Rutelli: meno tasse ai commercianti

03/04/2001

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Rutelli: meno tasse ai commercianti
Chiude al Prc: causò la caduta di Prodi. Attacco alla Confindustria
Da Cernobbio il candidato premier dell’Ulivo alla Confcommercio: io prendo impegni, quelle di Berlusconi sono fanfaluche

GIORGIO LONARDI


CERNOBBIO – Rutelli attacca Berlusconi e la Confindustria e chiarisce che forse è meglio non avere fatto l’accordo con Rifondazione. Il candidato premier dell’Ulivo raccoglie attenzione e consensi a Cernobbio, dove la Confcommercio di Sergio Billè ha invitato i leader dei due schieramenti (oggi toccherà proprio al Cavaliere). Rutelli va subito al sodo sulle tasse e sulle promesse del suo «avversario» Silvio Berlusconi. «Il Polo – esordisce – ha parlato nei mesi scorsi di una riduzione fiscale di 12, 14 punti, una riduzione gigantesca di 180 mila miliardi all’anno. Poi l’hanno ridotta a 70 mila miliardi e ora parlano di 50 mila miliardi. Non s’era mai vista una cosa del genere».
Rutelli attacca Berlusconi senza mai nominarlo: «Un uomo politico che si candida per il governo del Paese e va dai suoi interlocutori per dare ragione a tutti non è un uomo serio». Poi aggiunge: «Noi non promettiamo fanfaluche, cose che non stanno né in cielo né in terra. Chi va dagli artigiani per dirgli bravi, anch’io sono un artigiano e fa lo stesso con i commercianti, Confindustria e tutti gli altri, sappia che gli italiani non abboccano».
Il candidato dell’Ulivo parla anche dei rapporti con Rifondazione e cita esplicitamente un vulnus, la caduta del governo Prodi nel 1998, che non è mai stato sanato. «Il mancato accordo con il Prc ci costa elettoralmente – ha detto Rutelli – io mi rivolgerò agli elettori… Ci sono delle differenze insuperabili ed è un bene che non facciamo un governo insieme, sicuramente avremo più fiducia da parte dei cittadini». Replica polemica a distanza di Bertinotti: «Da questo momento in poi Rutelli e il centrosinistra non potranno dire che il Prc li danneggia».
Sergio Billé, il padrone di casa, a capo di un’organizzazione che vanta 750 mila associati e oltre 2 milioni di dipendenti ha assicurato la più rigorosa par condicio fra i due contendenti. E il leader dell’Ulivo ne approfitta per annunciare che nei prossimi cinque anni intende «abbassare la pressione fiscale sotto il 40 per cento». Quindi rivolgendosi a Billé precisa: «Tu dici che è necessaria una riduzione fiscale di un punto all’anno. Credo sia realistico parlare di una diminuzione dello 0,7 per cento annuo». Poi ecco altri tre provvedimenti che stanno molto a cuore ai commercianti: «Ridurremo del 30 per cento l’Irap sulle piccole aziende e di 79 punti gli oneri sul lavoro. E aboliremo l’imposta di registro». Rutelli promette la battaglia per rendere sicure le città e quella contro l’abusivismo commerciale, ad esempio.
Poi ecco la stoccata nei confronti degli industriali: «Sono ben lieto di non avere avuto un tripudio davanti alla Confindustria. La Confindustria rappresenta una parte di Italia importante ma non comanda. Nel nostro paese comanda il governo democratico che tiene conto della Confindustria, dei sindacati, dei commercianti, degli artigiani e dei giovani disoccupati». Una critica cui replica Umberto Agnelli con perfido distacco: «Fa male, Rutelli, ad essere contento di non prendere gli applausi, perché lui dovrebbe cercarli da tutti. Non credo che Confindustria abbia mai comandato. Certo, faceva parte dell’establishment».
Quanto ai commercianti appaiono soddisfatti della piega presa dal dibattito di Cernobbio dove oggi è atteso il capo del Polo. «Noi abbiamo rivolto un invito ad entrambi gli schieramenti perchè dessero delle risposte alle nostre domande. Da questo punto di vista credo che oggi Rutelli qualcosa l’abbia detto. Certo è prematuro dare un giudizio – ha concluso Billé – prima di aver sentito anche Silvio Berlusconi».