Rotture Sindacali: vecchie divisioni, nuovi intrighi

18/05/2006
    18 maggio 2006 – ANNOXLIV N.20

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      RETROSCENA – Cosa cambier� con il centrosinistra al potere

      Rotture Sindacali.
      Vecchie divisioni, nuovi intrighi

      Governo amico, due ex ai vertici: Marini al Senato e Bertinotti alla Camera. Il clima � favorevole per la triplice. Eppure Cgil, Cisl e Uil litigano su quasi tutto. Anche se, in segreto, cercano un accordo.

        di Daniele Martini

          Sindacati e governo di centrosinistra atto secondo. Nel 2001 fin� male, con l’esecutivo di Giuliano Amato sfibrato e avviato come un vitello al mattatoio elettorale, mentre la Cisl e la Cgil e in parte la Uil si guardavano in cagnesco. La prima gelosa della corsia privilegiata riservata alla Cgil nell’ambito della concertazione dai ministri diessini del Lavoro Antonio Bassolino e Cesare Salvi. E la Cgil a sua volta contrariata dal movimentismo .. della Cisl proiettato prima verso la ricerca di un asse diretto con il presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.E poi, fallito questo approccio, orientato all’attacco con una serie di scioperi a ripetizione fino alla grande manifestazione del dicembre 1999 al Palaeur di Roma. Questa volta come andr�?

            I rischi per le organizzazioni dei lavoratori non mancano, cos� come al loro interno notevoli sono i punti di divisione, polemica e attrito. �Il pericolo pi� serio � che i sindacati si appiattiscano sul governo; in un paio d’anni gli iscritti ci volterebbero le spalle senza piet� ripete in ogni occasione il leader della Uil, Luigi Angeletti. Per quanto riguarda gli elementi di divisione, invece, nell’elenco aggiornato spiccano tre temi connessi tra loro, uno relativamente nuovo e due ormai stagionati. Il primo � la legge Biagi, cio� la controversa faccenda della flessibilit� e della precariet�. Il secondo tema va sotto il nome di riforma della contrattazione; il terzo � una storia tutta interna alle organizzazioni sindacali conosciuta con il titolo di �questione della rappresentanza�.

              Rispetto a cinque anni fa il quadro di insieme politico-sindacale presenta alcune novit�, la pi� vistosa delle quali si potrebbe definire lo sdoganamento istituzionale degli ex sindacalisti, destinati finora a vita grama nell’arena della politica. Per la prima volta due ex leader sindacali occupano contemporaneamente la seconda e la terza carica istituzionale della Repubblica. Franco Marini, leader storico della Cisl, � diventato presidente del Senato; Fausto Bertinotti, dirigente Cgil del Piemonte ai tempi della famosa e aspra vertenza Fiat del 1980, � stato eletto presidente della Camera.

                Pur avendo ufficialmente reciso da tempo il cordone con il sindacalismo, entrambi restano, per�, �Grandi vecchi� di quell’ambiente, ascoltati e spesso in grado di orientare le scelte. Nella Cgil l’ala bertinottiana che si chiamava Essere sindacato formalmente si � dissolta e il suo leader storico, Giampaolo Patta, � stato inviato in Veneto, mentre Betty Leone, altra leader della corrrente, pur rimanendo in quell’area, si � avvicinata parecchio a Guglielmo Epifani dopo aver assunto la guida dell’organizzazione dei pensionati. Il gruppo massimalista degli ultrasinistri, per�, non � scomparso nel nulla, anzi, si sta rafforzando. Favorito dall’affermazione elettorale di Rifondazione comunista, � molto attivo e rappresenta una spina nel fianco dell’area riformista proprio nel momento in cui il sindacato della sinistra da cartello del �no� sta ragionando su una nuova strategia.

                  I leader di riferimento dell’ala estrema oggi sono Gianni Rinaldini e Giorgio Cremaschi, rispettivamente segretario generale e segretario nazionale della Fiom (metalmeccanici). Entrambi sono fuori dalla segreteria generale Cgil, ma il primo, ds tendenza ex Correntone, ora potrebbe entrarci, mentre il secondo, militante di Rifondazione comunista anche se polemico con Bertinotti all’ultimo congresso del partito, punta a diventare il numero uno della Fiom.

                    L’influenza di Marini sulla Cisl, invece, si � dispiegata per intero proprio di recente, in occasione dell’elezione del nuovo segretario, Raffaele Bonanni, abruzzese originario di Bomba, lo stesso paese di Giuseppe Ciarrapico, ma cresciuto sindacalmente in Sicilia sotto l’ala di un altro padre nobile cislino: Sergio D’Antoni. Dietro un velo di apparente unanimismo la scelta del nuovo leader � risultata, di fatto, la consumazione della vendetta postuma su Savino Pezzotta dello stesso Marini in combutta con D’Antoni. Entrambi non amavano il leader uscente per il quale alla fine del 2000 avevano pensato un incarico minore, la guida del patronato Inas, preferendo per la segreteria generale il siciliano Luigi Cocilovo, bruciato per� in dirittura d’arrivo da una storia isolana di tangenti poi rivelatasi inconsistente. Marini-D’Antoni-Cocilovo subirono Pezzotta convinti che avrebbe corso poco o avrebbe opposto il gran rifiuto come Celestino V.

                    Il sindacalista bresciano, invece, � durato pi� di 5 anni e ha lasciato il segno, anche se al congresso dell’organizzazione, nel luglio 2005, mariniani e dantoniani lo misero di fronte all’aut aut: ti eleggiamo solo se tu ti impegni a lasciare tra un anno. L’anno non � ancora passato, ma Pezzotta se n’� dovuto andare e, dopo aver rifiutato un seggio sicuro al Senato con la Margherita, ora va ripetendo ai suoi fedelissimi che in futuro si occuper� solo di Africa. Anche se, prima di salutare, ha innescato una bomba a orologeria sotto la poltrona del successore con la nomina di Pierpaolo Baretta a segretario generale aggiunto in qualit� di rappresentante della sinistra interna. Inutile dire che Baretta e Bonanni si sentono due galli in un pollaio tanto che secondo molti prima o poi si azzufferanno.

                    Alla prima uscita da segretario Bonanni ha marcato la distanza da Pezzotta prendendosela con la Cgil con toni cos� virulenti da lasciare interdetti Epifani e i suoi. Il nuovo leader Cisl, del resto, � assai poco amato dai cugini-rivali Cgil i quali gli rimproverano la circostanza di essere il coautore con Marco Biagi di quel Libro bianco preso a base per la redazione della famosa legge 30 sulla flessibilit�.

                      In campagna elettorale la Cgil aveva detto e ripetuto che quella legge bisognava cancellarla, ma passate le elezioni Epifani ci sta ripensando anche se rischia di entrare in rotta di collisione con i bertinottiani. Il segretario del sindacato di sinistra ora dice che la soppressione tout court sarebbe un errore, meglio una riscrittura del testo, e cos� facendo si avvicina alla posizione della Cisl.La marcia diplomatica di composizione delle varie linee � cominciata gi� da qualche giorno in una sede neutra, il Palazzo Lubin del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro) all’interno del parco di Villa Borghese a Roma. Qui si sono gi� incontrati varie volte i capi degli uffici studi sindacali alla ricerca prima di un chiarimento complessivo e poi di un’eventuale strada comune. L’idea di fondo � quella di passare dalla flessibilit� alla �flexsecurity�, sul modello dei paesi nordici, con tipi di contratto in cui l’elasticit� nell’utilizzo del lavoro sia accompagnata da un sistema di ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione alla previdenza. Il punto dolente sono i soldi, cio� come finanziare l’allargamento e la riforma del welfare.

                        L’idea della flexsecurity si lega all’altro tema che divide i sindacati, cio� la riforma della contrattazione. Finora la Cgil ha difeso a spada tratta i contratti nazionali mettendo in secondo piano quelli aziendali e territoriali; la Cisl, invece, vorrebbe valorizzare i contratti azienda per azienda e magari distretto per distretto a vantaggio soprattutto delle nuove figure di lavoratori flessibili.Stabilire con un voto chi dei due sindacati abbia ragione � praticamente impossibile anche perch� al di l� dei numeri pi� o meno ufficiali sugli iscritti forniti dai sindacati (vedere tabella a pagina 153) nessuno ha mai potuto pesare davvero la rappresentativit� delle organizzazioni. La Cgil da tempo vorrebbe una legge che disciplinasse la materia, ma la Cisl si oppone.

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                          Potrebbe essere Sergio Santini il terzo incomodo nella competizione tra il segretario della Cisl, Bonanni, e l’�aggiunto� Baretta. Santini viene considerato un uomo forte della nuova stagione cislina conRenzo Bellini e Anna Maria Furlan, esponente della generazione sindacale di mezzo.

                          Appartengono alla stessa generazione anche i tre emergenti della Uil, i segretari di Sicilia, Abruzzo, Campania, Claudio Barone, Roberto Campo e Anna Rea.

                          Nella Cgil gli emergenti sono almeno quattro: Laura Spezia, ex dipendente della Fiat Mirafiori simpatizzante di Rinaldini, appena entrata nella segreteria Fiom; Valeria Fedeli, riformista segretaria dei tessili; e i due candidati per la nuova segreteria confederale: Franco Martini, segretario degli edili, e Ivano Corraini, dirigente commercio, turismo e servizi