Roma. “Terrorismo, commercio in crisi”

22/10/2001

21 Ottobre 2001



 

E i negozianti chiedono di restare aperti giovedì e domenica La Confesercenti denuncia un crollo del 25 per cento delle vendite nell’area centrale. Situazione peggiore per i ristoranti
"Terrorismo, commercio in crisi"


ROMANA LIUZZO




«Facciamo restare aperti i negozi il giorno di Ognisanti e la domenica 4 novembre. E’ la prima opportunità turistica per il commercio del centro storico, che dall’11 settembre ha subìto un calo di fatturato pari al 25 per cento». Dopo i dati di recessione su alberghi e ristoranti, adesso a fare i conti con i mancati incassi dovuti alla scarsità di turisti, rispetto all’anno passato, sono i negozi che lavorano nel cosiddetto cuore turistico della città. Il più tutelato, da un certo punto di vista, ma anche il più bisognoso della «linfa vitale» dei visitatori stranieri.
A lanciare la proposta di una maggiore libertà di apertura nei festivi del ponte di Tutti i Santi, è il presidente della commissione commercio Roberto Alagna, che nei giorni scorsi ha avuto una lunga riunione con l’associazione oltranzista Quelli della Domenica, capitanata da Gianni Riposati. «L’apertura dei negozi spiega Alagna al di là dell’opportunità per i commercianti, sarebbe un segnale politico forte: combattiamo la crisi con l’offerta di un servizio. Perché i turisti che vengono a Roma nonostante le mille paure legate al viaggio, hanno diritto a non trovarsi di fronte ad una distesa di saracinesche chiuse». La delibera, dei mesi scorsi, però prevede che i negozi restino chiusi proprio il primo e il quattro novembre e, se andiamo avanti con il calendario, anche il 15 agosto. «Tutto si può discutere fa sapere in serata l’assessore al commercio Daniela Valentini ma tutta questa crisi non c’è. Il commercio romano ha tutta una serie di margini, non è un settore che può entrare in crisi dall’oggi al domani, anche se è vero che è strettamente legato al turismo. Stiamo studiando una serie di strategie per il rilancio e il consolidamento di quello che è uno dei pilastri dell’economia romana. C’è solo bisogno di impulsi». Secondo Daniela Valentini, inoltre, «proprio in questi giorni un’apposita commissione sta studiando il piano di sviluppo del centro storico. Si deciderà così quanti negozi e che tipo di negozi possono ancora aprire in quell’area, qual è il giusto equilibrio tra "botteghe" e ristoranti. E anche una serie di iniziative e promozioni legate allo shopping». Tra breve inoltre, con l’operatività della Bersani, Roma sarà considerata a tutti gli effetti città d’arte. E dunque svincolata da regole rigide e orari. In base alle zone che saranno prefissate.
Intanto se dal Campidoglio minimizzano, a snocciolare dati tutt’altro che rassicuranti, ieri pomeriggio, è stato invece il leader della Confesercenti Antonio Nori che parla di «un calo verticale nelle vendite del settore dell’abbigliamento, anche dovuto al caldo che ancora tiene. Le cose dovrebbero migliorare con l’arrivo della stagione fredda». «Per quanto riguarda ristoranti e bar delle zone centrali prosegue Nori quelle cioè frequentate da americani (che non ci sono) la crisi supera il 25 per cento. Cosa che non accade per i locali nei dintorni della stazione, che anzi segnalano un aumento di clienti». La ricetta di Antonio Nori per ridare impulso commerciale al centro storico, di certo farà inorridire gli ambientalisti e anche i residenti: «Non ci sono palliativi. L’unica soluzione è quella di eliminare i varchi. Le macchine devono entrare liberamente, perché la gente che ha paura di viaggiare in aereo arriva da noi proprio in macchina». E la provocazione del leader dell’associazione di categoria che conta ventimila iscritti non finisce qui. Secondo Nori «va rivisto completamente il piano pullman. Almeno fino a marzo vanno fatti entrare liberamente in centro storico, proprio per agevolare il turismo». E intanto è già battaglia sulle prossime aperture nei giorni festivi.