Roma. Nonnina terribile contro le colf

15/07/2002

14 luglio 2002
Cronaca di Roma



Casal del Marmo, la donna aveva accusato di furto due straniere: «Giuro, è tutto vero». Ma per la polizia ha inventato tutto

Nonnina terribile contro le colf


Anziana denunciata: «Minacciava e licenziava le domestiche». Aveva una pistola e due lanciarazzi

      Gli sportelli della libreria sono rimasti aperti e gli oggetti accatastati su un tavolino e sparsi sul pavimento. Due televisori, un cigno bianco in ceramica, una macchina fotografica anni Venti, le immagini di una «Topolino», la sua prima auto. «Povera me, adesso sono diventata io la colpevole! Ma io non ho nulla contro le colf, è che mi hanno sempre derubato». Maria Buccioni sospira e scuote la testa color platino, indomita a 81 anni, un accento fiorentino («Sono nata a piazza Duomo») che neppure il quarto di secolo trascorso a Roma ha scalfito. Il disordine nel salotto di casa, uno spazioso appartamento in via Carugate, a Casal del Marmo, l’hanno fatto gli agenti del commissariato Primavalle, diretto da Antonio Di Petrillo. Venerdì sera Maria ha subito una perquisizione in piena regola («Come se fossi una delinquente») e il sequestro di una pistola calibro 6.35 con la matricola abrasa, due lanciarazzi senza tappo rosso e una scacciacani.
      La polizia ha denunciato l’anziana signora per detenzione d’armi, ma anche per calunnia e simulazione di reato. «Mi hanno detto di prendermi un avvocato», racconta la pensionata, vedova di un medico e senza figli. Secondo gli investigatori Maria avrebbe inventato le accuse di aggressione, sequestro e furto che, nello scorso fine settimana, hanno fatto rischiare il carcere alla cameriera cingalese. L’anziana signora insiste: «Ecco la denuncia, è tutto vero». La padrona di casa aveva dichiarato che Teresa, assunta da un mese, con una scusa l’aveva convinta a spostarsi dal salotto alla camera da letto per chiuderla dentro. Lei aveva tentato di reagire, ma l’immigrata l’aveva afferrata per i polsi e l’aveva scaraventata dentro a forza. Lo scopo, impossessarsi di 750 euro assieme al fidanzato, suo connazionale.
      «Sono stati loro a nascondere le armi a casa mia – giura Maria -. Nè io nè mio marito abbiamo mai avuto una pistola. Nella libreria c’era soltanto la scacciacani, era dell’uomo con cui ho vissuto dopo che sono rimasta vedova». Inutile spiegare che, secondo la polizia, i 750 euro erano lo stipendio della colf. «E allora mi sarei sequestrata da sola? E perchè? Sono una persona affidabile, mio marito è stato primario a Narni e a Soriano del Cimino, in 25 anni non ho mai avuto problemi con i vicini».
      Gli agenti si sono insospettiti quando, venerdì sera, hanno ricevuto una telefonata identica a quella di domenica scorsa: «Correte, la mia cameriera indiana mi ha trascinato in camera da letto e mi ha chiuso dentro». «Erano le dieci di sera – racconta adesso Maria – quando la colf mi ha chiesto il sapone. "Che ci fai a quest’ora?", ho domandato. E lei: "Voglio fare il bagno". A questo punto, all’improvviso, mi ha afferrato per i polsi e mi ha gettato in camera. Poi ha chiuso a chiave. Per fortuna ho il telefono sul comodino, così ho potuto chiamare la polizia. Loro però non sono venuti subito, mi dicevano: "Signora, stia calma"».
      Secondo gli investigatori è Maria a costituire un pericolo per le colf e non viceversa: sembra che abbia usato la pistola per minacciarle, che le abbia spaventate allo scopo di licenziarle. Lei nega («Tutte calunnie»), ma alcuni vicini non sono affatto sorpresi. «In un anno – osservano – ha cambiato cinque cameriere».
Lavinia Di Gianvito