore di sciopero fatte sabato scorso. «Hanno tenuto aperto con dentro solo i capi», racconta la delegata Raffaella Patruno, «furti a iosa, contenti loro…». Tra le commesse c’è molta rabbia per il giro di vite che la grande distribuzione, Coin in testa, intende dare al part time. «Vogliono essere liberi di cambiarti l’orario con solo due giorni di preavviso, obbligarti a fare il 30% di ore supplementari. E’ pazzesco». Raffaella non lesina le critiche all’opaco tira e molla del sindacato, «ma ora in primo piano c’è l’arroganza delle aziende». Quando una collega va a dirle che non crede più al sindacato, lei la scrolla: «Allora credi a Babbo Natale?».

Al Gigante di Bottonuco (Bergamo) su 85 dipendenti a scioperare sono una dozzina di cassiere. «Lo sciopero di sabato prossimo è sentito, ma per farlo ci vuole coraggio», dice Claudia Mazzaroli. L’obiettivo è di creare «più disagi possibile», «faremo un cartello per chiedere ai clienti di non fare la spesa sabato».

L’Esselunga è la catena dove il sindacato ha la vita più difficile. Ciò nonostante, dice Piero Saporito della filiale Milano-Certosa, lo sciopero del 19 giugno «prometteva bene». Di ragioni per scioperare sabato ce ne sono ancora di più, «ma la gente è confusa e spiazzata dalle voci messe in giro ad arte dall’azienda e dal sindacato che ha tergiversato troppo». Di «brutte sorprese» questa volta non dovrebbero essercene. Lo sciopero va fatto, a prescindere da eventuali mosse tattiche di Confcommercio.

Luca Marchi, delegato Filcams all’Ikea di Corsico, si prepara all’assemblea di domani. «Ci sarà contestazione, la gente è stufa della prepotenza dei padroni ma è anche scontenta della mancanza di trasparenza del sindacato sulla trattativa. Revocare lo sciopero del 19 giugno è stato un errore micidiale. E poi il sindacato non può cambiare la piattaforma in corso d’opera e sempre al ribasso». Lo sciopero di sabato riuscirà, prevede Marchi, «ma non sarà solo contro Confcommercio».

La Nch è un buon esempio di terziario arretrato: 120 donne infilano nei computer i buoni sconto raccolti nei punti vendita. Tutte part time, «un lavoro così ripetitivo non si regge più di 4 ore», dice Paola Borghini della Filcams. «Siamo disorientate. Il modo in cui è stata condotta la trattativa rasenta la catastrofe. Ora siamo chiamate a scioperare per un contratto che, ammesso Confcommercio torni sui suoi passi, non ci sta bene».

Ancora in forse la partecipazione allo sciopero di sabato dei 60 mila addetti della grande distribuzione cooperativa. Per loro, infatti, la trattativa non si è interrotta.