Roma. Planet Hollywood, il fallimento

05/11/2003

ROMA

mercoledì 5 novembre 2003 

 
Pagina IV
 
 
Planet Hollywood, il fallimento
Via del Tritone, chiude il locale di Stallone, Schwarzy e Willis

Faceva parte di una catena internazionale. Nel ´97, per inaugurarlo, si dovette chiudere piazza Barberini a causa della folla
          SIMONA CASALINI

          Chiuso, fallito, sbarrato. The end. E´ finito in un mare di carte bollate, con i creditori che bussano a porte sbarrate, a proprietà che sembrano essersi dileguate, il Planet Hollywood, dei divi del cinema Usa, il ristorante-piano bar-salotto-market di tee shirt e cappellini griffati-cimeli da film-memorabilia della celluloide al Tritone, per la cui apertura, nel dicembre del ’97, fu addirittura chiusa l´intera piazza Barberini, si formò un eccitato corteo fin dalla Fontana di Trevi, i "paparazzi", sì in questo caso il clima fu proprio da fotografi della Dolce Vita, rovesciarono flash e luci su Silvester Stallone e, più indietro, allora, anche Arnold Schwarzenegger, ora neo-governatore repubblicano della California, col sorriso stampato, i jeans neri, maglietta nera, giubbotto di pelle nera e il logo rosso del "Planet". "Arni", ricordate no?, così chiamavano i colleghi il muscoloso attore-politico, insieme a "Sly" Stallone e Bruce Willis con Demi Moore ne risultavano proprietari, volti mediatici della catena dei Planet, il primo a Roma inaugurato con la pompa di una serata Oscar, il settantaduesimo nel mondo.
          Adesso? Luci spente e modestissimo foglio di carta scritto a penna: «chiuso» appiccicato sulle porte di cristallo e bronzo che, all´interno, invitavano come su un set, un inno alle stelle e strisce che però di fortuna, negli anni, dopo i primi mesi di sovreccitata curiosità, non ne ha mai avuta molta. Già lo scorso anno, di questi stessi tempi, si parlava di crisi e i dipendenti erano scesi in sciopero dopo un anno di stipendi a singhiozzo. Ma la chiusura durò appena un pomeriggio, i circa trenta dipendenti allora credettero alle promesse di rilancio. E sbagliarono.
          Adesso c´è un´istanza di fallimento e ora, sull´avventura gastro-cinematografica, a dirigere le "riprese" anzi, a smistare le richieste di pagamento inevase dei molti creditori, è arrivato un liquidatore nominato dal Tribunale.
          Molto è stata anche la crisi mondiale dopo l´11 settembre, assai meno la separazione della coppia Willis-Moore. I Planet facevano parte di una società con sede in Olanda, la Kingdom Holding, con anche capitali arabi. Ma adesso i responsabili del Planet romano sembrano davvero spariti dietro il sipario, il giudice già una volta ha convocato la proprietà (e non si è presentata), gli stessi sindaci e revisori dei conti della società si sono rivolti al tribunale di Roma. Da lunedì scorso il locale è chiuso in via definitiva, custode giudiziario è il gruppo Cremonini proprietario delle licenze e del contratto di affitto dei locali di proprietà di un ente previdenziale. Ma non si sa nulla del suo futuro, anche se appare assai improbabile una sua riapertura sempre sotto l´egida del club a stelle e a strisce.
          Interviene Fabrizio Tola, segretario generale Filcams Cgil di Roma Centro, che da anni segue l´altalenante "pratica" Planet: «Da mesi quell´azienda non aveva più un punto di riferimento, la Kingdom Holding sembra essersi sciolta nel nulla. E al Planet Hollywood lavorano 26 dipendenti che ora non sanno nulla del proprio futuro». Cosa succederà ora del locale? Per ora la situazione giuridica è troppo ingarbugliata per trovare una via d´uscita, un verosimile progetto di riapertura. Tola un suo auspicio lo lancia: «Lì dovrà rimanere un´attività di ristorazione che assorba i dipendenti ex Planet. Il gruppo Cremonini ancora non ha deciso cosa fare ma di certo può garantire l´apertura di un nuovo locale che chiuda i suoi conti in buon attivo». Anche senza i faccioni hollywoodiani.