Rutelli propone una terza via per l´art.18

24/06/2002





(Del 24/6/2002 Sezione: Economia Pag. 4)
Rutelli propone una terza via per l´art.18
«Ammortizzatori sociali anche per i nuovi lavori. Capisco i problemi delle imprese»

ROMA
«Ma è chiaro che sull´articolo 18 noi proponiamo una Terza Via?». Sarà perché mentre parla sta armeggiando nella shopping bag blu dono di Tony Blair a Hartwell House, ma Rutelli proprio non ce la fa a denominare con diversa fantasia il progetto di soluzione dell´impasse creatasi sui problemi del lavoro. Un progetto al quale lui stesso, Piero Fassino, Giuliano Amato, Tiziano Treu ed Enrico Morando hanno lavorato in una riunione di venerdì scorso. Rutelli vi accenna dal palco della Domus Mariae, che fu teatro nel `59 del trionfo doroteo e da cui lui oggi lancia i Circoli della Margherita, con l´esplicito fine di «seguire una ferrea regola della politica: se non si cresce, si decresce». Ovvero «non possiamo restare al 14,5 per cento, dobbiamo arrivare al 20». Il fatto è che, per dirla con Berlusconi, Tremonti è tornato da Siviglia «con le tasche allungate», per dirla con Rutelli «sugli ammortizzatori sociali hanno offerto solo una mancia». La mancia sono i settecento milioni di euro che Maroni vuol spendere, col possibile placet di Cisl e Uil, essenzialmente aumentando l´indennità di disoccupazione. Cosa che Rutelli commentava ieri come «una poverissima cosa». E allora l´Ulivo, che non avrà ancora per polemiche interne il discusso «governo ombra», ha messo in piedi la proposta, in una riunione che appare comunque da «dicastero ombra». La pattuglia ulivista del Lavoro: da un´idea di Tiziano Treu, allargare gli ammortizzatori sociali anche ai nuovi lavori, per un onere conteggiato da Paolo Onofri in complessivi 5 miliardi di euro, di cui Enrico Morando sta affinando la fattibilità, reperendo le possibili coperture finanziarie di bilancio. Sull´articolo 18, che non si tocca, grande comprensione verso le imprese: «Il problema esiste», dice Rutelli. E che lui ed Enrico Letta la pensino così non è un mistero, essendo oggetto di una lunga polemica politica. Spiega Rutelli che «anche le imprese hanno problemi, e bisogna risolverli certo senza dare loro il coltello dalla parte del manico, e in maniera soddisfacente per il lavoratore». Detta così, sembra la via indolore all´aggiramento della licenziabilità facile. In dettaglio, Tiziano Treu spiega che «i processi del lavoro sono lunghi e pesantissimi, durano anni, e alla fine un´impresa condannata dalla Cassazione a riassumere chi ha licenziato deve anche pagare 7, 8 anni di arretrati». La soluzione proposta è allora quella di ridurre a due i gradi di giudizio, di creare un fondo mutualistico di garanzia, e soprattutto di aprire alla possibilità di ricorrere all´arbitrato. «Non l´arbitrato di equità che voleva la Confindustria», ci tiene a precisare Treu. La proposta, che verrà illustrata stamattina da Piero Fassino alla direzione nazionale diessina, sarà formalizzata in settimana. Per il resto, c´è la politica: l´Ulivo è alle prese con gli attacchi della minoranza diessina e di Cofferati, e pungolato ancora più a sinistra da Bertinotti che sta raccogliendo le firme per un referendum che estenderebbe le garanzie dell´articolo 18 anche alle aziende con meno di 15 dipendenti. Dunque, anzitutto Francesco Rutelli tiene il punto: «Sia ben chiaro: quando l´articolo 18 arriverà in Parlamento noi voteremo no», e mostra proprio di non condividere l´allocuzione di «patto scellerato» usata da Cofferati verso Cisl e Uil: «Noi non chiameremo mai traditori chi si siede a trattare col governo». E poi fa una strambata: il sindacato «deve essere autonomo, e ricomporre in tutti i modi ogni divisione». Attenzione, «evitando che questa stessa divisione si ripercuota anche in politica». Rutelli sa bene che la Cisl è spaccata, la Uil indecisa, che i due sindacati trattativisti ancora non sanno se firmare le modifiche del governo all´articolo 18 il 2 luglio prossimo, che sono talmente in difficoltà da consultarsi (ma è comunque abitudine antica) anche con il vertice della Cgil. E sa bene anche che il pericolo maggiore, per il centrosinistra, è che la divisione delle forze sociali si ripercuota su quelle politiche: per questo fa una virata, dai giorni non molto lontani in cui invitava Cofferati a sedersi al tavolo di trattativa con tono talmente perentorio da lasciare l´impressione che per lui l´articolo 18 non fosse intoccabile, come gli fece notare Rosi Bindi. Per il resto, «il governo pensa solo a sfasciare il bilancio, tanto sa che poi torna il centrosinistra a rimettere a posto i conti dello Stato». Sempre che quell´extra-deficit concesso dall´Europa a Siviglia non serva per gli ammortizzatori sociali che ha in mente l´Ulivo.

Antonella Rampino