Romano nella tana Cgil: alleata o controparte?

23/06/2005
    giovedì 23 giugno 2003

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        INCONTRO CON EPIFANI

          Romano nella tana Cgil: alleata o controparte?

            ROMA – Ieri sera a cena nel Vicentino con Luciano Benetton, oggi a Serravalle Pistoiese per il primo faccia a faccia con il leader della Cgil. Romano Prodi, infaticabile maratoneta del verbo ulivista, e Guglielmo Epifani, segretario riformista del più grande sindacato italiano, si troveranno a discutere soprattutto del programma economico per rilanciare il Paese. L’anno scorso, seduto sul ventoso palcoscenico dietro la rocca medioevale, c’era Luca Cordero di Montezemolo fresco presidente di Confindustria. Di applausi ce ne furono molti, quello più forte proprio quando Montezemolo si disse deluso per la mancanza progettuale del centrosinistra.

            Oggi, un anno dopo, Prodi è chiamato a colmare quella lacuna. Il Professore, parlando agli imprenditori vicentini, ha già dato un assaggio: «Se non c’è la ripresa produttiva, non c’è niente da fare nemmeno per il bilancio pubblico, nè per la protezione sociale, per il welfare, per niente».

            E allora come? Lo sintetizza il suo braccio destro Ricardo Franco Levi leggendo in chiave più concreta gli «indizi» presenti nel manifesto di Creta del 2 giugno scorso. «Bisognerà ridurre il costo del lavoro agendo sul cuneo fiscale e contributivo», spiega, «aumentando così i salari per far riprendere i consumi, occorrerà difendere i nuovi poveri ma è chiaro che risanamento e sviluppo non potranno essere due momenti distinti».

            E poi «decisioni radicali», ha chiesto Prodi, per far riprendere il sistema produttivo che è come un «meccano che deve essere smontato e rimontato pezzo per pezzo». Alla fine, ma questo Prodi lo aveva già detto alla riunione della Margherita svoltasi al Lingotto lo scorso gennaio, l’Italia dovrà tornare ad avere una industria manifatturiera «pesante e importante». Turismo e servizi sì ma non solo quelli, anche fabbriche, ciminiere e operai.

            Musica per le orecchie di Epifani che da tempo, almeno dal giugno dell’anno scorso, all’indomani della vittoria del centrosinistra alle Europee, invitava Prodi a fare un «salto di qualità» e a lavorare sul programma. Da allora molte cose sono accadute. Come l’invio in ottobre di una lettera-programma a Romano Prodi da parte della Cgil, sintesi di un paio d’anni di lavoro degli economisti della Fondazione Di Vittorio.

            Prodi ha capito, incassato e rielaborato. «Sul programma economico oggi non vedo punti di divergenza con noi», ammette Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil, «anche dai primi input che arrivano dalla Fabbrica bolognese di Prodi». Non così per il convegno di Frascati voluto da Francesco Rutelli: da lì sono uscite posizioni troppo di centro che la Cgil non ha gradito.

              In attesa di come oggi Prodi metabolizzerà concetti scomodi come la patrimoniale, cavallo di battaglia di Bertinotti e di pezzi della Cgil, l’abbraccio tra il sindacato e il futuro candidato al governo prevede un passaggio quanto meno imbarazzante. È quello delle primarie che Epifani ha sempre giudicato «inevitabile purché con regole certe». Aiuterà il Professore il popolo della Cgil con i suoi 4,5 milioni di iscritti che, elettoralmente, valgono almeno il doppio?

              Giulio Santagata, uomo chiave dell’apparato organizzativo del Professore, la mette così: «Questo faccia a faccia è un buon allenamento in vista della futura concertazione ma è chiaro che il sindacato sarà una controparte di Prodi». Franco Levi riconosce che la Cgil è un «attore importante» ma l’accostamento con le primarie è quantomeno «incongruo».

              Sarà, ma per il Professore vincere le primarie con il pieno dei voti una certa valenza ce l’ha. E le truppe sindacali una mano gliela possono dare, eccome.

              Roberto Bagnoli