Rutelli: “Sergio è andato sopra le righe la Cgil sbaglia a rompere ora”

05/06/2002

        MERCOLEDÌ, 05 GIUGNO 2002
         
        Pagina 7 – Interni
         
        IL COLLOQUIO
         
        Francesco Rutelli risponde agli attacchi di Cofferati: il tempo del collateralismo è finito
         
        "Sergio è andato sopra le righe la Cgil sbaglia a rompere ora"
         
        Il leader del centrosinistra: il sindacato deve trattare
         
         
         
        non vedo traditori Pezzotta e Angeletti si siedono al tavolo? Li capisco, e non mi sento di dargli dei traditori
         
        DAL NOSTRO INVIATO
        UMBERTO ROSSO

        ALESSANDRIA – Sedersi e dialogare con il governo, su tutto, articolo 18 compreso. «A rompere – dice Francesco Rutelli a Cofferati – c´è sempre tempo. Il mestiere del sindacato è di trattare». E´ scontro. Il Cinese non gradisce, «esortazione fuori luogo» la definisce, con un durissimo «nel difendere l´articolo 18 difenderemo anche l´onorevole Rutelli da se stesso». Allora, si apre la battaglia decisiva ai vertici del centrosinistra? In ballo le sorti della leadership fra il leader dell´Ulivo e il segretario della Cgil. E, dietro il botta e risposta sulla trattativa, rispunta anche la vecchia "cinghia di trasmissione", la Margherita filo-Cisl e i Ds dalle parte della Cgil. Rutelli è ad Alessandria, in campagna elettorale per i ballottaggi. E appena sceso dal palco, spiega come la pensa: «Certe dichiarazioni di Cofferati sono andate sopra le righe. Rispetto la decisioni di tutti e tre i sindacati, sul "come" andare al confronto con il governo. Ma francamente non mi scandalizza affatto che Cisl e Uil dicano "andiamo a vedere di che si tratta", e si mettano attorno ad un tavolo a discutere non solo di mezzogiorno, fisco e pensioni, ma anche dell´articolo 18. Un sindacato non può non discutere di mercato del lavoro e di tutele di nuovi lavori. Il mestiere del sindacato è trattare, per ottenere risultati: solo di fronte al diniego totale deve agire con lotte più drastiche. Anche noi dell´Ulivo abbiamo presentato la proposta Amato-Treu per il riordino dei nuovi diritti del lavoro. E´ normale che si discuta. Cisl e Uil sostengono: il nodo articolo 18 è stralciato. La Cgil ribatte: non è così. Si vedrà alla fine. Se in effetti stralcio sarà, avranno avuto ragione Pezzotta e Angeletti a sedersi. Se non ci sarà, saranno lesti ad alzarsi e riprendere le azioni di lotta. Ma non c´è ragione al mondo di vedere in altro modo quella che è una valutazione di metodo, spingerla fino ad un inasprimento politico, ad uno scontro politico. Questo non mi sembrerebbe comprensibile. Capisco Cofferati, che non si fida del governo. Ma in fondo, anche se avesse ragione lui, l´unico vero pericolo è che qualcuno sottoscriva modifiche alla legge. Ma questo rischio oggi non c´è: sia la Cisl che la Uil dichiarano "ci sediamo al tavolo ma sia chiaro non siamo disponibili a nessuna modifica dell´articolo 18". Francamente non vedo perché alimentare discussioni e polemiche politiche. Se, al momento di tirare le somme, non verrà offerto lo stralcio, allora qualcuno proporrà anche un referendum. E io lo firmerò, cosa che invece non farò con quello di Bertinotti».
        L´obiezione di Cofferati però è chiara: Berlusconi ha già annunciato, e confermato ancora ieri, l´intenzione di mettere mano ai licenziamenti per giusta causa. Che senso ha sedersi al tavolo? «Un politico non deve affibbiare pagelle al sindacato: tu promosso, tu bocciato. Non me la sento proprio di bollare Cisl e Uil, anche loro del resto per l´intangibilità dell´articolo 18, come traditori, gente che rompe… Detto questo, rispetto e capisco la posizione e la preoccupazione di Cofferati. Insisto: le somme si tirano alla fine. Tanto è vero che il segretario della Cgil al tavolo siede per tre dei quattro argomenti. Non dice: siccome non c´è lo stralcio o siccome è dubbio – come sostengono Cisl e Uil – non partecipo alle altre discussioni. Ammortizzatori sociali per i precari, la formazione, il trattamento previdenziale, tutti temi chiave. Insomma, credo che sia pienamente legittimo avere sul metodo due opinioni diverse nel sindacato. Senza per questo additare Cisl e Uil come forze della rottura. Purtroppo, una rottura di fatto si è consumata. La mia speranza è che si ricomponga, e che i tre vadano uniti al tavolo. I progressi ci sono stati proprio perché i sindacati hanno marciato compatti. Diversamente, si aprono varchi. Spero che rimangano uniti, e avranno tutto il nostro appoggio: l´articolo 18 non si tocca. E´ una battaglia politica, è giusto tenere la massima fermezza. Però, vedremo il da farsi. Perché per adesso è stato formalmente stralciato. Hanno intenzione di riproporlo? Se accadrà, avranno battaglia in Parlamento da parte dell´opposizione, e da parte del sindacato secondo le forme che sindacato si darà».
        Il Polo è tutto unito sull´articolo 18, il centrosinistra meno. Margherita e Ds, per esempio, non sembrano sempre marciare sulla stessa lunghezza d´onda. E l´ex ministro Treu ieri si è astenuto in commissione al Senato, per «non seguire la Cgil». Il presidente della Margherita però smentisce contrasti di fondo, nega che l´Ulivo proceda in ordine sparso. «Non c´è un millimetro di differenza. Siamo per lo stralcio e contro ogni modifica alla legge. Sulle battaglie politiche non si torna indietro». Rutelli filo-Cisl per ragioni, per così dire, d´ufficio, per difendere il sindacato cattolico che si muove nella stessa area della Margherita? O, magari, per evitare che la Cisl, possa slittare dall´altra parte? «Guai se torniamo al collateralismo fra politica e sindacati. C´è autonomia, e forse anche per questo Cofferati esprime giudizi politici, ma io mi tengo la libertà di non condannare gli uni o gli altri. Le azioni del sindacato le decide il sindacato e i giudizi della politica sono propri del Parlamento. Poi, si registrano delle convergenze, molto, molto importanti, come quelle dei mesi scorsi, e dobbiamo cercare di preservarle al massimo. Ma non significa il ritorno al collateralismo. Io non ho alcun sindacato di riferimento. Ed è bene che non ce l´abbia nessuno». Cofferati ha un´altra preoccupazione: Berlusconi fa "melina" sull´articolo 18 per far saltare i tempi di un eventuale referendum abrogativo in autunno, allargato a quel punto anche al conflitto di interessi e le rogatorie. Un timore che Rutelli condivide: «Preoccupazione fondata. Ma il governo non si illuda di poter modificare in modo indolore l´articolo 18 in Parlamento. Si troverebbe davanti un autunno molto, molto caldo».