Roma. Planet Hollywood, sit-in con le pentole

04/10/2002


Venerdì 4 Ottobre 2002

Stipendi a rate, pochi clienti e una proprietà misteriosa: così muore un tempio della musica e dell’oggettistica
Planet Hollywood, sit-in con le pentole
Dipendenti in sciopero, e la crisi diventa un giallo internazionale

di FABRIZIO VENTURINI

Doveva diventare tempio internazionale del divertimento, della cultura, del cinema, della musica, dell’oggettistica alla moda, del consumismo intelligente. Da tre giorni ormai a “Planet Hollywood" a via del Tritone non si diverte nessuno. E per i 39 giovani dipendenti che hanno fatto ieri «mezza giornata di sciopero per protestare con una proprietà misteriosa che da mesi non si fa più sentire», pestando con i cucchiai sulle pentole, la fiducia nel rilancio del locale si assottiglia di giorno in giorno. Gli addetti ai lavori spiegano che da molto prima del terribile 11 settembre 2001 (addirittura anni prima) le frequentazioni dei turisti americani non erano affatto assidue come l’immagine del locale lasciava invece sperare all’epoca della solenne apertura cinque anni fa. Anche l’allora sindaco Rutelli accorse in via del Tritone chiusa al traffico per manifestare i suoi buoni auspici a un’iniziativa che prometteva di sprovincializzare il settore dei pubblici esercizi in una città ancora impermeabile a quel genere di locali e di investimenti. Non è andata così. Dietro le porte di vetro del locale presidiato da ragazzi che non avranno più divise nuove per cambiarsi quelle che indossano da anni si parla apertamente di crisi, di tracollo, di fallimento. «Tra pochi giorni, si faranno sentire i creditori, banche e fornitori. Saranno dolori».
Ripetendo quanto “sentito dire" su partecipazioni del principe saudita miliardario Al Walid nella società inglese (Kingdom Holding 2BV) alla quale forse fa capo la “Planet Hollywood Italia" – che secondo i sindacati e il personale sarebbe sub-affittuaria delle mura e sub-concessionaria delle licenze – gli scioperanti affidano le loro speranza a una evanescente e misteriosa figura di multimiliardario arabo del quale sanno ben poco. Molti di loro, che a via del Tritone chiedono almeno un pizzico di solidarietà umana e d’attenzione mediatica per il loro piccolo-grande dramma professionale, ricordano ad alta voce i ritagli dei giornali che indicavano Arnold Schwarzenegger e Sylvester Stallone tra i proprietari del gruppo “Planet Hollywood". Macchè: nessuno s’è fatto vivo da Hollywood, da Riad, da Londra per 39 ragazzi che rischiano di perdere il posto.
«Tra le montagne di dollari evocate, ma mai pervenute in forma di investimenti qui dentro, tra mondi di celluloide ed universi petroliferi, tra attori, sceicchi, finanzieri ed emiri – polemizza il sindacalista Fabrizio Tola, della Cgil Filcams – non si capisce più niente. Non riusciamo a parlare con l’amministratore delegato. E la proprietà s’è volatilizzata». Si allungano dunque le ombre di un giallo finanziario internazionale alla Grisham o alla Ludlum sul locale autorizzato dal Comune, a suo tempo, con procedure speciali. Questa in sintesi la situazione: «39 dipendenti ottengono gli stipendi a rate (prelevandoli dall’incasso) in ritardo di una mensilità – afferma Tola – mentre una proprietà mai identificata chiaramente è sparita».