Roma. Turismo in crisi, quattrocento licenziati

19/11/2001

Cronaca di Roma





Arriva l’effetto dell’attentato di New York. La proposta del settore: contratti di solidarietà o riduzione dell’orario

Turismo in crisi, quattrocento licenziati


Le agenzie di viaggio cominciano a «tagliare». Altri 1.500 posti di lavoro a rischio

      Quattrocento licenziamenti nelle agenzie di viaggio. Millecinquecento contratti stagionali non rinnovati negli alberghi, mentre anche per gli impiegati stabili nelle strutture alberghiere da gennaio si annunciano tempi foschi: altri 1.500 licenziamenti nella migliore delle ipotesi, 4.000 nella peggiore. Il contraccolpo della crisi del turismo, dopo l’attentato dell’11 settembre a New York è arrivato nella Capitale. Gli americani non prenotano più, i romani non partono. «Ci sono 400 esuberi nelle agenzie di viaggio – spiega Stefano Bianchi, il segretario romano della Camera del lavoro – tutti impiegati addetti alla biglietteria e ai rapporti con la clientela. Le lettere di licenziamento stanno per partire. La situazione è talmente preoccupante che sarà uno dei primi argomenti che affronteremo con il sindaco Veltroni il 23 novembre, quando in Campidoglio firmeremo il "Patto per lo sviluppo". Ne abbiamo già parlato anche con il vicesindaco Enrico Gasbarra, ma aspettiamo ancora una risposta». Secondo i sindacati confederali la crisi del turismo, per i dipendenti delle agenzie di viaggio in particolare, arriva in un momento di difficoltà per le imprese laziali, «mentre – aggiunge Stefano Bianchi – in Senato è stato bocciato un emendamento sulla proroga della cassa integrazione straordinaria per le aziende con meno di 50 dipendenti. Così siamo anche senza ammortizzatori sociali, e quindi queste persone possono restare in mezzo alla strada».
      «La crisi c’è, è vero – aggiunge Massimo Bettoja, il presidente dell’Urart, Unione regionale delle attività turistiche -. Abbiamo cercato di non pubblicizzarla, ma è inutile negare l’evidenza. Negli alberghi finora non sono stati rinnovati 1.500 contratti stagionali. Ma a gennaio, finite ferie e recuperi, anche qui si dovrà ricorrere ai licenziamenti. Secondo calcoli sommari, 1.500 nel migliore dei casi, 2.500 nel peggiore. Ma si potrebbe arrivare a 4.000 se la crisi dovesse proseguire per molti mesi». Soluzioni? «Ne discuteremo con i sindacati – dice Massimo Bettoja -. Noi proponiamo contratti di "solidarietà" o riduzioni dell’orario di lavoro».
      Il vicesindaco Enrico Gasbarra, che nei giorni scorsi è volato a Londra per «reclamizzare» la Capitale, è «preoccupato per l’allarme» in un «settore che non ha mai avuto drenanti sociali». Gasbarra invoca un intervento del governo e pensa «all’utilizzazione dei 250 miliardi dei fondi regionali per la formazione professionale. Potrebbero essere rivolti per la crisi ad una formazione "mirata" nel turismo».
      A tutto questo si aggiunge «la decisione della Valtur – conclude Bianchi – di spostare a Milano parte degli uffici di piazza Esedra. Dalla prossima settimana organizzeremo i picchetti, altre 250 persone rischiano il posto». «Non c’è nessun licenziamento in programma – replica Maria Concetta Patti, amministratore delegato della Valtur -. Noi spostiamo a Milano gli uffici di commercializzazione, il provvedimento di trasferimento riguarda 80 persone. Restiamo saldi a Roma con Valtur Spa che occupa 150 persone, per le quali non è previsto alcun esubero».
Lilli Garrone


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