Roma:«I negozi-fantasma ci rubano 400 miliardi»

18/04/2001

Corriere della Sera
«I negozi-fantasma ci rubano 400 miliardi»

I commercianti a Mosino: fermi la piaga degli ambulanti. Il commissario: tocca alle forze dell’ordine

      Esasperati dagli ambulanti, stanchi di una concorrenza sleale. Così i commercianti di via del Corso hanno deciso di passare al contrattacco: invece di vendere la loro merce regolarmente nei negozi, vogliono anch’essi piazzare dei banchetti sul marciapiede. «Siamo più che decisi – afferma Daniele Bentura, due negozi di abbigliamento ed accessori fra piazza Colonna e piazza Venezia – Perchè negli ultimi tempi i tavolini degli ambulanti si sono moltiplicati a dismisura. Ormai siamo circondati da persone che vendono sciarpe, collane, occhiali simili ai nostri ed a prezzi «quasi» normali. Solo che noi dobbiamo pagare anche 5 commesse regolarmente iscritte, l’affitto e le tasse». Insomma, gli abusivi mettono a rischio non solo il fatturato dei negozi, ma anche centinaia di posti di lavoro regolari. «Fino a poco tempo fa questi ambulanti non c’erano – prosegue Bentura – l’anno scorso ne è arrivato uno, adesso sono in quattro. Ma c’è qualcuno che ha dato queste licenze? Se le cose non cambiano e presto, uno di questi giorni i tavolini sul marciapiede li mettiamo noi direttamente».
      Delibere, denunce, piani dell’ambulantato, ordinanze, promesse di regole, interventi sul decoro urbano… È stato un susseguirsi di parole e di scritti. Fatti? Zero, sostengono i negozianti. La piaga dei venditori ambulanti – abusivi, oppure dotati di una licenza per muoversi in continuazione – negli ultimi tempi è triplicata. Banchetti e tavolini hanno fatto la loro apparizione, oltre che lungo il Corso, in via dei Cestari all’angolo con via della Pigna, nella splendida e appena restaurata piazza della Minerva, per proseguire indisturbati lungo l’asse pedonale fra Fontana di Trevi e il Pantheon, in via dei Pastini e via della Maddalena, in via dei Giubbonari e perfino in piazza Benedetto Cairoli.
      «L’abusivismo è dilagante – ribadisce Roberto Polidori, presidente di Federabbigliamento – Un mese fa abbiamo inviato una lettera al commissario straordinario Enzo Mosino, siamo ancora in attesa di risposta. Questo delle merci contraffatte è un giro di affari da 4.000 miliardi l’anno in Italia, dei quali oltre 400 a Roma. Soldi sottratti al commercio regolare. Ma è solo la punta dell’iceberg: se non si colpiscono le centrali il fenomeno continuerà a proliferare». E aggiunge: «Oggi chiediamo a Mosino, e domani al nuovo sindaco, di affrontare il problema nella sua vastità e drammaticità: è una questione di decoro urbano, ma è anche di rilevante importanza economica».

      A chi chiede se non siano state concesse nuove licenze agli ambulanti, risponde Letizia Cicconi, dei Ds, vicepresidente della Commissione commercio della I circoscrizione: «Ma non scherziamo, è solo un problema di controllo e di repressione. Sull’abusivismo si chiudono troppi occhi. Ho fatto un piccolo giro: in via Nazionale ho contato 11 bancarelle che non ci dovrebbero essere. E perfino alcune soste regolari sono pericolose, come in piazza Vittorio all’uscita della metropolitana. Sono io stessa furibonda, perchè il fenomeno è in crescita».
      Il commissario straordinario Enzo Mosino ripete che la lotta agli ambulanti non in regola «è nei compiti d’istituto delle forze dell’ordine». E aggiunge: «Bisogna intervenire in modo costante, se è necessario me ne tornerò ad occupare». Un’ordinanza dell’ottobre 1999 ribadisce infatti che «è vietato l’esercizio del commercio svolto in forma itinerante nelle strade del Tridente, in via del Corso, largo Cairoli…». Quanto ai controlli, «ne facciamo migliaia e tante contravvenzioni da due milioni minimo ogni giorno – afferma il comandante dei vigili del I gruppo, Giovanni Catanzaro – A volte sequestriamo anche la merce. Ma è tutto inutile: è gente senza fissa dimora, trovare la loro abitazione è impossibile, le multe le collezioniamo e basta. Bisogna rimettere a punto un piano generale per l’ambulantato nel centro storico».
Lilli Garrone


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