Rutelli: è il fallimento dell’uomo dei miracoli

30/09/2003

30 Settembre 2003

Rutelli: è il fallimento dell’uomo dei miracoli
Letta: «Così si svia l’attenzione dal blackout». Polemica aperta sull’uso dei tre canali Rai da parte del premier

ROMA
Prima ancora di andare in onda, il messaggio di Silvio Berlusconi a reti unificate Rai ha sollevato un vespaio di polemiche. A cominciare dal presidente della Rai Lucia Annunziata che ha lamentato di non essere stata informata dell’iniziativa di Palazzo Chigi: «Spiace dover rilevare che né io né il presidente della Commissione parlamentare, Claudio Petruccioli, siamo stati informati della richiesta della presidenza del Consiglio».
Una conferma che è arrivata anche dallo stesso Petruccioli, il quale ha fatto riferimento alla legge 103 del 1975 che prevede l’obbligo della comunicazione preventiva alla concessionaria pubblica, l’unica abilitata a trasmettere questo genere di messaggi (mentre, per esigenze «gravi ed eccezionali», la legge prevede poi che le amministrazioni pubbliche possano chiedere anche ai concessionari privati, o alla concessionaria pubblica, la trasmissione gratuita di «brevi comunicati»). Insomma, si è subito gridato al «pericoloso precedente», all’«abuso», e all’«occupazione selvaggia della Rai, come ha denunciato il segretario della Fnsi Paolo Serventi Longhi. Ma immediata è arrivata una precisazione da Palazzo Chigi: solo in casi di gravi e urgenti necessità la richiesta del Presidente del Consiglio deve essere comunicata alla commissione parlamentare. In ogni caso, il presidente della commissione Vigilanza Rai era stato informato dal sottosegretario Paolo Bonaiuti per motivi di «cortesia istituzionale».
Ma tutto questo era solo l’assaggio delle polemiche che sarebbero piovute sul discorso di Berlusconi. Polemiche dall’opposizione tutte improntate ad un giudizio: il premier ha mentito agli italiani su tutta la linea per nascondere il suo insuccesso. Ecco, afferma Francesco Rutelli, «l’uomo delle promesse miracolose ha fallito. L’uomo che aveva firmato su una scrivania il sogno di pensioni migliori per tutti comincia a fare i conti con la dura realtà. Ma i conti più severi glieli presenteranno gli italiani – aggiunge il leader della Margherita – che non vedono sviluppo economico, né equità sociale, ma soltanto il declino del paese e leggi nell’interesse di pochi». Poi c’è un’altro aspetto che evidenziano i Ds: si apre un grave conflitto nel Paese, sostiene Pierluigi Bersani che per la Quercia segue la politica economica. Infatti, «mentre si annuncia l’apertura di un confronto con le forze sociali, Berlusconi va in tv ad illustrare una decisione già presa».
La verità è, ha commentato Enrico Letta della Margherita, che Berlusconi ha cercato di coprire il disastro del blackout elettrico. Un modo «per sviare l’attenzione dei media e degli italiani dalle responsabilità di quanto accaduto nella notte di sabato e domenica». Per quanto riguarda il merito, poi, il premier avrebbe presentato «una riforma che riforma non è: se la situazione dei conti previdenziali è così drammatica come dice, un semplice rinvio del problema alla prossima legislatura, non solo non sarà risolutivo, ma spingerà molti italiani ad una fuga anticipata verso la pensione». Ancora più «grottesca», secondo Letta, è stata «la menzogna sul fatto che questa sia la prima riforma in tal senso: le riforme della previdenza in Italia si chiamano “riforma Amato”, “riforma Dini” e “riforma Prodi”».
Molto duro il commento del segretario del Pdci Oliviero Diliberto per il quale abbiamo assistito ad «una colossale vergogna, ad un enorme cumulo di bugie». Non ha risparmiato critiche nemmeno Clemente Mastella. Il leader dell’Udeur considera il discorso di Berlusconi «generico e populista». Tra l’altro «è grave che, di fronte alla secca bocciatura dei sindacati, invece di insistere nel cercare un possibile terreno di confronto, salti l’ostacolo con un messaggio che nei fatti tradisce le sue promesse elettorali».
Berlusconi è stato invece difeso dalla maggioranza, anche da An che, con il portavoce Mario Landolfi, giudica il suo discorso onesto e coraggioso. Il fatto è, ha affermato Renato Schifani, che «la verità fa male: ogni italiano ha potuto toccare con mano la realtà, prima che questa venisse stravolta dalla solita gazzarra della sinistra».